Diario dal RomaFF9. Phoenix è il FILM

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Settima giornata di Festival per il RomaFF9 e finalmente si intravede qualche pellicola di grande cinema.
Si è svolta la masterclass con Geraldine Chaplin, un’attrice magnifica che ancora riesce ad emozionare gli spettatori e a comunicare grandi cose con quegli occhioni identici a quelli del padre.
Per quanto riguarda i film di oggi, invece, sono da segnalare Stonehearst Asylum, Escobar – Paradise Lost, Fino a qui tutto bene e Phoenix.

Brad Anderson ha dato il “buongiorno” con il suo ultimo film, Stonehearst Asylum. Una storia ambientata in un centro psichiatrico isolato dal resto del mondo e dei suoi pazienti-abitanti. L’arrivo di Edward, da poco diplomato in medicina ad Oxford, stravolge l’equilibrio di ogni cosa. Anderson realizza questo film basandosi su un romanzo di Edgar Allan Poe, Il sistema del dr. Catrame e del prof. Piuma. Racconta la follia in tutte le sua forme e al tempo stesso non toglie spazio all’umanità, alla dignità e al rispetto. Stonehearst Asylum è un film leggero e godibile, senza nessuna aspettativa o interpretazione.

Andrea Di Stefano ha presentato Escobar – Paradise Lost. Per chi non conoscesse questo giovane italiano, si tratta di un attore dal curriculum internazionale, che ha preso parte a pellicole come Il principe di Homburg, Prima che sia notte, Cuore sacro e Vita di Pi. Il suo film è stato molto apprezzato a Toronto e a Roma ha replicato con la grande accoglienza. E’ la storia di Pablo Escobar non raccontata in prima persona, ma attraverso gli occhi di Alex, il ragazzo della nipote Maria. Una pagina di storia narrata magistralmente anche grazie all’interpretazione di Benicio Del Toro e di Josh Hutcherson, che dimostra di essere altro e di più lontano da Hunger Games.

Stonehearst Asylum

Roan Johnson, invece, ha portato in sala e in anteprima il film Fino a qui tutto bene. Una commedia italiana che ha per protagonisti tre ragazzi e due ragazze, e racconta il loro ultimo weekend da coinquilini prima di lasciare l’appartamento che hanno condiviso per tanti anni. Dal regista de I primi delle lista arriva un film giovane per la scrittura e il soggetto. I cinque coinquilini stanno per dividersi. Ognuno di loro prenderà una strada diverse e nel momento del saluto vengono fuori i ricordi, i rancori, le paure e la tristezza verso anni che non torneranno più.

Ed in fine, rullo di tamburi: dopo sette giorni di Festival – Festa e di ricerca angosciante della pellicola migliore è arrivato Phoenix di Christian Petzold, “il film” di questa IX edizione. Il film è ambientato nella Germania del dopoguerra e a fare da sfondo solo le rovine e le cicatrici del nazismo e dell’olocausto. E’ il giugno 1945 e Nelly Lenz, sopravvissuta al campo di Auschwitz, torna nella sua Berlino. La donna, però, è gravemente ferita al volto e sfigurata. Un intervento di chirurgia estetica tenta di ridarle la dignità esteriore e senza neanche aspettare di essersi ripresa parte per le vie della città alla ricerca del marito, Jhonny Lenz. L’uomo non la riconosce, ma notando le somiglianze con la moglie le propone di “interpretare” Nelly ed aiutarlo così ad incassare la grossa eredità. E’ una sceneggiatura che senza alcun dubbio si ispira a Vertigo e all’equivoco, all’identità. L’intero film oscilla tra emozione e tensione e nel finale da il “colpo di scena” con la riconciliazione con se stessi e con gli altri.

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