The OA: recensione del pilot della serie sci-fi Netflix

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Forse vi sarà capitato di sentirla nominare e avrete anche sentito che è la serie più assurda dell’anno. The OA è un nuovo show originale Netflix che ha debuttato sulla piattaforma il 16 dicembre scorso. È stato creato da Brit Marling (che è anche la protagonista) e da Zal Batmanglij, che ha curato la regia degli otto episodi che compongono la prima stagione. Ma perché viene definita “assurda”? Basta la prima puntata per capirlo, ma non preoccupatevi: niente spoiler.

La serie è incentrata su Praire Johnson. Sette anni prima la ragazza, cieca fin da bambina, era svanita nel nulla. Ora è tornata confusa, turbata e decisamente vedente. Dov’è stata per questi sette anni? Come è riuscita a riacquistare la vista? Cosa sono quelle strane cicatrici che le ricoprono la schiena? Sembrano molte domande, certo, ma si tratta solamente della prima puntata: ne sorgeranno molte di più.

The OA

The OA: dove la curiosità è il punto forte

Netflix ci ha offerto alcune delle serialità più interessanti dell’ultimo periodo. The OA fa parte di questo filone, sebbene si allontani da qualunque altro show visto finora. Ciò che lo distingue è un particolare molto importante: non è chiaro di cosa la serie parli esattamente. Non è chiaro cosa stia succedendo alla protagonista. Non è chiaro quale sia il contesto in cui avviene la narrazione. Si parla di rapimenti alieni? Di mondi paralleli? Di scienziati pazzi? Si parla di divinità e di oltretomba?

The OA punta tutto sulla curiosità dello spettatore. Il primo approccio alla serie è, senza mezzi termini, di confusione totale. Ci si ritrova spesso a chiedersi cosa stia succedendo, dove si voglia andare a parare e cosa più unica che rara: è una confusione decisamente voluta. Se sia stata una decisione saggia, poi, potremo deciderlo solo tra qualche episodio.

The OA: tra confusione voluta e ambientazioni misteriose, ci si è persi qualcosa?

Per quanto sia inevitabile sentire il desiderio irrefrenabile di continuare la visione di The OA dopo il primo episodio, si percepisce una sensazione precisa: manca qualcosa. L’attenzione, forse, è troppo concentrata sul confondere lo spettatore, sul lasciarlo in sospeso tra ipotesi e ambientazioni diverse. Si sono persi in un sceneggiatura che potrebbe rivelarsi col tempo interessante, ma che divaga e divaga con l’unico scopo di farci girare la testa.

The OA

Il cast procede senza infamia e senza lode, nel quale non spicca nessuno in particolare. La protagonista Brit Marling interpreta un ruolo mediocre, che non richiede – per ora – un eccessivo sforzo emotivo. Attorno a lei troviamo Jason Isaacs (John Wick), Emory Cohen (Come un tuono), Scott Wilson (The Walking Dead dal 2011 al 2014), Phyllis SmithAlice Krige (Thor: The Dark World), Patrick GibsonBrendan Meyer (The Guest), Brandon Perea e Will Brill.

La regia procede un po’ claudicante, faticando nel mantenere alta l’attenzione con una fotografia che ci fa sentire, dall’inizio alla fine, più che negli Stati Uniti, in un Nord Europa biondo, bianco e blu. Spicca, nell’ensemble, la colonna sonora: un gioiello d’atmosfera, filo rosso che accompagna la narrazione.

Ovviamente, vogliamo dare a The OA il beneficio del dubbio: raramente un pilot basta per inquadrare una serie. Quell’atmosfera confusa con la quale ha deciso di caratterizzarsi potrebbe essere – e con buona probabilità sarà – il suo punto forte, ciò che la distinguerà nell’enorme palinsesto del 2016. Netflix stessa ha avvisato i suoi utenti di pazientare e di vedere tutti e otto gli episodi prima di giudicare: non mettiamo le mani avanti e speriamo che ogni nodo venga al pettine.

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