Halston: la storia vera dello stilista dietro la serie TV Netflix con Ewan McGregor

La storia reale di Roy Halston Frowick, uno degli stilisti più noti degli anni '70, protagonista della miniserie Netflix con Ewan McGregor a prestare il volto al personaggio

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Halston è la nuova miniserie Netflix totalmente dedicata al celebre stilista Roy Halston Frowick che vede tra i produttori esecutivi Ryan Murphy che ha anche prodotto la realizzazione con la sua Ryan Murphy Productions. L’opera, adattamento del libro Simply Halston di Steven Gaines del 1991 (pubblicato ad un anno dalla sua morte), ripercorre la vita e la carriera dell’istrionico artista, tra le icone della moda degli anni ’70, che sul piccolo schermo è interpretato da Ewan McGregor.

Halston ha ricevuto critiche miste dalla stampa specializzata ed è stata ferocemente attaccata dai familiari dello stilista che hanno ritenuto la serie fin troppo romanzata e anche imprecisa visto che l’opera non si basa sugli archivi storici del personaggio. Quale migliore occasione, quindi, di scoprire l’uomo reale dietro la narrazione fittizia, basata comunque sulla vera vita della scoppiettante figura dall’enorme fama e dall’indiscutibile stile.

Leggi anche – Halston: recensione della serie TV Netflix con Ewan McGregor

Halston: le origini dello stilista che ha cambiato la moda americana

Young Halston

Un estratto di Simply Halston, pubblicato da Vanity Fair, ci da modo di conoscere le origini di Roy Halston Frowick, nato a Iowa nel 1932 e trasferitosi a New York nel 1958, all’età di 26 anni, per portare avanti la sua carriera nel mondo della moda, da sempre la sua grande passione. In particolare, lo stilista era un talento incredibile nel campo della modisteria, ovvero la produzione di cappelli, applicando il suo genio prima da Lilly Daché per poi spostarsi da Bergdorf Goodman. A proposito della sua abilità, Diana Vreeland, nota giornalista di moda, ha detto:

Probabilmente era il più grande cappellaio del mondo, un mago assoluto con le sue mani.

Alla fine degli anni ’60, Halston si è finalmente messo in proprio aprendo una sua boutique a Manhattan, facendo parecchi esperimenti su vari indumenti. L’uomo è conosciuto maggiormente per le sue applicazioni dell’Ultrasuede, un materiale sintetico inventato negli anni ’70; oltre ad aver sbancato nell’ibridazione degli abiti chemisier, vestiti semplici e con poche rifiniture. Ecco alcune sue parole riguardo la filosofia del design, riportate da Vogue e tratte da un pezzo di The Courier Journal & Times:

Il punto è essere confortevoli. Se hai delle belle gambe, accidenti, vuoi mostrargliele. Dobbiamo abbandonare l’idea che tutti dobbiamo assomigliarci. Dobbiamo fare ciò che è meglio per noi stessi. Questo è il segreto della moda.

Halston era tanto amato dalle star mondiali

Star System

Nel momento in cui Halston raggiunse la notorietà più scintillante, venne adorato a più riprese da tantissime star del 20esimo secolo come Andy Warhol, Bianca Jagger, Liza Minnelli e molte altre. A contribuire alla sua fama leggendaria intervennero direttamente la Minnelli, che indossò un suo celebre abito agli Oscar e Jackie Kennedy, che sfoggiò un magnifico cappellino dello stilista il giorno dell’insediamento alla Casa Bianca del marito John Fitzgerald Kennedy, nel 1961, rendendo l’accessorio immortale.

L’artista, inoltre, ebbe degli scambi prolifici con il celebre Andy Warhol, entrambi, infatti, si ispirarono reciprocamente. Come riportato da Biography.com, Halston partecipò in alcuni programmi di Warhol, mentre quest’ultimo fu fondamentale per alcuni design floreali dello stilista, applicati ad abiti e sciarpe.

È opportuno ricordare che molti di questi personaggi sono apparsi all’interno della miniserie Netflix come Elsa Peretti, interpretata da Rebecca Dayan, Joel Schumacher incarnato da Rory Culkin, Liza Minnelli (Krysta Rodriguez) e molti altri ancora. Tutto l’entourage dell’uomo era solito frequentare il rinomato circolo Studio 54 di New York, tra i più esclusivi e appariscenti della città. Gran parte della storia del personaggio coinvolge per forza di cosa questi big del mondo dello spettacolo quindi è inevitabile (e anche doveroso) che essi appaiano nella realizzazione, mostrando anche il particolare rapporto che intercorreva tra loro.

