Alan Moore critico sui cinecomics: “precursori del fascismo”

Il leggendario autore di fumetti è da sempre molto critico sul mondo supereroistico ed in particolare nei confronti delle derivazioni cinematografiche sta implicando negli ultimi anni.

Alan Moore non ha bisogno di presentazioni: l’artista, nativo di Northampton, è uno degli autori di fumetti più importanti di sempre, basta pensare al fatto che ha creato opere del calibro di Swamp Thing (1984-1987), Watchmen (1986-1987), V for Vendetta (1982-1985, 1988-1989), From Hell (1989-1996), La Lega degli Straordinari Gentlemen (1999-2000) e molto altro ancora. Insomma, uno dei nomi più importanti del medium insieme a gente del calibro di Frank Miller e Neil Gaiman. In realtà, nonostante sia uno dei capisaldi dell’universo fumettistico, questo impattante personaggio è sempre stato molto critico sul concetto di cinecomic e non è un caso che praticamente la totalità delle opere cinematografiche ispirate ai suoi lavori sono state completamente bocciate da Alan Moore.

Alan Moore, Watchmen, Cinematographe.it

Alan Moore è il creatore di Watchmen e V for Vendetta

Non deve stupire, quindi, che in una recente intervista che ha tenuto per The Guardian, ha fatto una lunga disamina sui cinecomics, arrivando a spiegare che, questo tipo di prodotti, che sono diventati appetibili paradossalmente anche dagli adulti, possono in qualche modo condurre al fascismo perché possono essere ricondotti a schemi semplici e ripetitivi.

Centinaia di migliaia di adulti [si stanno] mettendo in fila per vedere personaggi e situazioni che erano stati creati per intrattenere i ragazzi di 12 anni – ed erano sempre ragazzi – di 50 anni fa. Non pensavo davvero che i supereroi fossero una cosa per adulti. Penso che questo sia stato un malinteso nato da quello che è successo negli anni ’80 – a cui devo dare una parte considerevole della colpa, anche se non era intenzionale – quando cose come Watchmen sono apparse per la prima volta. C’erano un sacco di titoli che dicevano “I fumetti sono cresciuti”. Tendo a pensare che, no, i fumetti non siano cresciuti. C’erano alcuni titoli che erano più adulti di quanto le persone fossero abituate. Ma la maggior parte dei titoli di fumetti era praticamente la stessa di sempre. Non sono stati i fumetti a crescere. Penso che fossero più i fumetti che incontravano l’età emotiva del pubblico che arrivava dall’altra parte. Intorno al 2011 ho detto che pensavo che avrebbe avuto implicazioni serie e preoccupanti per il futuro se milioni di adulti avessero fatto la fila per vedere i film di Batman. Perché quel tipo di infantilizzazione – quella spinta verso tempi più semplici, realtà più semplici – che molto spesso può essere un precursore del fascismo.

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