Tutto quello che sappiamo sulla seconda stagione di Westworld

Sin dal suo debutto, Westworld ha incuriosito immediatamente gli spettatori seriali. Ci si chiedeva, inizialmente, quanto questa nuova serie sarebbe stata in grado di stupire e mostrare qualcosa di nuovo e stupefacente. Il marchio HBO è stato il primo elemento di interesse. Dopo grandi serie come Il Trono di Spade o la recente e superba The Night Of, la nuova serie prodotta dal canale ha attirato il pubblico certo di avere tra le mani un nuovo prodotto di qualità. E così è stato.

Come ogni volta, al fine di raccontare al meglio il finale di stagione di Westworld, ci serviremo di un’analisi quantomeno approfondita alla trama della serie. Attenzione, quindi, agli spoiler.

The Bicameral Mind, ultimo episodio di questa prima stagione, ha concluso in bellezza una decade di episodi profondi ed intensi. L’episodio, composto da ben novanta minuti, ha risposto ad alcune importanti domande ancora senza risposta. Non solo, ci proietta immediatamente verso un futuro certamente diverso e capovolto.

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Dopo aver scoperto l’identità di Bernard, i tasselli di Westworld hanno iniziato a tornare al proprio posto. Bernard è una sorta di clone di Arnold. Il robot, assistente di Ford, è stato infatti costruito ad immagine perfetta di Arnold dallo stesso Ford dopo l’apertura del parco. Pian piano i fili si svelano e mettono a posto l’intricata rete di storie adagiate su diverse timeline.

Westworld si svolge su tre linee temporali diverse accomunate da un unico personaggio chiave: Dolores. Il personaggio interpretato dalla bravissima Evan Rachel Wood è una dei primi ospiti del parco e creatura di Arnold. Il primo frangente temporale vede protagonisti proprio Dolores ed Arnold e le loro conversazioni. Dolores ha iniziato a sviluppare una forma arcaica di coscienza. Il famoso labirinto, The Maze, diventato quasi un’ossessione, non è altro che la prova ultima, l’ultimo ostacolo atto a far sbocciare un’identità nata artificialmente ma sviluppatasi naturalmente. Proprio qui, scopriamo le ultime intenzioni di Arnold, deciso a boicottare il progetto Westworld poiché conscio del potere creato.

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La seconda timeline riguarda Dolores e William. Questa è molto importante perché sviluppa parallelamente le vicende dei due personaggi. Ma è nella terza timeline, quella ambientata circa trent’anni dopo l’apertura del parco e nel tempo presente, a rendere più comprensibile quella precedente. Scopriamo, infatti, che William non è altri che l’Uomo in Nero. Proprietario di maggioranza di Westworld è un uomo completamente cambiato dalla sua prima esperienza nel parco e dal suo primo incontro con Dolores.

Ma perché Dolores è così importante?

Il personaggio rappresenta l’evoluzione, la macchina che diventa umana, il robot che sviluppa una coscienza. D’altra parte Dolores è chiaramente una minaccia per gli interessi di questo mondo artificiale creato per divertire l’uomo. Come può esserci un umanoide dotato di libero arbitrio in un parco giochi per adulti? Dopo le ultime vicende di The Bicameral Mind, nulla sarà più come prima. Specie se si pensi al fatto che Dolores non è l’unica ad aver compreso la menzogna della sua creazione. La stessa Maeve, magistralmente interpretata da Thandie Newton, riesce con cinica freddezza a plasmare due dipendenti di Westworld e costringerli ad obbedirle dopo aver scoperto la propria rudimentale identità.

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Alla fine di questa prima stagione vediamo capovolta l’utopica armonia di questo mondo artificiale. Tutto è nel caos e gli ospiti non sembrano più così malleabili. Cosa accadrà?

Nonostante si siano posti nuovi interrogativi, la prima stagione di Westworld ha concluso un cerchio. Quello della creazione del parco e del potere di Dolores e degli altri ospiti. Tuttavia la vera partita inizia ora. La narrazione lenta dei primi episodi si è rivelata cavallo di battaglia di una sceneggiatura intrecciata ma potente. Una narrazione che ha accompagnato lo spettatore ad interrogarsi esponenzialmente costruendo un’interesse sempre più accentuato dalla voglia di carpire i segreti più profondi di Westworld. Abbiamo scoperto solo la punta di un enorme iceberg.

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HBO ha colpito nuovamente ed ha stupito con una serie (non originale – ricordiamo che è ispirata al film del 1973) complessa ma al tempo stesso ipnotica. Una magistrale regia, e la già citata precisa e volutamente incompleta sceneggiatura, è guidata da una cast stellare. Anzitutto va elogiata l’interpretazione di Anthony Hopkins qui in stato di grazia come non lo si vedeva da tempo. Una bella rivincita per un attore del suo calibro che ha visto, in alcuni ultimi ruoli, delle scelte non proprio felici. Non dimentichiamo, poi, Jeffrey Wright come Bernard Lowe, James Marsden come Teddy Flood, Ben Barnes come Logan, Jimmi Simpson nelle vesti di William e Ed Harris come la sua versione più anziana, l’Uomo in Nero. Infine le già citate Evan Rachel Wood e Thandie Newton, eccellenti protagoniste femminili.

Westworld non è una tipica serie da binge-watching. Ha bisogno di prendersi il suo tempo per essere catalizzata e compresa fino in fondo. Non solo. Ha bisogno del suo tempo anche per esser scoperta e goduta. Westworld è anche questo. È una serie ricca di piccoli dettagli estetici, visivi e sonori che la rendono unica e particolare. Una serie difficile da lasciar andare dopo la prima visione.

Ed ora? Non ci resta che attendere un anno intero per la seconda stagione. Clicca QUI per scoprire le ultime novità di Westworld.

PANORAMICA RECENSIONE
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione