Fedeltà: nella colonna sonora della serie Netflix tutta la precarietà dell’amore

Spoiler alert! Guida ragionata alla colonna sonora di Fedeltà, tra vertigini, atmosfere psichedeliche, valzer e tormenti rap. 

Se c’è una cosa che davvero lascia il segno dopo la visione di Fedeltà, la serie Netflix con Michele Riondino, è certamente la colonna sonora. Perciò ci sembra doveroso fare un viaggio tra parole e suoni delle canzoni che compongono la colonna sonora della serie, tratta dal romanzo omonimo di Marco Missiroli.

Le tue mani seguono il percorso/ Che hai disegnato su di me/ Le nostre ombre scorrono sui muri/Che cadono, crollano/Siamo legati insieme come catene/Parli piano e fingi che va tutto bene, lo so /Sei tutto e niente, lo so / È solo un altro giorno in più / Da vivere, rivivere /Ma se mi lasci, cado giù /È un crimine, verosimile /Una vertigine. 

La voce cristallina e agile di Arisa accoglie le inquietudini dei due protagonisti in crisi della serie Fedeltà: nel trailer e nell’intro di ogni episodio trascrive in musica, nel brano Verosimile, l’ambivalenza del sentimento d’amore maturo che, nella costruzione del legame, sbarra le altre possibilità, le alternative relazionali possibili, sino talvolta a insinuare un senso di oppressione – le catene evocate dal testo – in chi lo vive. 

La “vertigine”, parola-totem della musica italiana dell’ultimo anno, simbolo del sentimento di perdizione che sospende gli amori tra sogno e realtà, possibile e impossibile

La cantante Arisa in un frame del video di “Verosimile”, cardine della colonna sonora di “Fedeltà”

La parola “vertigine” sembra essere, ultimamente, un feticcio della musica italiana: compare, solo per citare alcuni brani recenti, nella canzone di Elodie che la reca già nel titolo (“Ora non so che fai/Ma sento ancora la vertigine”), in Crazy Love di Marracash (“Dove sei? Dove sei? /Come una vertigine lontana mi chiama”), in Forse sei tu di Elisa (“Sarà che la vertigine non mi fa più paura e guardo giù”) e nel tormentone dance pop Ciao Ciao de La rappresentante di lista (“Mentre mangio cioccolata in un locale/ Mi travolge una vertigine sociale”).

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La vertigine, quale distorsione percettiva che lascia l’impressione di una perdita di equilibrio, sembra tradurre una condizione sperimentata da molti in relazioni che si rivelano più fragili – ma è davvero così? – di quel che sembrano. Anche i personaggi principali della serie attraversano una fase di disorientamento e di sovvertimento delle certezze, dell’impossibilità di controllo sui loro sentimenti e, di conseguenza, sulla loro vita: la colonna sonora evoca in più tracce tale sospensione elettrizzate, al confine tra realtà e allucinazione.
Da Trampoline, che ascoltiamo nel primo episodio e che ritroviamo nel quarto, brano indie-pop che esordisce con un fischiettio e poi volteggia etereo grazie alla vocalità straniante di Chelsea Lee, cantante degli Shaed, a Myth dei Beach House e alla malinconia Needle in the Hay di Elliott Smith, artista tormentato morto suicida a 34 anni, la suggestione psichedelica, vagamente onirica, sembra dominare la tracklist. 

Stavo pensando a te: il capolavoro rap di Fabri Fibra, ammorbidito da Mobrici e Fulminacci, richiamato simmetricamente dal valzer sentimentale di Tchaikovsky 

Michele Riondino e Lucrezia Guidone interpretano Carlo e Margherita, la coppia – poi ex – protagonista della serie.

Tra i momenti in cui la cornice musicale sembra svolgere più opportunamente un ruolo di marcatura semantica vi è la fine del quarto episodio quando Margherita, l’agente immobiliare che sognava di diventare arredatrice, tradita dal compagno Carlo invaghitosi inaspettatamente di una sua studentessa, si abbandona al desiderio erotico per il suo fisioterapista, un uomo molto diverso da lei. 

Negli ultimi secondi dell’episodio, prima dei titoli di coda, parte una versione rivisitata di Stavo pensando a te, capolavoro rap scritto da Fabri Fibra e qui reinterpretato, con maggiore morbidezza, dai giovani cantautori Mobrici e Fulminacci. La canzone è (de)strutturata come un vero e proprio flusso di coscienza, nel ritorno a un passato che, nello spazio della reinvenzione della memoria, viene investito dal rimpianto e dal dubbio: il rapper si chiede cosa sarebbe successo se lui e la sua lei di allora non si fossero mai lasciati e se avessero avuto il figlio che hanno rischiato, per disattenzione, di mettere al mondo. È singolare che proprio quando il personaggio di Margherita sembra concedersi la possibilità di un nuovo amore, la colonna sonora proponga un brano che asseconda lo struggimento proprio della nostalgia, del doloroso desiderio di riscrivere il passato. 

Del resto, Fedeltà porta in scena la precarietà dei nostri amori, l’andirivieni dei sentimenti che, proprio quando sembrano aprirsi al non ancora scritto, tornano, per riscriverlo, a un passato vissuto, ma non esausto nelle sue possibili aperture al nuovo. Nell’ultimo episodio della serie, Margherita, per l’inaugurazione del suo studio, un locale che si trova proprio accanto al portone del palazzo in cui desiderava acquistare un appartamento in cui vivere con Carlo, sceglie un valzer ‘sentimentale’ di Tchaikovsky come sottofondo dell’evento. 

Il valzer qui assume il senso figurato di una ‘trottola’ emotiva, di rapida sovversione dei propri affetti e dei propri intendimenti: la serie si chiude, infatti, con un incontro tra Margherita e Carlo, ma non scrive la parola definitiva sul loro rapporto. Carlo chiede a Margherita: “E adesso?”. Le risponde: “Non lo so”. E rilancia: “Vediamo cosa ti riesci a inventare”. Il gioco della vertigine può ricominciare. Ancora una volta.

Fedeltà: tutte le canzoni della colonna sonora, episodio per episodio

Verosimile di Arisa si ascolta sia nel trailer che nell’introduzione. Nell’episodio 1 troviamo: Trampoline – Jauz Remix, Shaed; Tempo – Dom La Nena e Wait – M83.
Myth – Beach House si ascolta nel secondo episodio, mentre il terzo è caratterizzato da canzoni come Un giorno in più – Mario Fanizzi, Stefano Cipani, Rosalba Pippa; Needle In The Hay – Elliott Smith; Sunglasses – Surfin Streets; Killing me softly – C. Fox, N. Gimbel.

Home – Max Jury, Owen John Cutts; The Parachute Ending – Birdy Nam Nam; Un giorno in più – Mario Fanizzi, Stefano Cipani, Rosalba Pippa; Pass This On – K. Dreijer, O. Dreijer; Stavo pensando a te – F. Tarducci (reinterpretato da Mobrici e Fulminacci) sono le canzoni dell’episodio 4.
Nel quinto episodio la soundtrack di Fedeltà ci diletta con l’ascolto di Trampoline – Jauz Remix; Dirge Death In Vegas – T. Holes, G. Cassie, S. Harper, R. Maguire, D. Whittock, J. Yorke; I Love You – Acoustic Woodkid – Yoann Lemoine, Ambroise Willaume.

Infine, nell’episodio 6 ascoltiamo Tchaikovsky: Valse sentimentale n. 6 op 51 – Misha Quint, Svetlana Gorokhovic; Tchaikovsky: Valse sentimentale, Op.51, No.6 – P. Tchaikovsky e Before You Go – Lewis Capaldi.

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