Black Mirror 5 Smithereens In pezzi cinematographe.it

Con l’episodio In pezzi (titolo originale Smithereens), la stagione 5 di Black Mirror ci ha presentato uno dei suoi episodi migliori degli ultimi anni. Il protagonista è un bravissimo Andrew Scott, che interpreta un uomo che prende in ostaggio l’impiegato di una compagnia di social media e minaccia di ucciderlo se non gli verrà concesso di parlare con il CEO dell’azienda. L’episodio è un’avventura intensa e ansiogena che svolge lentamente la storia di un uomo spinto all’estremo e ridotto in minuscoli pezzettini. Il finale, però, lascia una grande domanda senza risposta: cosa succede davvero nell’epilogo di Smithereens?

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Al contrario di quasi tutti gli altri episodi di Black Mirror, In pezzi non ha una premessa sci-fi. Eppure – mantenendosi sull’onda generale dello show – ci mostra le conseguenze dannose che la moderna tecnologia e la prevalenza dei social media possono avere sulla vita delle persone. Tutto inizia con un uomo di nome Chris Gilheany (Scott), un taxista che aspetta pazientemente vicino al palazzo che ospita il quartier generale di un’azienda chiamata Smithereen. Attende di accettare la corsa di chiunque esca da quell’edificio. Alla fine riesce a far salire sulla sua auto un uomo di nome Jaden (Damson Idris) e lo rapisce credendo si tratti di un impiegato di alto livello. Sfortunatamente per lui, Jaden è solo uno stagista e il rapimento prende una piega disastrosa quando, a causa di un inseguimento con la polizia, la sua macchina rimane bloccata in un campo.

Chris rivela di avere con sé una pistola e chiede di parlare con il CEO della Smithereen, Billy Bauer (Topher Grace). Mentre la polizia inizia a raccogliersi attorno alla sua auto, la situazione assume i tratti di un incidente internazionale dove sia l’FBI che il team di ricerca della Smithereen, lavorano per salvare la vita di Jaden (più per ragioni pubblicitarie, che altro). Dopo diverso tempo, Billy Bauer viene contattato (interrompendo il suo voto di silenzio) e l’uomo, contro il parere di chiunque gli stia attorno, decide di parlare con il rapitore. Ed ecco che Chris gli rivela le motivazioni del suo gesto sconsiderato.

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Black Mirror: cosa succede davvero nel finale di Smithereen, In pezzi?

La vicenda prende una svolta inaspettata quando Chris dice a Jaden che la pistola che sta usando non è vera. Visto che la Smithereen sta usando la chiamata iniziata dall’uomo per parlare con Bauer per ascoltare ciò che accade in macchina e l’informazione viene passata alla polizia inglese, che ha circondato l’auto. Le forze dell’ordine iniziano ad avvicinarsi, ma appena Chris lo nota – grazie ai post sui social media delle persone che si trovano sul luogo del rapimento – decide di sparare un colpo, dimostrando che la pistola non era così finta, in fin dei conti. In risposta, i cecchini della polizia lo colpiscono a una spalla.

Furioso, l’uomo comunica definitivamente a Smithereen che ucciderà Jaden se Billy non accetterà di parlare al telefono con lui. Il CEO decide di concedergli la sua attenzione e lo contatta accedendo al suo account nel social network. Ora che i due possono finalmente parlare, Chris spiega di essere stato completamente dipendente da Smithereen in passato: era la prima cosa che guardava al mattino e l’ultima prima di andare a dormire. Una notte, mentre guidava verso casa con la sua fidanzata, Tamsin, riceve la notifica che qualcuno aveva messo “mi piace” a un suo commento, guarda il telefono per leggere e, in quel momento di distrazione, la sua auto si scontra con un’altra proveniente dal senso opposto. Tamsin rimane ferita in maniera fatale e l’altro guidatore muore sul colpo prendendosi la colpa dell’incidente: era ubriaco.

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Chris spiega che da allora i sensi di colpa lo ossessionano e che non avrebbe potuto raccontare a nessun altro questo segreto, se non all’uomo che aveva inventato la cosa che aveva scatenato tutto: un’app che crea una dipendenza tale, che è impossibile levarle gli occhi di dosso; una “pipa da crack”, dice Chris, con un dipartimento il cui compito specifico è quello di innalzare continuamente i livelli di dopamina dei suoi utenti, spiega Billy. A questo punto, però, Chris comunica a Billy che l’unica cosa che voleva era dirgli la sua, comunicargli la sua esperienza e gli chiede solamente di usare le sue conoscenze per aiutare una madre che aveva appena perso la figlia suicida, dandole accesso all’account della ragazza per scoprire le motivazioni del suo gesto.

