Cannes 2017 – Geu-Hu (The Day After): recensione del film di Hong Sang-soo

Geu-Hu (The Day After) è una piccola ma stimolante commedia sul tema dell'infedeltà e dello scopo da attribuire alla propria esistenza, tra verità effettive e necessarie.

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Geu-Hu (The Day After), per la regia di Hong Sang-soo, presentato in concorso nella Selezione Ufficiale di Cannes 2017, è uno di quei film che suscita interrogativi diretti, spesso considerati – in kermesse come queste – irriverenti se non oltraggiosi. Ma come si fa a non chiedersi come una pellicola come quella in questione, senza dubbio piacevole, ma dalla finitura a dir poco grezza, possa aver raggiunto addirittura la line-up delle opere che si contenderanno la Palma d’Oro?

Forte dell’aver vinto nel 201o nella sezione Un Certain Regard, col suo originale Hahaha, il regista sud coreano prende la rincorsa per lanciarsi nel concorso principale del Festival con un’opera che, ad essere generosi, potrebbe al massimo concorrere nella sezione cortometraggi.

Sì perché la formula di The Day After è proprio quella del film breve: pochi mezzi, pochi elementi in scena, evento scatenante, svolgimento e risoluzione, qui forzatamente adattati ai tempi del lungometraggio, col risultato di dar vita ad intere sequenze in cui – fondamentalmente – si ripete la stessa cosa. Ed è un peccato perché l’ultimo film di Hong Sang-soo possiede degli spunti davvero buoni, da commedia adattabile anche al mondo occidentale, dotata di un gusto umoristico che ricorda Woody Allen, con un protagonista maschile diviso tra più donne ed incapace di gestire pure se stesso.

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Ma l’economia (in tutti i sensi) della narrazione non permette ai validi temi sollevati dai dialoghi (il senso della vita, l’identità, il bisogno di credere in qualcosa) di espandersi fino a compiersi in un risultato completamente rifinito, facendo sì che la resa di The Day After sia più  paragonabile a quella di un lungo sketch teatrale, con rapide entrate ed uscite di scena intervallate  dalla staticità di discorsi ridondanti, in cui emerge la totale confusione di un protagonista in balia di una doppia vita che non è minimamente in grado di coordinare.

The Day After: una divertente ma artigianale commedia degli equivoci

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La trama vede Kim Bongwan (Haehyo Kwon), proprietario di una piccola casa editrice e sposato con una moglie molto gelosa, soffrire sommessamente per la fine della relazione con la sua ex segretaria Lee Changsook (Saebyuk Kim), licenziatasi proprio a causa dell’insostenibilità della situazione, data l’indolenza di Kim nel prendere una decisione. Assunta una nuova ragazza, la bella Song Areum (Minhee Kim), la moglie dell’uomo – dopo aver trovato un biglietto con una dedica d’amore non diretta a lei-  si convince che la nuova assistente sia l’amante del marito. Avrà inizio così una commedia degli equivoci in cui lo sprovveduto protagonista si troverà in balìa di una situazione ingestibile, la cui unica soluzione non è necessariamente la più leale.

Il regista tenta di ricostruire il passato del protagonista, saltando continuamente avanti ed indietro nel tempo, finendo per rendere faticoso stare dietro ad una trama semplicissima, così inutilmente complicata, dato anche il ricorso costante al bianco e nero, altro elemento che non aiuta a distinguere i vari momenti. Le musiche eloquenti e didascaliche, da soap-opera, sembrano provenire da un vecchio grammofono, scelta bizzarra ma che aiuta ad attribuire un più cool gusto vintage alla fattura artigianale del film.

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The Day After svolge così il suo paradosso di base, sullo sfondo di un messaggio generale che parla di indecisione, opportunismo e idealizzazione ma facendolo in modo simpatico e leggero, senza alcuna pesantezza di giudizio. Una piacevole allegoria minimalista di come spesso la verità alla quale si ha bisogno di credere non corrisponda alla realtà oggettiva ma alle proprie aspettative. Fino a quando la vita vera non bussa bruscamente alla porta, ricordando ciò che conta, facendoci spingere nel dimenticatoio ogni aspetto indesiderabile di sé, ormai parte del passato.

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