Venezia 75 – Emma Peeters: la recensione del film

Un film di grande equilibrio, mai tedioso o troppo prevedibile, diretto con mano sicura e con una protagonista accattivante.

Per Emma Peeters (Mona Chokri) è un periodo alquanto negativo. Sulla soglia dei 35 anni, insegue a Parigi da molto tempo il sogno di diventare un’attrice affermata e realizzata, ma nonostante gli anni di studio, gli sforzi e la determinazione, si trova sempre scartata ai vari provini e costretta a tirare avanti facendo la commessa in un centro commerciale.
La sua vita sentimentale è assente, la sua vita sociale si limita alla fedele ma un pò sciocca amica Lulù (Stephanie Crayencour), col padre (Jean-Henri Compère) e la madre (Anne Sylvain) ha un rapporto saltuario e freddo, tanto da cercare conforto nella  compagnia un pò deprimente dell’anziana Bernadette (Andréa Ferréol).
Alla fine decide, con sorprendente serenità e tranquillità, che nel giorno del suo compleanno metterà fine alla sua vita.
La decisione è tanto chiara e cristallina nella sua mente, che decide già di curare e studiare i dettagli del suo funerale, rivolgendosi all’impresa di pompe funebri di Alex (Fabrice Adde), ma proprio questo incontro sarà destinato ad influenzarla molto più di quanto creda nella sua decisione.

Emma Peeters – una commedia agrodolce e mai superficiale

Diretto e scritto da Nicole Palo, Emma Peeters è una commedia agrodolce e per nulla superficiale su quella fragilità, mancanza di autostima e sogni che sembra affliggere un sempre maggior numero di persone, soprattutto quei 30enni che ormai si sentono tagliati fuori dal nuovo millennio, dal mercato del lavoro, assediati da una gioventù che li tratta come soprammobile, pronta a rimpiazzarli con sprezzante efficienza.
Ecco che la Emma Peeters della bravissima Mona Chokri, assurge quindi a simbolo di una generazione, di un mondo sovente trattato con superficialità e sufficienza dal cinema, quello di chi fino a ieri (o almeno così sembrava) aveva ancora vent’anni, con tutto l’armamentario di sogni, speranze, spensieratezza e manie di protagonismo annesse.
Una mattina invece ci si sveglia e si fa i conti con una realtà dove il lavoro manca o non è quello che speravamo, nessun grande regista o imprenditore viene a bussare alla nostra porta, la modella di Virginia Secret o il fusto da copertina non sono nel nostro letto…

Emma Peeters – un’odissea personale a metà tra realismo e finzione, romanzo e cronaca di una crisi esistenziale

emma peeters cinematographe.itNicole Palo, grazie ad una bella fotografia di Tobie Marier-Robitaille (perfetta per valorizzare una Parigi sonnacchiosa e affascinante) e ad un montaggio equilibrato di Frédérique Broos, guida lo spettatore in un’odissea personale a metà tra realismo e finzione, romanzo e cronaca di una crisi esistenziale. E lo fa piuttosto bene.
Emma Peeters è un film di grande equilibrio ma non tedioso o troppo prevedibile, diretto con mano sicura e con una protagonista accattivante, molto credibile e nella quale lo spettatore (i trentenni in particolare) sono portati ad immedesimarsi in modo assoluto.
L’iter narrativo evita i deja vu o i cliché, strizza l’occhio alla commedia francese che fu, lasciando però da parte il romanticismo in virtù di un disastrato ed ironico percorso di tentata e goffa autodistruzione tra i più sgangherati mai visti.

emma peeters cinematographe.it

Tuttavia per l’intera durata del film, ben poco spazio viene dato agli altri personaggi, il che sicuramente è coerente con la natura dell’opera, ma che alla lunga rende il tutto forse un pò troppo monocorde, la protagonista forse un pò monca di quella definizione che solo un maggior confronto con gli altri poteva darle.
Ma è un peccatuccio da niente, e Emma Peeters ha l’altro grande merito di non sprecare tutto con un finale ovvio anzi, proprio il finale abbraccia una maturità e una visione della vita matura, realista ma non per questo sterile.

Regia - 3.5
Sceneggiatura - 4
Fotografia - 3.5
Recitazione - 3
Sonoro - 2.5
Emozione - 3.5

3.3