lady dynamite

Il 20 maggio fa il suo ingresso sulla piattaforma streaming più famosa del mondo  Netflix, la sit-com american Lady Dynamite.

Lady Dynamite è creata da Pam Brady e Mitch Hurwitz, e ha come protagonista la comica Maria Bamford nei panni di se stessa. La serie sviluppa una sorta di mockumentary che gira attorno alla vita frenetica, e dalle mille sfumature, di Maria.

Nell’arco dei suoi dodici episodi, Lady Dynamite cerca di trasportare lo spettatore in una sorta di circolo vizioso a più livelli, simulacro della mente della protagonista stessa.

Le varie scatole che si aprono e si chiudono, se vogliamo osare un paragone visionario alla David Lynch, rimangono però incastrate sul loro stesso meccanismo. Fin dal pilot abbiamo una visione piuttosto confusionaria della scena, quasi grottesca. Si gioca su battute spesso scontate e a volte patetiche, che indubbiamente rispecchiano il personaggio protagonista di cui la serie vuole parlare, ma non risultato efficaci.

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Lady Dynamite, un’implosione poco convincente e priva di originalità

Dando qualche linea veloce di trama, Lady Dynamite è uno show nello show. Maria Bamford non solo interpreta se stessa, o per meglio dire una versione di finzione di se stessa, ma  le viene affidato un programma tutto suo che si chiama proprio Lady Dynamite.

Maria Baford è una comica piuttosto famosa del Duluth, in Minnesota. Dopo aver scoperto di essere bipolare, e aver passato l’ultimo periodo della sua vita in clinica, le viene proposto di realizzare uno show per poter raccontare se stessa e i differenti periodi che contraddistinguono la sua vita.

Fin dal pilot, la narrazione appare frammentata e appesantita da numerosi flashback che si uniscono con le diverse realtà proposte dalla protagonista. È davvero complesso capire quale sia la realtà dello show e quale, invece, l’immaginazione di Maria.

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Sebbene il meccanismo sia molto interessante, purtroppo i vari intrecci che si tentano di sviluppare non vengono mai sciolti, e si rimane intrappolati in un groviglio di differenti realtà.

Ad appesantire, e anche infastidire, nel complesso, c’è la mancanza di una vera e propria comicità nei dialoghi. Tutto è esageratamente posticcio e patinato. Talmente tanto inverosimile da far crollare del tutto la condizione di verosimiglianza che accetta lo spettatore nel momento in cui si pone alla visione di un prodotto audiovisivo.

Indubbiamente l’interpretazione di Maria Bamford è sopra le righe e anche molto interessante, eppure appare sullo schermo piatta, senza colpire o rapire l’attenzione. Un personaggio che così come entra potrebbe uscire tranquillamente. Stesso difetto hanno anche gli altri personaggi che, inevitabilmente, vestono un ruolo di mera funzione.

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Per essere un prodotto originale Netflix, Lady Dynamite non ha lo stesso smalto e grinta di alcuni suoi predecessori di genere. Basta fare semplici esempi con titoli come Unbreakable Kimmy Schmidt, che tra l’altro sembra essere ripresa a grosse linee da questo format, e Master of None. Comedy con una loro identità che, nonostante i loro paradossi, sanno comunque tenere sempre ben alta l’attenzione dello spettatore, appassionandolo e creando quell’efficace rapporto di empatia con i personaggi protagonisti.

Lady Dynamite parte da un’intuizione notevole. Un gioco degli specchi che, sicuramente, se sviluppato meglio, avrebbe decisamente accattivato i suoi telespettatori. Purtroppo la resa finale dello show è deludente, per non osare con la parola scadente.

Privo di attrattiva e divertimento. Una serie altamente dimenticabile e dalla quale stare alla larga.

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