Halston e la turbolenta relazione con Victor Hugo

Halston Victor Hugo

Al centro della realizzazione tv, inoltre, c’è anche la storia d’amore tra Halston e Victor Hugo (interpretato nell’opera da Gian Franco Rodriguez): i due si sono conosciuti quando Hugo aveva appena 24 anni, nel 1972. Quando iniziò la frequentazione tra i due, lo stesso stilista ha lanciato il suo compagno nel mondo della moda, facendolo diventare indossatore ufficiale dell’azienda. Ciò creò non poche polemiche visto che l’uomo che in precedenza aveva questo ruolo, Ed Austin, fu licenziato in maniera brusca. La coppia, secondo Gaines, l’autore di Simply Halston, era instabile e caotica:

Penso che sia stato un vero amore. Non era il tipo di amore romantico, dolce, tenero e premuroso. Victor stava rubando roba di casa quando Halston stava morendo. Hanno dovuto chiuderlo fuori di casa. Ma a Halston piaceva essere umiliato e avere la particolare ebbrezza di avere Victor intorno. Era tutto un altro aspetto di Halston. E Halston era una persona molto sessuale, così come Victor.

Inoltre, a detta di molti che erano vicini all’artista, Victor Hugo ha contribuito attivamente al declino del divo come riportato anche da Vanity Fair. Non solo perché lo ha spinto all’indole festaiola e altamente distruttiva che condivideva con gli amici dello Studio 54, ma anche per la sua forte instabilità caratteriale che potrebbe aver influito sull’umore di Halston stesso. André Leon Talley, noto giornalista di moda ed ex direttore di Vogue America, non ha dubbi:

Quel ragazzo venezuelano è stato la sua rovina. Era un truffatore che si aggrappava come un parassita, come un cirripedi su una nave.

Il declino e la morte di Halston

Halston

Come vi anticipavamo poc’anzi, già a partire dal 1973, la vita e la carriera di Halston hanno subito un brusco tracollo, dovuto in primis all’abuso eccessivo di droghe, dandogli problemi di umore molto significativi, con scatti di rabbia eccessivi. Il primo passo verso la fine è stata la vendita a Norton Simon Inc., per un totale di 12 milioni di dollari in azioni, della sua azienda. Lo stilista, successivamente, nel 1981, ha iniziato una collaborazione con JCPenney, per lo sviluppo di una linea economica per i grandi magazzini. Questo sodalizio non è stato particolarmente apprezzato, specialmente dalle persone che frequentava nei circoli che hanno preso tale decisione come un affronto, un vero e proprio grave reato contro la moda.

In realtà, la sopracitata collaborazione ha sdoganato una pratica che poi è diventata molto comune nel settore ovvero la cooperazione di marchi di fascia alta con brand più economici. Una mossa senza precedenti che è stata una vera e propria rivoluzione per l’epoca ma che non è stata per nulla compresa. All’interno della serie Netflix, è stato dedicato molto spazio al carattere particolare dello stilista e alla involuzione del personaggio, mai così tanto umano e lontano dal mito che si era costruito nei primi, ruggenti, anni di lavoro nella moda.

La spirale negativa autolesionista di Halston si è chiusa in modo drammatico: negli anni ’80, l’uomo ha contratto il virus dell’HIV che poi si è trasformato in AIDS. La sua morte (come riportato dal Los Angeles Times) è avvenuta nel 1990, all’età di 57 anni, a causa del sarcoma di Kaposi, un tumore che parte dal sistema linfatico e dai vasi sanguigni, correlato fortemente all’HIV. Nonostante il grande talento e il suo enorme contributo al settore americano dell’abbigliamento (che si vede ancora oggi, visto che il suo marchio continua a perdurare), le sue ultime parole sono state molto umili come sottolineato da Frédéric Tcheng, regista di un documentario su Halston:

Sono solo un sarto. È questo quello che faccio.

La gloria post-mortem

Roy Frowick

Oltre alla recente serie Netflix, Halston è stato protagonista di altre opere del mondo dell’intrattenimento, come è giusto che sia, considerando il suo impatto nella moda e la sua relazione con importanti personaggi dello spettacolo. Oltre al sopracitato documentario del 2019 di Frédéric Tcheng, nel 2010 è stato realizzato un altro documentario dedicato all’artista ovvero Ultrasuede: In Search of Halston.

Anche nel mondo museale, Halston è stato onorato adeguatamente: nella mostra Silver & Suede si è posto l’accento sul rapporto con Warhol; in Hats Off, invece, si è scelto di raffigurare la sua strada iniziale da modista. Anche il Nassau County Museum of Art ha voluto onorare la memoria dell’artista con una mostra a lui dedicata.

Leggi anche – Halston: “la serie Netflix è imprecisa e fittizia” secondo la famiglia dello stilista

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