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Chris dice a Jaden che è libero di andare: lui è pronto per porre fine alle sue sofferenze, uccidendosi con la pistola con la quale l’ha minacciato fino a quel momento. Jaden prova a persuaderlo e cerca di portargli via la pistola con la forza. Vedendo i movimenti concitati all’interno dell’auto, però, i cecchini della polizia sparano un colpo, mancando il bersaglio. Viene esploso un secondo colpo, ma questa volta non ne vediamo il risultato, solo la reazione dei vari personaggi allo sparo.

Per quel che ne sappiamo, sia Chris che Jaden (o entrambi) potrebbero essere stati colpiti dal cecchino. La risposta della maggioranza dei personaggi è difficile da decifrare. Lo scenario più probabile è che Chris sia stato ucciso, il che si adatta alle reazioni più neutrali a cui assistiamo. Un’interpretazione più nichilista, però, vede Jaden ucciso dallo stesso proiettile e la sua morte, semplicemente, non ha tutto l’impatto che ci si aspetterebbe: in fin dei conti lui era solo uno stagista.

Cosa significa davvero il finale del secondo episodio di Black Mirror, Smithereen?

Anche se è facile pensare che ormai i fasti di Black Mirror siano passati e che lo show non sia diventato altro che una ripetizione fine a se stessa sulla deriva della tecnologia, l’idea alla base della serie ruota sempre attorno a qualcosa che esisteva prima dell’arrivo della tecnologia. Che il fulcro sia l’approvazione degli altri (come era accaduto con Caduta libera) o il desiderio di assistere all’umiliazione di una figura pubblica (con in Messaggio al Primo Ministro).

Smithereens, quindi, non è altro che una nuova analisi sulla dipendenza. Chris riconosce di essere responsabile per l’incidente d’auto, ma incolpa coloro che hanno creato il social network, imputandogli di averlo appositamente reso tanto assuefacente. È una questione di responsabilità, che essa sia personale o collettiva. La colpa è della debolezza umana o della volontà del mercato di creare dipendenza per guadagnare di più? Questo ragionamento si applica al tabacco, all’alcol, al gioco d’azzardo. Nell’incidente d’auto che coinvolge Chris e la fidanzata, l’altro guidatore era ubriaco. Visto che Chris era distratto da un social troppo addictive, l’uomo alla guida dell’altra auto è considerato responsabile o la colpa è da imputare all’azienda che ha prodotto l’alcol che l’ha inebriato?

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La trama secondaria dell’episodio riguarda l’ossessione di Hayley – la donna che Chris incontra a una riunione per il superamento del lutto – per la password che le darebbe accesso all’account della figlia. Cerca disperatamente di accedere ai messaggi della ragazza, convinta che le permetterebbero di conoscere un lato di lei che, probabilmente, le era nascosto. L’obiettivo è dare un senso alla sua morte. Grazie a Chris ci riesce, ma non scopriamo mai cosa ci sia scritto nei messaggi o se ci sia un qualche indizio sul suicidio. Ma anche se così fosse, tutto questo non le ridarebbe quello che vuole davvero: sua figlia.

Il risultato della sparatoria ci viene deliberatamente tenuto nascosto per far passare un messaggio fondamentale: il risultato non è davvero importante. Siamo come le persone che si sono raccolte attorno all’auto di Chris con i telefoni in mano, pronti a raccontare agli altri quello che vedevano e pronti a ricevere notifiche. Tutte piccole dosi di dopamina, quante ne bastano per passare oltre, verso il prossimo obiettivo. Come ha spiegato il creatore di Black MirrorCharlie Brooker, a EW:

Si tratta solo di come questo enorme dramma – il giorno più importante nella vita di alcune persone – sia ridotto a coriandoli effimeri che passano e basta. Solo un’altra piccola notifica. Si tratta di vita usa e getta, un’altra distrazione per una miriade di altri individui.

Ironicamente, il montaggio finale mostra un guidatore leggere la notizia dell’accaduto sul telefono mentre una donna attraversa la strada davanti a lui: solo il clacson della macchina dietro di lui lo “sveglia”. Chris non è stato il primo e non sarà l’ultimo a vedere la sua vita crollare in pezzi minuscoli per colpa di una notifica. Dopotutto, nell’inquadratura finale, Billy chiude nuovamente gli occhi, letteralmente e figurativamente, davanti al danno che la sua compagnia sta perpetrando.

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