Venezia 2025, Paolo Sorrentino con La Grazia: “Volevo rappresentare come dovrebbe essere un politico”

Nel film d'apertura, Toni Servillo interpreta Mariano De Santis, un immaginario presidente della Repubblica Italiana alle prese con una delle decisioni più delicate della sua carriera

Paolo Sorrentino torna alla Mostra del Cinema di Venezia con il suo ultimo film La Grazia, aprendo ufficialmente l’edizione 2025 della kermesse. Per il decimo lungometraggio del regista napoletano, la settima collaborazione con Toni Servillo, Sorrentino ha scelto ancora una volta il suo attore-feticcio per interpretare Mariano De Santis, un immaginario presidente della Repubblica Italiana alle prese con una delle decisioni più delicate della sua carriera: approvare o meno una legge sull’eutanasia in un Paese profondamente cattolico.

Ne La Grazia, De Santis si confronta anche con altri dilemmi etici e legali, tra cui il perdono di un uomo accusato di omicidio. Nonostante le difficoltà, il personaggio di Servillo resta un uomo di grande integrità, con un lato umano che emerge anche nei piccoli gesti quotidiani, come il vizio di una sigaretta aspirata profondamente dal suo unico polmone. Il presidente sviluppa inoltre un inaspettato rapporto con Guè, il noto rapper italiano che compare nel film.

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In un’intervista durante la presentazione del film a Venezia, Paolo Sorrentino ha spiegato la genesi del progetto, sottolineando come, dopo aver raccontato in passato figure politiche controverse come Giulio Andreotti e Silvio Berlusconi, questa volta sentisse l’urgenza di rappresentare un esempio positivo di leadership: “Ogni giorno leggiamo notizie di decisioni politiche dettate dall’impulso o dalla dimostrazione di forza, a volte basate su idee distorte. Con questo film volevo mostrare come dovrebbe essere un politico”.

La storia, ha rivelato Sorrentino, è nata da un fatto di cronaca che lo colpì anni fa: il presidente Sergio Mattarella aveva concesso la grazia a un uomo che aveva ucciso la moglie malata di Alzheimer. “Mi sono chiesto cosa significhi per un individuo – l’unico che può esercitare questo potere, non solo in Italia ma anche in altri Paesi – rimuginare su un dilemma così estremo. Mi è sembrata una questione morale straordinaria, soprattutto perché il protagonista è un cattolico che crede nella sacralità della vita”.

Da qui, Sorrentino ha costruito un intreccio che intreccia l’eutanasia con altre scelte morali, sottolineando come i film che più lo affascinano siano quelli in cui il racconto nasce da dilemmi etici. Come ha ricordato, “I migliori esempi sono i film di Kieslowski, come Il Decalogo, dove ogni vicenda ruota attorno a un dilemma morale, e questo è ciò che rende la storia davvero avvincente”. E sul fatto se il suo film possa o meno riaprire il delicato dialogo sul fine vita, il regista dice solamente: “Me lo auguro”.

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