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Roberto Herlitzka ha raccontato e si è raccontato in una masterclass durante la decima edizione del Bif&st

Il Bif&st – Bari International Film Festival celebra la sua decima edizione quest’anno: il Festival, che si tiene a Bari, è iniziato sabato 27 aprile e si concluderà sabato 4 maggio 2019. Roberto Herlitzka, questa mattina, ha dialogato con il critico Fabio Ferzetti nella Masterclass che si è svolta presso il Teatro Petruzzelli, dove l’attore tornerà stasera per ricevere il Federico Fellini Platinum Award del Festival. Durante questa seconda Masterclass che si è tenuta – la prima è stata con l’attrice Paola Cortellesi, si è scoperto il volto sorridente e comico dell’attore. Ha ammesso quanto, a fianco di grandi registi come Antonioni, Rohmer e Fellini, egli sia sempre stato attratto dai comici. Ha così dichiarato Roberto Herlitzka, classe 1937:

Amo il cinema comico, sì, perché ridere mi fa stare bene. Mi divertono i film di Woody Allen, di Jerry Lewis, di Jacques Tati, soprattutto di Charlie Chaplin. E poi sono un entusiasta di Maurizio Crozza. In fondo sono anche io un po’ comico, soprattutto quando sono drammatico.

Roberto Herlitzka, a dispetto della sua voce, della sua espressività e dei numerosi ruoli che ha interpretato si rivela così essere è un uomo spiritoso e che ama ridere. All’interno della seconda masteclass del Bif&st 2019, che lo ha visto rispondere alle domande del critico Fabio Ferzetti, chiudendo quasi immancabilmente ogni ragionamento, anche il più complesso, con una battuta, seppure a mezza bocca, l’attore nato a Torino, ha inoltre dato qualche suggerimento a chi vuole seguire questa carriera, affermando che ci vuole: “Tanto studio e tanta dedizione, come per tutte le forme d’arte”.  Ha inoltre affrontato l’approccio ai personaggi, la preparazione ai ruoli, i rapporti con i registi, le differenze sul recitare al cinema o in teatro e ha commentato la sua partecipazione a pellicole considerate di nicchia, con le seguenti parole.

Io ho fatto diversi film di nicchia, in effetti, ma non scelgo mai in base al successo che potrebbe avere una pellicola quanto piuttosto ai ruoli che mi vengono proposti, anche marginali per quanto riguarda il cinema mentre a teatro scelgo solo i ruoli da protagonista. Dopodiché capita che questi film siano spesso diretti da giovani, anche esordienti, il che va benissimo.

Questa affermazione è nata a seguito della considerazione che è stata fatta sul suo ruolo all’interno del film che è stato proiettato prima della masterclass Sette opere di misericordia (2011) dei fratelli Gianluca e Massimiliano De Serio. Roberto Herlitzka interpretava qui un uomo claudicante, forzatamente laconico per via di una malattia alla gola. Un film non ha avuto molta fortuna, al tempo dell’uscita nelle sale, tuttavia ha ricevuto numerosi premi internazionali. Tra i numerosi argomenti che sono stati toccati in questa seconda masterclass, proposta durante la decima edizione del Bif&st, una parte rilevante è stata dedicata al suo rapporto con Marco Bellocchio, che lo ha diretto in uno dei suoi ruoli più memorabili, quello di Aldo Moro in Buongiorno, notte:

Soltanto con la sua stessa presenza sul set, Bellocchio porta gli attori a fare quello che si deve fare per ottenere un risultato artistico. Prima di ‘Buongiorno, notte’ mi aveva già contattato per altri film ma poi non mi ha preso. Con il film sul rapimento Moro, poi, la mia parte si è addirittura ampliata durante le riprese, rispetto alla sceneggiatura. Con Bellocchio c’era stato una sorta di tacito accordo, per cui io non dovevo imitare Moro ma calarmi nei panni di un prigioniero condannato a morte, solo la frezza bianca riconduceva al personaggio reale.

Forse il modo migliore per chiudere questo breve racconto di questa interessante masterclass è riportandovi un frammento di un suo discorso, riguardante la sua passione viscerale per l’arte della recitazione. Roberto Herlitzka ha confessato che ogni volta che entra in scena per farsi coraggio ripete a sé stesso questa frase:

Io volevo fare l’attore, vivo per fare l’attore’. Non è un fatto scaramantico ma qualcosa di profondo, di molto intimo.

Se vi state domandando quale sia stato il punto di svolta che l’ha portato a questa sua consapevolezza, sappiate che l’ha raccontato proprio al pubblico del Bif&st: il momento in cui ha deciso di intraprendere la carriera di attore fu quando, ancora ragazzino, assistette ad un’opera del ‘700 rappresentata al Conservatorio di Torino, la città dov’è nato e cresciuto.

Alla fine dello spettacolo gli attori uscirono in scena per gli applausi e io ne rimasi molto colpito, chissà perché.

La masterclass con Roberto Herlitzka è terminata con un gradito regalo agli spettatori: l’attore ha letto il racconto “Undici figli” di Franz Kafka. Questa sua performance si è conclusa con una standing ovation. Vi segnaliamo infine che “Voglio fare l’attore. Vita e teatro di Roberto Herlitzka” è il titolo di un libro da poco uscito a lui dedicato del quale Fabio Ferzetti ha estrapolato la frase “Io volevo diventare un Divo del Cinema”. “Lo vorrei ancora!”, ha risposto l’attore.

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