Stephen king, cinematographe.it

Secondo il grande autore di romanzi horror Stephen King gli Oscar sarebbero “truccati in favore dei bianchi”

Adesso ovviamente, lo scrittore Stephen King ha dovuto chiarire questo genere di affermazioni e lo ha fatto in un lungo scritto pubblicato su The Washington Post:

Per rispondere a quanto detto riguardo al motivo per cui alcuni artisti di talento sono stati nominati e alcuni – come Greta Gerwig, che ha creato la nuova versione incredibilmente buona di Piccole Donne – non lo sono stati, potreste dover cercare all’interno della composizione demografica di coloro che votano per i Premi dell’Academy. Ovviamente adesso è meglio che in passato visto che solo otto anni fa il 94% dei 5.700 elettori erano bianchi, secondo il Los Angeles Times. Tra questi il 77% era di sesso maschile e il 54% aveva più di 60 anni. Quest’anno, le donne sono il 32% degli elettori (solo l’1% rispetto allo scorso anno) e i membri di minoranza sono il 16% del totale.

Ecco poi un altro pezzo del puzzle. Gli elettori dovrebbero guardare tutti i film in concorso. Quest’anno sarebbero circa 60 le pellicole in gara. Non c’è modo di controllare quanti degli elettori effettivamente lo fanno, perché ci si basa sul sistema dell’onore. Quanti tra i gli anziani e bianchi del gruppo dei votanti hanno effettivamente visto Harriet, film su Harriet Tubman o The Last Black Man in San Francisco? La domanda è: se hanno visto tutti i film, si sono commossi per ciò che hanno visto? Hanno compreso la catarsi che è alla base di tutto ciò a cui aspirano gli artisti? Hanno capito?

Poi King ha continuato dicendo che la maggioranza dei membri dell’Academy è “bianca, di sesso maschile, vecchia e ricca.”

La risposta riflette il mio atteggiamento generale secondo cui, come per la giustizia, i giudizi di eccellenza creativa dovrebbero essere ciechi. Ma sarebbe così in un mondo perfetto in cui il gioco non è truccato a favore della gente bianca. L’eccellenza creativa viene da ogni passeggiata, colore, credo, genere e orientamento sessuale, ed è resa più ricca e audace e più entusiasmante proprio grazie alla diversità. Giudicare il lavoro di chiunque secondo qualsiasi altro standard che non sia l’eccellenza è offensivo e – peggio ancora – mina quei momenti duramente conquistati in cui viene premiata l’eccellenza da una fonte diversificata (contro, a quanto pare, ogni pronostico) lasciando tale riconoscimento vulnerabile al fatto di essere “accantonato” come politicamente corretto.

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