Magdalena Kolesnik su Sweat: mi sono trasformata in Sylwia Zajac e ho provato “una sensazione di sollievo”

Il regista Magnus von Horn parla di Sweat, il film sull'influencer Sylwia Zajac, insieme alla protagonista Magdalena Kolesnik.

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Sweat è il lungometraggio di Magnus von Horn, film che indaga le giornate e le notti di Sylwia Zajac, interpretata da Magdalena Kolesnik, influencer polacca in rapida ascesa che si occupa di fitness e che deve affrontare le conseguenze di una diretta su Instagram nella quale racconta in lacrime di soffrire di solitudine. Quella di von Horn è un’opera che ha il sapore quasi del documentario, che sembra volerci raccontare una storia comune da un punto di vista diverso, che allarga lo sguardo e va dietro lo schermo del cellulare per mostrare le verità della vita di Sylwia.

Intervista a Magnus von Horn e Magdalena Kolesnik

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La prima domanda è forse la più facile, da cosa ha avuto origine l’idea del film?

Magnus: “Volevo mettermi alla prova con una realtà che fosse molto, molto lontana dalla mia. Per questo ho scelto questo personaggio, una influencer, che poi tra l’altro è una fitness trainer, per cui è una categoria particolare di influencer. Volevo vedere se si potessero scoprire dei tratti in comune tra la mia realtà e quella di una persona così lontana da me. Poi, quando ho iniziato a lavorare con Magda per la creazione di Sylwia, è stato come scoprire  passo dopo passo questo personaggio e capirne l’umanità per quanto le nostre vite, quella mia e quella di un’immaginaria Sylwia siano distanti.”

La sensazione è che nel film ci siano due forze che si scontrano, da una parte il corpo di Sylwia, dall’altra le emozioni e i sentimenti che vanno al di là della sua perfezione fisica, ciò che esplode consapevolmente o inconsapevolmente durante una diretta Instagram. Da una parte c’è costruzione di sé attraverso l’esercizio fisico, dall’altra l’accettazione di sé, delle proprie fragilità; è stato molto difficile unire, anche nella scrittura, queste due spinte?

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Magdalena:C’è un paradosso molto interessante. Da una parte c’è la necessità di lavorare sul proprio corpo che in realtà è segno di debolezza, c’è spesso la mancanza di accettazione del fatto che il corpo invecchi e poi, inevitabilmente, muoia, dall’altro lato c’è la vulnerabilità di Sylwia, l’aspetto del suo carattere che più mi ha colpita, ma in realtà è la parte di lei che la rende più forte. Queste due dimensioni è come se lungo il film si scambiassero di segno perché il bisogno di mostrare un corpo forte è sinonimo di insicurezza in realtà, dall’altra non nascondere la propria fragilità è in realtà sinonimo di forza.”

Marcus: “Sono d’accordo con Magda. È così importante che questo cambiamento è rappresentato proprio dalla struttura stessa del film, infatti all’inizio è il corpo ad essere forte, alla fine invece sono il carattere, i sentimenti di Sylwia ad avere la meglio.”

Magdalena: “È ironico come ci siano determinate situazioni all’interno della storia, pensiamo alla presenza di Sylwia nello show televisivo, che ti portano a nascondere la parte più forte di te che è quella emotiva per mostrare quella prettamente estetica, quella dell’aspetto del corpo.”

L’intento del film sembra essere non solo quello di mostrare la mercificazione del corpo ma anche di entrare nel meccanismo dell’esibizione. Sylwia non riesce più a mostrarsi per quello che non è o a mostrare la parte che tutti vorrebbero vedere di lei, quella sempre sorridente, energica, atleticamente pronta. Sylwia è una statua, un totem e appare almeno all’inizio vuoto al suo interno ma poi lungo il film la protagonista sembra svegliarsi, denudarsi dal torpore e mostrarsi per quello che è. Come avete lavorato insieme per mostrare questo meccanismo?

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Magnus: “Volevamo dare un’importanza drammatica agli eventi; il film racconta la vita di Sylwia in tre giorni. Ci sono delle situazioni normali, banali della vita quotidiana di Sylwia e di ciò che ha dentro, ma ci sono poi eventi, pensiamo a quello dello stalker, più ‘spettacolari’ che risultano più d’impatto – l’episodio dello stalker è il momento di massima tensione. Ci sono tanti altri avvenimenti emotivi – il compleanno della madre, l’incontro con l’amica d’infanzia, il rapporto con i suoi seguaci, l’uscita con l’amico – che contribuiscono a creare il momento di rottura che si ha nel finale, che preparano l’aggressione finale. Il lavoro è stato proprio quello di creare tutto il contorno per arrivare all’apice. La scrittura del personaggio fin dalla stesura aveva uno scopo, quello di arrivare alla catarsi di Sylwia, è stato tutto finalizzato a quel preciso atto con cui si conclude il film.”

Magda: “La domanda ricorrente che facevo a Magnus era, ‘Che cosa posso aggiungere al personaggio nell’ultima scena? Che cosa posso fare per andare oltre?’. Lui mi diceva che dovevo levitare, in senso metaforico ovviamente. L’ultima scena è stata molto forte, un momento collettivo perché molti della produzione hanno interpretato personaggi secondari, vestendo i panni dei membri del tv show a cui partecipa Sylwia. Attorno a quel momento c’era molta attesa, ci sarebbe stata la catarsi di Sylwia. Tutti erano quindi lì, attorno a me, io ero solo la scatola che avrebbe dovuto aprirsi per far uscire il personaggio, però tutti quanti hanno partecipato moralmente all’affrancamento, alla liberazione di Sylwia. Questo è stato molto bello, spirituale, condiviso con tutti.”

Sweat e il rapporto col corpo

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Sylwia è il suo corpo, è attrazione mediatica, prodotto da vendere, è vittima e carnefice, è vetrina ma è anche specchio; si parla di un corpo mostrato eppure è anche corpo “nascosto”. Magdalena, si percepisce la tua vicinanza a Sylwia, quanto è stato difficile per te raccontare l’invisibile?

Magdalena: “Sì, è stato un processo molto difficile, mi sono data molto al personaggio. Mi sono allenata per un anno intero per poter essere pronta fisicamente per il ruolo. C’è stato tanto impegno sul piano fisico e anche personale, ho dovuto rinunciare ad alcune relazioni. Sicuramente è stato totalizzante diventare quest’altra persona e in parte, alla fine, ho provato quasi una sensazione di sollievo però è stato un viaggio importante, che mi è servito. Grazie a Sylwia ho scoperto tante cose di me.”

Leggi anche TFF 2021 – Sweat: recensione del film 

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