elle recensione paul verhoeven

Paul Verhoeven chiude la presentazione dei film in concorso a Cannes 2016, con Elle, ironico e divertente thriller-commedia con protagonista Isabelle Huppert, adattamento cinematografico del romanzo del 2012 Oh… di Philippe Djian.
Il regista olandese, celebre per film che hanno spaziato ampiamente fra i generi cinematografici, come RoboCop, Atto di Forza, Starship Troopers e – soprattutto – Basic Insinct, porta in scena a Cannes una versione (auto)ironica del celebre thriller erotico-psicologico con protagonisti Sharon Stone e Michael Douglas, centrando il bersaglio con un film che intrattiene e diverte dal primo all’ultimo fotogramma.
La scena di apertura ci riporta a quelle atmosfere hitchcockiane già emerse nel film sopra citato: la scena clou, base di partenza della narrazione,  viene mostrata in tutto il suo glorioso protagonismo, resa ancora più enfatica dai movimenti e dai gemiti dei protagonisti, intenti in un atto sessuale forzato e violento e da musiche drammatiche di gusto retrò.

Elle: Paul Verhoeven strizza l’occhio al pubblico con un film divertente e sottile

In seguito allo stupro, perpetrato da un misterioso uomo possente e mascherato, Michèle, donna d’affari tutta d’un pezzo, ma con alle spalle un torbido e tragico passato familiare, si troverà faccia a faccia con le contraddizioni alla base del desiderio, spingendosi – mentre cerca di scoprire l’identità dell’uomo che l’ha violata- verso la deriva di  un gioco malato e pericoloso. Nel frattempo, scorrono sullo sfondo le dinamiche familiari della donna, figlia di un uomo per bene divenuto improvvisamente un mostruoso assassino e di una donna eccentrica e sopra le righe, appassionata ai piaceri cella carne e decisa a risposarsi con un uomo di almeno trent’anni più giovane. L’apparente (e ipocrita) moralismo di Michèle è coronato , infine, dalle scelte del figlio – ostinato a proclamarsi padre biologico di un neonato di colore – e dalla relazione clandestina con il marito della propria migliore amica.
Un bel mix, di quelli che piacciono tanto a Verhoeven, che porta alla luce quegli “istinti primordiali”  che non guardano in faccia nessuno, tantomeno il proprio carnefice o se stessi. La novità del suo nuovo film , tuttavia, sta nel taglio che il regista decide di dare alla storia, auto ironizzando su quegli eccessi e su quell’accozzaglia di generi e situazioni che hanno portato la critica a massacrarlo dopo la presentazione di Basic Instinct.

elle paul verhoeven

In Elle i  personaggi si sentono liberi di fare qualunque cosa, tradire gli amici, accettare tradimenti palesi in nome del quieto vivere, sposare qualcuno per pura lussuria, sorvolare come niente fosse su uns violenza carnale subita, purché ci sia un tornaconto personale per ciò che concerne l’appagamento dei propri desideri. Ad avere la peggio, chi aderisce a rigide regole morali imposte (guarda caso) dalla religione, un’autodisciplina innaturale e inefficace, capace di frustrare le persone fino a spingerle verso l’espressione di un terrificante lato oscuro.
Un film che stupisce per l’inaspettata ironia della messa in scena ma che intrattiene lo spettatore dal primo all’ultimo minuto, infischiandosene del colpo di scena e guarnendo una narrazione, che è solo un pretesto per lanciare messaggi e frecciate nemmeno troppo impliciti, con dosaggio sapiente e mai traboccante di acuto umorismo; a coronare il tutto la performance eccezionale di Isabelle Huppert, una prestazione da premio miglior attrice.

elle paul verhoevenElle è la riprova che per fare cinema di qualità si possono scegliere o inventare varie strategie espressive, a patto di avere qualcosa da dire ed il raro talento di saper strizzare l’occhio al pubblico.
Il film  arriverà nelle sale cinematografiche francesi il 25 maggio; nel cast anche Laurent Lafitte, Anne Consigny, Charles Berling, Virginie Efira, Christian Berkel, Judith Magre, Jonas Bloquet, Alice Isaaz, Vimala Pons, Raphaël Lenglet, Arthur Mazet, Lucas Prisor, Hugo Conzalmann. Stéphane Bak.

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