365 Netflix - Cinematographe.it

La cantante Duffy, vittima di rapimento e stupro, si rivolge a Reed Hastings, CEO di Netflix, con una lettera che chiede di rimuovere il film 365 giorni

Il film erotico 365 giorni, diretto da Barbara Bialowas e Tomasz Mandes e adattamento del romanzo di Blanka Lipinska, continua a scatenare polemiche su Netflix. Oltre alle sue scene di sesso esplicite la controversia che perseguita il film riguarda lo sviluppo del rapporto d’amore tra i suoi protagonisti.

La cantante gallese Duffy è l’ultima, in ordine di tempo, ad unirsi al lungo elenco di persone che accusano 365 giorni di rendere “glamour la brutalità del traffico sessuale, del rapimento e dello stupro”. E lo ha fatto scrivendo una lettera personale a Reed Hastings, co-fondatore, presidente e CEO di Netflix, chiedendogli di rimuovere il film polacco dal suo catalogo perché considera “irresponsabile” che sia lì, come riportato da Deadline.

365 giorni è presentato come un dramma erotico che racconta la storia di una direttrice delle vendite (Anna Maria Sieklucka) che si trasferisce dalla Polonia in Italia per lavoro. In Sicilia incontra un giovane della mafia (Michele Morrone), che la rapisce per 365 giorni durante i quali si innamora di lui.

Sin da subito, il film ha ricevuto critiche per il modo in cui viene presentata la cultura dello stupro e la sindrome di Stoccolma. Il film è già stato un successo al botteghino nei cinema polacchi, dove ha incassato 9 milioni di dollari prima che Netflix acquistasse i diritti per la distribuzione internazionale. In ogni caso, è già in lavorazione un sequel, la cui pre-produzione è stata precedentemente interrotta dalla pandemia.

Da quando Netflix ha aggiunto 365 giorni al suo catalogo, nel mese di giugno, è rimasto tra i primi 10 contenuti più visti.

All’inizio di quest’anno, Duffy ha rivelato in un post su Instagram che alcuni anni fa è stata drogata, rapita e tenuta prigioniera per quattro settimane durante le quali è stata anche violentata dai suoi rapitori. L’esperienza traumatica è stata ciò che l’ha portata a ritirarsi dalla vita pubblica e dalla scena musicale dopo l’uscita del suo ultimo album nel 2010. Di seguito, la lettera della cantante:

Caro Reed,

Di recente ho scritto pubblicamente riguardo il calvario che ho subito. Sono stata drogata, rapita e violentata. Ho fatto una dichiarazione pubblica sul mio account personale, che puoi leggere in dettaglio su http://www.duffywords.com.

Oggi non so molto bene cosa pensare, dire o fare, oltre a cercare di spiegare in questa lettera quanto sia irresponsabile che Netflix lanci un film come 365 giorni. Non vorrei essere nella posizione di doverti scrivere, ma la mia sofferenza mi costringe a farlo, perché ciò che ho vissuto come un’esperienza violenta è ciò che tu hai scelto di presentare come un “dramma erotico per adulti”.

365 giorni rendono affascinante la brutalità del traffico sessuale, del rapimento e dello stupro. Questo non dovrebbe essere ciò che chiunque intende per intrattenimento, né dovrebbe essere descritto o commercializzato come tale.

Sto scrivendo queste parole (non posso credere di farlo nel 2020, dopo i progressi raggiunti negli ultimi anni) mentre un numero stimato di 25 milioni di persone vengono trafficate in tutto il mondo, senza tener conto del numero incalcolabile di quelle persone che non conosciamo. Per favore, per un momento pensa a quel numero, equivalente a quasi metà della popolazione dell’Inghilterra. Tra tutti, non meno dell’80% sono donne e ragazze, metà delle quali minorenni.

Mi fa male che Netflix usi la sua piattaforma per questo tipo di “cinema”, che erotizza i rapimenti e distorce la violenza sessuale e la tratta come un film “sexy”. Non riesco a immaginare come Netflix abbia potuto trascurare quanto questo sia negligente, insensibile e pericoloso. Ha persino portato alcune giovani donne a chiedere allegramente all’attore protagonista Michele Morrone di rapirle.

Sappiamo tutti che Netflix non ospita materiale che spettacolarizza la pedofilia, il razzismo, l’omofobia, il genocidio o qualsiasi altro crimine contro l’umanità. Il mondo si alzerebbe e urlerebbe se così fosse. Tragicamente, le vittime della tratta sessuale e dei rapimenti sono invisibili, e quindi la loro sofferenza in 365 giorni diventa un “dramma erotico”, come lo descrive Netflix.

Pertanto, sono costretta a rivolgermi a te e ti chiedo di correggere questo errore. Che le risorse di Netflix e la capacità dei suoi talentuosi cineasti, vengano utilizzate per produrre e trasmettere contenuti che raccontano la verità sulla dura e disperata realtà che 365 giorni ha cercato di trasformare in un banale show di intrattenimento.

Mi calmo per spiegare che quando sono stata venduto e violentata sono stata fortunata a riprendermi, ma molti altri non sono stati così fortunati. E ora devo vedere queste tragedie, la mia tragedia, erotizzata e sminuita. Cosa posso fare? Scrivere a te personalmente.

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