Festival di Venezia 2025, nasce il collettivo Venice 4 Israel: “L’arte non può essere ridotta a strumento di propaganda”
Il comitato Venice 4 Israel, nato a poche ore dall'inizio del Festival di Venezia 2025, è sostenuto da intellettuali, artisti e cittadini sia italiani che stranieri.
Mentre le prime grandi star di Hollywood, come George Clooney e Julia Roberts, sono già arrivate al Lido, al Festival di Venezia 2025 continuano le polemiche riguardanti la delicatissima situazione nella Striscia di Gaza. Lo scorso 22 agosto, con una lettera firmata da oltre 1.500 tra attori, registi e professionisti del settore, il comitato Venice 4 Palestine ha chiesto pubblicamente agli organizzatori di dare vita a spazi per denunciare il genocidio che il governo israeliano sta perpetrando a Gaza ormai da tantissimi mesi. A sorpresa, a poche ore dall’inizio ufficiale del Festival, è nato anche il comitato Venice 4 Israel.
Festival di Venezia 2025, dopo Venice 4 Palestine nasce anche il collettivo Venice 4 Israel: i dettagli

Nato dal gruppo Free4Futur e sostenuto da un migliaio di persone, tra cui intellettuali, artisti e cittadini italiani e stranieri, il comitato Venice 4 Israel ha rilasciato ha lanciato un appello. “L’arte non può essere ridotta a strumento di propaganda né piegata alle campagne di odio che circolano nel mondo. Con questa lettera al direttore della Mostra del Cinema di Venezia e agli altri responsabili della Biennale, chiediamo di difendere la libertà creativa e di opporsi all’uso distorto dei simboli culturali per diffondere antisemitismo e falsità. Crediamo che la Biennale debba farsi garante di un dibattito basato sulla verità, distinguendo nettamente tra arte e menzogna, tra creatività e pregiudizio. Per questo nasce il Comitato Venice for Israel: per proteggere il valore universale dell’arte e affermare che la libertà non può esistere senza verità“, si legge.
Venice 4 Israel chiede al Festival di Venezia 2025, definita “la più importante vetrina culturale italiana e una delle massime al mondo“, di non diventare una copertura per menzogne e antisemitismo. “La narrazione di un genocidio a Gaza, diffusa da Hamas e amplificata da reti di propaganda russa e iraniana, è un caso esemplare: un falso costruito a tavolino che trova spazio anche nei linguaggi culturali, fino a sembrare una verità acquisita. Siamo convinti che la Mostra di Venezia possa essere il luogo in cui si distingue tra creazione e manipolazione, tra immaginazione e propaganda. Un luogo che restituisca agli artisti di tutto il mondo lo spazio di libertà che meritano, senza piegarsi al linguaggio dell’odio. Con questo spirito chiediamo un confronto“. In risposta al logo ufficiale di Venice 4 Palestine, contenente riferimenti grafici al libello del sangue, il comitato si presenta con un logo che presenta sullo sfondo la bandiera di Israele. “Vi proponiamo di riconoscere il nostro logo: non un plagio, ma una risposta, un contrappunto a chi usa la grafica come arma retorica contro Israele. Perché la libertà artistica non può esistere senza verità“.