Valentina Pellitteri e il caso del film fantasma: perché la Marina Militare ha bloccato This is Italian Warship?

Una vicenda iniziata nel 2014 e che, a oggi, non è ancora finita. Vedremo mai il film di Valentina Pellitteri?

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Perché non abbiamo ancora visto This is Italian Warship, il documentario di Valentina Pellitteri?

Valentina Pellitteri ha deciso di portare in tribunale la Marina Militare dopo un’attesa senza risposte che va avanti da anni. La regista siciliana, infatti, era stata invitata a bordo della portaerei Cavour nel 2013, dopo aver conseguito il diploma presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Lo scopo era quello di realizzare il suo primo lungometraggio, documentando la vita all’interno della nave nel corso della campagna Il Sistema Paese in Movimento, il cui intento era quello di promuovere prodotti Made in Italy in Africa e Medio Oriente.

Chi ha seguito le vicende si ricorderà che in effetti quei prodotti italiani altro non erano che armamenti, che l’Italia stava sponsorizzando ai paesi in conflitto (andando quindi contro la legge 185 approvata il 9 luglio del 1990, che impedisce il commercio d’armi agli Stati in guerra). Eppure, stando a quanto tuttora scritto sul portale online del Ministero della Difesa, la missione in questione, partita il 13 novembre 2013, avrebbe dovuto “promuove le eccellenze italiane in ambito imprenditoriale e offrire assistenza umanitaria” nei Paesi del Golfo Arabico e del Continente Africano. Per tale ragione nel comunicato si legge che la missione avrebbe visto “il coinvolgimento del Corpo Nazionale delle Infermiere Volontarie della CRI, di Operazione Smile e della Fondazione Francesca Rava” anche se, dopo le polemiche, allo sfilarsi delle varie organizzazioni a sostegno della missione, proprio la presenza della Fondazione Operation Smile viene a mancare.

This is Italian Warship non è un reportage di inchiesta

In questa situazione si inserisce la storia di This is Italian Warship, il documentario di Valentina Pellitteri che, come si legge sulla pagina Facebook dedicata al film: “non è un reportage di inchiesta e nemmeno un film di denuncia, tanto meno vuole giudicare l’attività istituzionale della Marina Militare Italiana”. La regista, infatti, avrebbe voluto raccontare dal punto di vista umano i meccanismi di una vita regolata invece da dicktat abbastanza rigidi, legati inevitabilmente al legame con la propria patria e al senso del dovere.

Obiettivo della giovane regista siciliana era quello di narrare una storia, non indagare o giudicare, bensì far conoscere con creatività ciò che avviene in un ambiente militarizzato. Ma, come dicevamo, a un certo punto qualcosa non va: l’insorgere delle polemiche in Parlamento fa della Pellitteri una presenza scomoda, tant’è che la ragazza viene fatta scendere dalla nave e rimandata in Italia dal Madagascar con un visto speciale militare. Come racconta in un’intervista sul Fatto Quotidiano, per giustificare tale mossa, diffondono un piccolo gossip sulla regista: avrebbe dato fastidio a un marinaio! Chiaramente Valentina Pellitteri smentisce questa voce e racconta, altresì:

Mi trattavano da professionista, ma comunque mi sembrava stesse andando tutto bene […] entrambi sapevamo che non avrei fatto un film ‘contro’, né un reportage o un’inchiesta. Non sono una giornalista. Allo stesso tempo però non mi è mai stato chiesto di fare un film promozionale su commissione.

 

Tuttavia, la regista aveva già racimolato il suo materiale video, immortalando tutta la nave, a eccezione del dispositivo di guerra elettronica Nettuno, rimasto al di fuori dell’obiettivo per una questione di sicurezza (nel raccontarla, non fa a meno di citare il collega Francesco Del Grosso, il quale aveva affrontato la questione nel 2014 nel documentario Fuoco amico – La storia di Davide Cervia, in cui narra la vicenda del militare esperto di guerra elettronica scomparso nel 1990 a Velletri). Durante la sua visita era stata accompagnata e autorizzata, ma nonostante ciò la Marina continua a negare il nullaosta.

Leggi anche Intervista a Francesco Del Grosso su In Prima Linea: “ogni foto non scattata è un torto”

Un lavoro andato a vuoto quindi? Questa la paura di Valentina, il cui desiderio è di fatto solamente quello di mostrare al pubblico un lavoro che ha già ricevuto qualche consenso positivo. La ragazza infatti ha presentato il documentario (ancora incompleto) in alcuni mercati del cinema – la visione è molto ristretta in questi casi – al fine di ottenere dei finanziamenti utili per ultimarlo, ricevendo ottimi riscontri da parte di Doc In progress (all’interno del festival svizzero Vision du Reel), Atelier del Milano Film Network, Bio To B (il mercato del Biografilm Festival). Questa sua mossa è stata inoltre oggetto di “accuse” da parte della Marina, secondo la quale la regista avrebbe tradito, in questo modo, la loro fiducia.

Adesso, dopo otto anni, visto l’immobilismo in cui riversa la questione, Valentina Pellitteri ha deciso – nel febbraio del 2021 – di portare la Marina Militare Italiana in Tribunale, intraprendendo un processo che potrebbe durare anni. In contemporanea, il suggerimento del suo legale è quello di instaurare anche un procedimento d’urgenza, in modo che il giudice, vedendo il film, possa giudicarne la sorte.

La domanda che ci poniamo è: vedremo mai This is Italian Warship? Ci auguriamo, ovviamente, di si.

 

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