Neorealismo: 8 cose da sapere sul movimento culturale del dopoguerra

Il neorealismo è la corrente che identifica la cultura cinematografica italiana. Parallelamente all’industria Hollywoodiana, quella tricolore trovandosi al centro del secondo conflitto mondiale tarda nel venire alla luce. quando in America già nel 1907 cominciano a crearsi i primi set, con tanto di macchinari scenografici, in Italia invece il flusso viene interrotto dai conflitti
Nasce così solo nel dopoguerra, in ambito cinematografico, il neorealismo: il ruggito degli autori italiani che ad ogni costo e con qualsiasi mezzo, ci mostrano ancora oggi il periodo più buio del bel paese, segnato e messo in ginocchio dalla guerra e dalla crisi.  

Cosa si intende con Neorealismo?

ladri di biciclette neorealismo cinematographe.it

A livello storico il neorealismo incarna la rinascita di un paese segnato dalla guerra, la voce degli artisti che, con volontà di comunicare il vero, mostrano i problemi della vita comune degli italiani del dopoguerra, creando una narrazione dove la prima avventura da affrontare è quella della sopravvivenza urbana, in una città, in un paese, che fatica a rialzarsi.

Il periodo di sviluppo del neorealismo cinematografico va dal 1943 al 1955, in particolare Ossessione (1943) di Visconti è l’opera per cui viene usato il termine “neorealismo” per descriverne il montaggio e, in seguito, nel 1947 troviamo la sua perfetta definizione con Italo Calvino che, unificando il movimento letterario a quello cinematografico, lo definisce non come “un movimento organizzato cosciente” ma piuttosto un “insieme di voci” unite dalla “smania di raccontare”.

Che cosa è il neorealismo nel cinema? 

ossessione neorealismo cinematographe.it

Il Neorealismo, abbattendo le strutture fondate dal cinema hollywoodiano e l’industria cinematografica, si concentra sulla vita delle persone comuni, sottolineandone gli aspetti anche nell’esposizione tecnica, creando un metodo per mostrare i momenti quotidiani della realtà contemporanea, virando verso un’esposizione documentaristica.

In particolare in Italia segna un’impronta che ancora oggi influenza il nostro immaginario: l’uomo in balia delle vicissitudini e contro sé stesso che tra le ingiustizie del mondo e i propri errori cerca disperatamente di svoltare o magari semplicemente di rendere felici i propri cari. Inevitabilmente una corrente così forte non può che generare degli echi così profondi, in quanto movimento che segna la rinascita dell’arte in Italia dopo il secondo conflitto mondiale.

In che periodo si sviluppa?

Il periodo di massima produzione del cinema neorealista va dal 1943 al 1955, il degrado, la miseria data dal conflitto mondiale ispirò i nostri artisti, coinvolti dal dovere morale di raccontare le difficoltà della gente comune.

Come nasce? 

Neorealismo, locandine

Il neorealismo nasce come risposta alla crisi che va dal 1940 al 1945, che con la guerra e la lotta antifascista, sconvolse l’intero paese italiano cambiandolo fisicamente e mentalmente, possiamo dire che il movimento neorealista, nasce con la ricerca di una nuova identità da parte degli artisti, una ricerca che non si lascia fermare dalla crudezza del reale.

Chi ha creato il neorealismo?

Ossessione di Visconti, genera la parola che oggi prendiamo in analisi, ma il neorealismo, come abbiamo già notato dalle parole di Italo Calvino, è un movimento che nasce e cresce dentro ogni autore italiano che vive il suo territorio in quegli anni di confusione politica, miseria e fame. 

Attribuire un patrocinio ad un movimento del genere sarebbe come cercare di imbottigliare l’intero pensiero di rivalsa che nasce nell’animo degli artisti italiani, dopo anni di censura e cinema di propaganda politica. Il neorealismo è figlio del suo territorio, oltre che del suo tempo, definito dai dialetti e dagli ambienti, che sollevano le questioni che questa corrente ancora oggi ci racconta.

Quali sono le caratteristiche principali del neorealismo?

L’obbiettivo degli autori neorealisti era quello di rappresentare la vita senza mistificazioni, creando una vera e propria finestra sulla realtà, cercando di annientare quel linguaggio cinematografico che filtra e cambia il reale. Infatti oltre l’utilizzo di location realmente devastate dalla guerra o strade e ambienti di vita comune, è anche risaputo che gli attori utilizzati erano delle persone vere che vivevano il loro ambienti, persone comuni, attori non professionisti.

Quali sono i maggiori esponenti del neorealismo?

roma città aperta cinematographe.it

La poetica di Roberto Rossellini ci mostra uno schema ben definito, dove notiamo una narrazione carica di messaggi e scene potenti, rese ancor più tali dal fatto che tutto ciò che vediamo è la testimonianza di un paese fratturato, le immagini da lui proposte mostrano una realtà che veniva vissuta dal popolo italiano. La scomodità e la schiettezza delle opere di Rossellini innalzano Il movimento a notorietà internazionale, creando così un immaginario nel mondo dell’arte e non più solo nella cultura italiana.

Altra figura molto importante è Cesare Zavattini che si approccia al mondo del cinema attraverso la scrittura, creando delle sceneggiature, dalle sue opere si denota un’operazione di demistificazione del cinema ufficiale, mostrando un vigile senso della realtà e dei problemi umani e sociali. Zavattini tra i tanti collabora anche con Vittorio De Sica con I bambini ci guardano, dove attraverso la realtà, rappresentazione di unità familiari colpite da una violenta crisi, si carica di significati sociali e politici.

Quale film è considerato uno dei capolavori del cinema neorealista? 

ll film manifesto di questa corrente è proprio Roma città aperta di Roberto Rossellini. Infatti, oltre ad avere raggiunto fama internazionale, la pellicola è simbolo di ciò che il neorealismo vuole trasmettere, nonostante sia ancora legato alle strutture formali tradizionali. L’autore incrocia le storie di diversi personaggi, raccontando la città attraverso le loro esperienze, non nascondendo la violenza e la ferocia di quegli anni, dando forma alla realtà direttamente all’interno dello schermo. Altro film da citare è di Vittorio De Sica che, rispettando i canoni e le caratteristiche del neorealismo, fa vedere come nella miseria è semplice perdere noi stessi, presentando la storia dell’uomo di strada interpretato da Lamberto Maggiorani, mostrando non solo l’esperienza dell’uomo e la realtà della società, ma anche la tangibilità vissuta dal figlio del protagonista che, osservando il padre che perde tutto e viene maltrattato dalla città, è la testimonianza di ciò che stavano vivendo i bambini i quel periodo.