Anna: 5 motivi per vedere la serie Sky di Niccolò Ammaniti

Cinque motivi per recuperare assolutamente Anna, la nuova serie Sky di Niccolò Ammaniti ispirata al suo omonimo romanzo del 2015

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Anna è la nuova serie Sky di Niccolò Ammaniti che ha debuttato ieri, sia in prima serata su Sky Atlantic con una maratona che ha portato tutti e 6 gli episodi (da venerdì prossimo si possono recuperare nuovamente il terzo e il quarto e tra due settimane gli ultimi due), sia su Sky Box Set e Now (anche in questo caso lo show è recuperabile nella sua interezza). La realizzazione, ispirata all’omonimo romanzo del 2015 di Ammaniti, è una ventata d’aria fresca nel panorama seriale italiano, riuscendo a portare tanta qualità, un coraggio da vendere e una storia incredibilmente moderna ed affascinante.

Anna ci trasporta in un 2020 alternativo, dove un virus ha spazzato via tutta la popolazione adulta, lasciando in vita solo i bambini (la malattia esplode a partire dall’adolescenza). La nostra protagonista, Anna (Giulia Dragotto), combatte ogni giorno, insieme al suo fratellino Astor (Alessandro Pecorella) per sopravvivere in un mondo desolato e crudele, senza più leggi né garanzie, seguendo i consigli della defunta madre Maria Grazia (Elena Lietti), trascritti in un libro prima della sua morte. Un incipit affascinante che si sviluppa brillantemente in una corsa forsennata e suggestiva verso una speranza in un futuro migliore. Ecco cinque motivi per recuperare assolutamente l’opera.

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1. Anna: una cura estetica che lascia senza fiato

anna cinematographe.it

Fin dalle primissime battute della serie, è possibile segnalare una cura estetica che stravolge e mozza il fiato in più di un’occasione. Niccolò Ammaniti (alla sua seconda prova registica dopo Il miracolo) ha avuto un’evoluzione stilistica davvero impressionante e ciò non si nota solamente nei suoi movimenti di macchina che pongono sempre un’attenzione particolare al paesaggio e all’introspezione dei personaggi, ma anche nelle suggestive scelte fotografiche (con un mix di luci ed ombre, desolazione e opulente ricchezza) e, soprattutto, nell’accurata selezione delle location. L’intero comparto estetico dialoga in maniera coerente, regalando allo spettatore non solo uno spettacolo visivo vertiginoso, ma anche un profondo valore artistico che, nell’immagine e nell’estetica, nasconde più di mille parole.

2. Anna: una sceneggiatura matura e ricca di contenuto

Anna 5

La sceneggiatura di Anna, redatta da Ammaniti stesso insieme a Francesca Manieri (L’incredibile storia dell’Isola delle Rose, We Are Who We Are), riesce a racchiudere all’interno un universo tematico e contenutistico di gran valore. Se la storia parte come un classico viaggio di formazione, in cui i protagonisti sia interiormente che concretamente vanno incontro ad uno sviluppo, piano piano ci si rende conto che il copione racchiude molto altro. Nonostante, per tutta la serie, il perno narrativo rimane il concetto di morte dell’adolescenza e di società retta solo dall’infanzia, l’uso frequente dei flashback e di digressioni dà modo alla scrittura di esplorare altre tematiche come il profondo valore della scomparsa e del ricordo, l’importanza della cultura e della ritualità, il confronto con le leggi e la ricerca di una stabilità tanto agognata ma che si allontana passo dopo passo.

3. Anna: il talento del cast, per la maggior parte esordiente

Anna 3

Il cast della realizzazione, per la maggior parte, vede al suo interno interpreti esordienti, alla loro prima prova attoriale. La trama si concentra su un’intera società retta dai bambini senza più adulti e con alcuni adolescenti: per tale motivo, la produzione ha portato sul piccolo schermo tantissimi nuovi talenti che sono stati seguiti con intelligenza e tatto, facendo emergere delle prove artistiche davvero ottime.

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Giulia Dragotto (nei panni di Anna in versione adolescente), Alessandro Pecorella (Astor), Giovanni Mavilla (Pietro), Clara Tramontano (Angelica) e molti altri, sono la vera anima di Anna e hanno contribuito enormemente al brillante risultato finale. Menzione speciale anche al cast adulto, capitanato da Elena Lietti con sporadiche apparizioni di star del piccolo e del grande schermo (Tommaso Ragno, Roberta Mattei, Miriam Dalmazio, per citarne alcuni) che hanno dato un valore aggiunto importantissimo all’opera grazie alla loro esperienza e bravura.

4. Anna: le location della serie, ambientata in una Sicilia suggestiva e misteriosa

Location Sky

Come anticipavamo all’interno del primo paragrafo, grande attenzione è stata riposta nella selezione delle location del titolo. L’intera storia è ambientata in una Sicilia vuota e desolata, con scorci suggestivi e vuoti, ma pregni di un’anima popolare e culturale straordinaria.

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La carrellata di luoghi mostrati all’interno degli episodi, tra edifici abbandonati, piazze spoglie e silenziose e strade deserte, mostra, in maniera eccellente, il dominio della natura sull’uomo, che si traduce nel ritorno dei personaggi ad una società arcaica, dove il baratto, la religiosità e il folklore sono integrati nella quotidianità, senza la frenesia e il dinamismo che caratterizzano la nostra ansiogena e oppressiva vita di tutti i giorni. In un mondo distrutto, nel quale gran parte della popolazione è stata spazzata via, la primigenia corsa alla sopravvivenza prende di nuovo il sopravvento.

5. Anna: una colonna sonora variegata ed efficace

Anna ha una colonna sonora molto variegata che riesce ad esprimere pienamente le varie anime della produzione Sky. La miniserie si apre sulle note di Settembre di Cristina Donà, tema portante di ogni episodio, che introduce lo spettatore ad un universo altro, una realtà che esula la nostra quotidianità. Da questo magnifico brano, si sviluppa un comparto musicale che, se da un lato esplora il mondo adolescenziale, la ribellione e la nostalgia (quest’ultimo punto già affrontato ne Il miracolo), dall’altro, invece, con pezzi più ambient e strumentali, evoca un’atmosfera tribale e folkroristica, andando a tratteggiare perfettamente la nuova società che i bambini stanno costruendo con le loro mani. Preparatevi a brani di Loredana Bertè, Alan Parson Project, Ornella Vanoni, Alphaville e altri, che compongono un affascinante affresco dal profondo significato.

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