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Damon Lindelof ha parlato dell’idea avuta per il finale di Lost e di come la ABC abbia scelto di prolungare la serie tv a 6 stagioni

Una delle critiche mosse nel corso del tempo contro Lost era che i suoi creatori stavano “inventando la storia strada facendo”. Premettendo che avere una roadmap ben pianificata non rappresenta una garanzia di successo, nelle scorse ore il co-creatore e showrunner della serie tv, Damon Lindelof, durante un’intervista rilasciata a Collider ha rivelato che gli sceneggiatori sapevano dove volevano arrivare con lo show ma non potevano raggiungere il traguardo fino a quando ABC non gli avrebbe permesso di porre la parola fine sulla serie. Sotto i vincoli della rete, Lindelof e il co-showrunner Carlton Cuse hanno impiegato tre anni per convincere ABC a consentir loro di mettere un punto alla serie, e solo in quel momento hanno potuto finalmente iniziare a gettare le basi per il grande finale.

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Ma l’idea per il finale di Lost ha preso vita abbastanza presto nella produzione dello show, poiché Lindelof ha dichiarato che sin da subito gli era piaciuta l’idea di concludere la serie con la morte di Jack (Matthew Fox):

Sapevamo un sacco di cose all’inizio. Una delle cose che sapevamo da molto tempo era che la serie sarebbe finita con la morte di Jack. Sarebbe stata la fine del suo arco narrativo… la simmetria di iniziare con gli occhi che si aprono e di terminare con gli occhi chiusi ci è sembrata davvero buona. Ma poi, dato che Lost era uno spettacolo che si dilettava nella narrazione non lineare e ci piaceva saltare nel tempo, abbiamo iniziato a innamorarci molto dell’idea che avremmo potuto raccontare la sua esperienza post-morte all’interno dello spettacolo, e come potevamo nasconderlo? Come potevamo dare al pubblico ciò che chiedevano sin dal pilot: è questo un purgatorio? Sono tutti morti? Perché quando qualcuno ti fa una domanda, credo – perché almeno succede così con me – ti stanno in realtà dicendo quello che vorrebbero davvero.

Alla domanda “Sono tutti morti?“, il co-creatore di Lost ha spiegato che avevano guardato verso la stagione finale e il finale dello spettacolo come un modo per discutere della crescita dello spirito umano dopo la morte:

Mi sembrava che ci fosse una grande idea dietro Ai confini della realtà e Il sesto senso, secondo cui la vera crescita dello spirito umano avviene in realtà dopo la morte. Questo è lo scenario in cui, libero dalla spirale mortale, puoi davvero dare un’occhiata a te stesso e capire alcune cose prima di salire, scendere, trascendere… insomma, prima di essere inviato da qualche parte.

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