Tokyo Idols: recensione del film di Miyake Kyoko

Presentato al Festival Internazionale del Cinema di Edimburgo, Tokyo Idols è un documentario che, seguendo la crescita artistica di RioRio, indaga il controverso mondo delle idol in Giappone.

Dopo aver inizialmente visto la luce negli anni Sessanta, in Giappone il fenomeno delle idol ha progressivamente acquistato sempre più successo, in particolar modo negli ultimi decenni. Giovani artiste di bell’aspetto, le idol – ne esiste però anche la controparte maschile – difficilmente suonano qualche strumento ma incanalano tutta la loro energia in coreografie d’effetto mentre cantano sul palco.

Miyake Kyoko, regista indipendente che ha lasciato il Giappone a 26 anni, dopo essersi resa conto della portata del fenomeno durante una delle sue visite a casa, ci presenta dunque un film in cui cerca di contestualizzare e spiegare questo mondo. Tokyo Idols è stato proiettato in anteprima mondiale al Sundance Film Festival lo scorso gennaio per poi far parte del Festival Internazionale del Cinema di Edimburgo.

Tokyo Idols è un documentario che si propone di indagare il mondo delle idol in Giappone ma invece di presentare con forza punti di vista diversi si perde in una vago senso di rassegnazione e consenso

Tokyo Idols: recensione del film di Miyake Kyoko

Rio Hiiragi, meglio nota ai suoi fan come RioRio, adesso che sta per compiere 19 anni è alle porte dell’età massima che generalmente segna la fine della carriera di un’idol. Per questo motivo, non avendo ancora raggiunto la fama che pensa di meritare ma pur sapendo di non poter fare questo lavoro per sempre, decide di dare il tutto per tutto per raggiungere il successo. Sostenuta dai suoi fedelissimi fan, conosciuti come i “RioRio Brothers”, RioRio cercherà non solo di conquistare molti più sostenitori ma anche di crescere artisticamente e presentarsi non più come idol ma come cantante vera e propria.

Adolescenti di massimo una ventina d’anni, le idol sono circondate da un blocco di fan costituito principalmente da uomini intorno ai quarant’anni che con devozione assistono a ogni loro concerto e spendono ingenti quantità di soldi in merchandise e meet and greet.

Questi ultimi sono degli eventi speciali in cui, seguendo un rigido protocollo, il fan può stringere la mano della propria idol preferita, farsi una foto con lei e scambiarci due chiacchiere per un paio di minuti. Gesto un tempo pesantemente connotato sessualmente, stringere la mano di una ragazza ancora oggi può essere considerato da alcuni di questi fan come un contatto quasi intimo con il proprio idolo.

Tokyo Idols: recensione del film di Miyake Kyoko

Quello che emerge dal film di Miyake è che grazie a certi eventi, fan che generalmente si sentirebbero a disagio ad avere qualsivoglia rapporto con una donna, in questo modo riescono a passare del tempo con alcune di loro in un ambiente ampiamente controllato da regole dove i limiti da non dover trasgredire sono resi chiari fin dall’inizio.

Inoltre, le idol sono anche tenute a essere sempre sorridenti e compiacenti nei confronti dei propri fan, alimentando quindi la convinzione che le donne abbiamo come sola funzione quella di essere di conforto e svago per il genere maschile.

Tokyo Idols ci porta in un viaggio alla scoperta del fenomeno idol, di quali sono le aspirazioni e i sogni di alcune di queste ragazze e di quanto sia importante il sostegno dei fan

Risulta quindi chiaro che le idol non sono altro che adolescenti pesantemente oggettivate dalla società maschile, che apprezza in loro la purezza e l’innocenza, tratti che tradizionalmente sono da sempre ricercati nella donna giapponese. Per questo motivo, molti di questi uomini di mezza età si ritrovano anche a essere fan di piccole idol di poco più di dieci anni, da poter quindi seguire sia nella crescita artistica che fisica.

Se Tokyo Idols si pone come obiettivo quello di presentare una disamina accurata del fenomeno, purtroppo in alcuni momenti risulta poco coerente. Se è giusto dare spazio sia a persone che lavorano all’interno di questo mondo e a commentatori esterni, il rischio che si corre è quello di non veicolare un messaggio univoco, di condanna o di supporto che sia. Quello che emerge è una generale accettazione del fenomeno come normale sotto tutti i punti di vista e nonostante le incrinature e i difetti siano comunque alla luce del sole si decide semplicemente di guardare da un’altra parte.

Regia - 3
Sceneggiatura - 2.5
Fotografia - 2.5
Recitazione - 3
Sonoro - 3
Emozione - 2.5

2.8