Cannes 2016 – Rester Vertical: recensione del film di Alain Guiraudie

Si ha la cattiva abitudine di attribuire l’aggettivo “onirico” a tutti i film che non seguono un filo logico-razionale facilmente afferrabile; questo gruppo, invece, dovrebbe accuratamente dividersi in due sottocategorie ben distinte: i film, appunto, onirici, in cui il regista vuole trasmetterci sensazioni e messaggi non tangibili ma ben precisi, attraverso il potere suggestivo delle immagini, e quelli semplicemente senza senso.
Rester Vertical, in concorso a Cannes 2016, per la regia di Alain Guiraudie pende pericolosamente per la seconda categoria, mettendo in scena una serie di situazioni forti ma non collegate da un filo logico o giustificate dalla presenza di un messaggio implicito agevolmente comprensibile. Ma partiamo dalla trama: lo sceneggiatore in crisi creativa Leo parte alla ricerca del lupo nel nord della Francia. Dopo aver cercato di adescare inspiegabilmente un ragazzino con la scusa di volerlo fare diventare attore, incontra e seduce Marie, una pastorella dallo spirito libero e disinvolto, madre di due bambini. Nove mesi dopo i due danno alla luce un bambino, mentre continuano a vivere nella casa del padre di lei, che ha sempre guardato Leo con diffidenza; dopo il parto, tuttavia, Marie sembra rifiutare di prendersi cura del figlio e, gradualmente prende le distanze anche dal compagno, che continua ad andare e venire dalla casa senza preavviso. Dopo la fuga di Marie con i due figli maggiori, Leo si ritrova da solo, assillato dal produttore al quale dovrebbe consegnare un lavoro mai completato e con un neonato a cui badare ed al quale è affezionato. Attraverso una serie di incontri, inattese collisioni (come le avance omosessuali subite dal padre della ex ed un’accusa per aver aiutato a morire un uomo sodomizzandolo) Leo farà qualunque cosa per “rimanere in piedi”, arrivando finalmente ad incontrare il lupo e, forse, ad addomesticarlo. Fin qui tutto chiaro? No? Bene, non vi chiarirete ulteriormente le idee guardando il film che, più di quanto narrato, mostra solo un indugiare sulle parti sessuali dei protagonisti durante sesso orale, masturbazioni, un parto naturale e copulamenti vari.

Rester Vertical: quando l’onirico si affaccia pericolosamente nel non-sense

Alain Guiraudie ha affermato di avere un interesse per il sesso ma di averne anche paura, ma il film non ruota nemmeno intorno alla fissazione sessuale, rimanendo confinato ad una sorta di flusso di (in)coscienza senza né capo né coda, se non quello di mostrare, nel più bizzarro dei modi, che un uomo (forse) omosessuale, desideroso di non avere vincoli e limiti ed in crisi sul cammino professionale da intraprendere nella vita, può avere più istinto materno di una donna.
E sì, forse lasciarsi andare alle libere associazioni può essere catartico anche per un regista, ma fare cinema implica la presenza degli spettatori all’interno della presunta seduta psicanalitica e lo spettatore vuole capire e, possibilmente, emozionarsi.
Qui non accade nessuna delle due cose, relegando a Rester Vertical la speranza (non così tanto vana) di essere premiato per lo stesso motivo per il quale – probabilmente – è entrato in concorso: la paura che il non averlo capito derivi da una qualche carenza da parte della giuria. Lo scopriremo la settimana prossima…
Nel cast di  Rester Vertical Damien Bonnard, India Hair, Raphaël Thiéry, Christian Bouillette, Basile Meilleurat, Laure Calamy, Sébastien Novac.

Regia - 1.5
Sceneggiatura - 1
Fotografia - 2
Recitazione - 2
Sonoro - 2
Emozione - 1

1.6