Raffaella Carrà e il ricordo della “figlia adottiva”: “Ci univa una speciale condizione, l’abbandono”

Barbara Boncompagni ha rilasciato una toccante intervista riguardo Raffaella Carrà

In una emozionante intervista al quotidiano La Stampa, Barbara Boncompagni, figlia di Gianni, che per anni ha vissuto con Raffaella Carrà compagna del padre, ha raccontato quale rapporto le unisse.

Delle tre figlie di Gianni era la più legata alla showgirl. Le univa una condizione speciale, l’abbandono. Barbara aveva subito quello della madre, Raffaella quello del padre. Più che due sopravvissute erano due guerriere – ha aggiunto -, si sono sentite uguali.

Raffaella Carrà: una signora in tutto e per tutto

Raffaella Carrà cantante

Quando aveva 12 anni, Raffaella Carrà scelse di portarla con sé in tournée. Era impazzita di gioia. Dormivano insieme, viaggiavano insieme, la conduceva pure sul palcoscenico fra moltissimi ballerini. Senza rendersene conto, la figlia di Gianni Boncompagni imparava a conoscere Raffaella in tutta la sua natura, privata e lavorativa.

Gentilissima con chiunque. Mai un gesto di stizza, un atteggiamento maleducato, una punta di arroganza. Ai fan ci teneva, dedicava loro tempo e, per rispetto, nei momenti in cui la stanchezza aveva la meglio evitava di farsi vedere.

Raffaella Carrà – ha proseguito Barbara Boncompagni – non conduceva vita sociale e ha sempre detestato le feste. Mai un cinema, una cena fuori, lo shopping. Si ritirava nei propri spazi, manteneva coerenza.

Le piaceva stare al mare e giocare, era una grande appassionata di Burraco. L’idea di essere dominata dalle carte la divertiva. Aveva avuto una vita da single, era soddisfatta e non ha mai espresso lamentele circa la sfera privata, il non avere avuto figli: prima non li aveva desiderati, poi non erano arrivati. Ne aveva adottati a distanza e provava un grande affetto verso i nipoti.

Infine, riguardo alla malattia, Barbara Boncompagni ha raccontato il silenzio di Raffaella Carrà. Non si sapeva e non si sa nulla. Aveva assunto la decisione di non far soffrire, il massimo della riservatezza. Così facendo credeva di non smuovere l’aria e invece – ha concluso Barbara – il dolore collettivo ha preso il sopravvento pure sulla sua figura luminosa.

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