Quale futuro per Cinecittà? All’incontro ANAC anche Pupi Avati, “ecco cosa dovrebbe fare lo Stato!”

L’Associazione Nazionale Autori Cinematografici (ANAC) in una diretta streaming ha affrontato il problema del futuro di Cinecittà.

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Si è tenuto sabato 13 marzo l’incontro in streaming presentato da Francesco Ranieri Martinotti, Presidente di ANAC, sulla propria piattaforma www.anackino.it, con gli autori, i produttori, i professionisti, i lavoratori e le Istituzione del cinema italiano per affrontare l’argomento sulla rinascita Cinecittà. Rinascita nella quale l’intero settore deve essere coinvolto dopo l’inconcludente periodo della privatizzazione.

Già nel luglio del 2014 l’Associazione Nazionale Autori Cinematografici (Anac), con l’appello “Salvate Cinecittà”, chiedeva alle istituzioni che “Cinecittà e l’Istituto Luce tornassero ad essere punto di riferimento produttivo del cinema mondiale e fossero restituiti a quel ruolo pubblico di volano per il rinnovamento e il rilancio del cinema italiano.” L’appello arrivava dopo anni di battaglie condotte dall’Anac insieme ai sindacati per evitare che sui terreni degli stabilimenti di via Tuscolana si realizzassero i progetti edilizi speculativi gestiti da una cordata di imprenditori che poco avevano a che fare con il cinema. Così nel 2017 si realizza finalmente quanto richiesto con insistenza dagli autori e dai lavoratori: Cinecittà ritorna in mano pubblica.

cinecittà

Con l’ultima legge di Bilancio è stata infine approvata la trasformazione in società per azioni dell’Istituto Luce Cinecittà, a cui dal 2017 fanno capo gli “studios”. Ma in cosa deve consistere questo rilancio? “Si investirà nello sviluppo dell’industria cinematografica attraverso il potenziamento degli studi cinematografici di Cinecittà per migliorare il livello qualitativo e quantitativo dell’offerta produttiva” si legge nel PNRR. Sì, ma in che modo?

Per rispondere a queste e molte altre domande e per avere una panoramica più ampia su cosa rappresenti Cinecittà per il cinema italiano e mondiale, l’Anac si è incontrata in Live Streaming con molti degli autori, registi, produttori, tecnici e con le Istituzioni del cinema italiano. Ne è emerso un webinair ricco di contenuti che mette in primo piano il ruolo fondamentale che tutt’ora Cinecittà svolge per tutto il cinema e il mondo dello spettacolo.

Sono intervenuti all’incontro: Pupi Avati, Giovanna Gagliardo, Giuseppe Gaudino, Mimmo Calopresti, Dante Ferretti, Enzo De Camillis, On. Massimiliano Smeriglio (Parlamento europeo, Europa Creativa), Nicola Borrelli (MiC), Donatella Palermo, Roberto Perpigliani (Fidac) Francesco Rutelli (ANICA), Gian Luca Curti (CNA), Marina Marzotto (Agici), Sabina Di Marco (Slc Cgil), Luciano Sovena (Roma Lazio Film Commission), Giorgio Gosetti (Casa del Cinema), Pasquale Cuzzupoli (tecnico del colore).

Pupi Avati: “Cinecittà è il cinema italiano”

Il primo ad intervenire è il regista Pupi Avati, uno dei più apprezzati autori del nostro cinema, vincitore nel 1990 del David di Donatello per Storia di ragazzi e di ragazze e del Nastro d’Argento 2020 per Il Signor Diavolo.

Cinecittà è il cinema italiano. Le prime volte che ci sono entrato da turista ho vissuto le emozioni più forti della mia vita. Io mi trovo a preparare un film sulla vita di Dante Alighieri, quindi un progetto con ambizione sterminata che affronteremo con i mezzi della produzione del cinema italiano abituale quindi non americana.”

Pupi Avati

Il suo nuovo progetto sarà quindi un film sulla vita di Dante Alighieri, di cui quest’anno ricorrono i 700 anni dalla morte. Un film ambizioso che il regista bolognese vuole tutto italiano, dalla produzione al comparto tecnico, che potrebbe essere un’ulteriore occasione per la rinascita di Cinecittà.

Poter ricostruire la Firenze medievale negli studi di Cinecittà, come previsto, darebbe al mio film una valenza, una credibilità e un’atmosfera di verosimiglianza che non potremmo trovare da nessun’altra parte.

Pupi Avati è chiaro: il riguardo che lo Stato dovrebbe avere nei confronti di Cinecittà dovrebbe essere soprattutto quello di creare una commissione ad hoc, fatta da persone competenti, per la sua gestione. “Si accompagnino certi progetti e si dia modo a tutti i registi italiani di girare nei teatri di posa, che richiede un know how del tutto speciale. È questo il cinema vero a cui penso ancora dopo oltre 50 anni che lo faccio”.

Dante Ferretti: “Cinecittà è la mia casa”

La discussione prosegue con la produttrice Giovanna Gagliardo, che ha realizzato un bellissimo documentario su Cinecittà, la quale sottolinea come sia necessario renderla competitiva e imprenditoriale. “Penso che l’imprenditorialità non solo serva, ma credo che serva un pozzo di soldi per rimettere in piedi una macchina”.

Il tre volte premio Oscar Dante Ferretti, scenografo italiano che vanta collaborazioni in importanti produzioni hollywoodiane come quelle di Scorsese, Terry Gilliam e Tim Burton, ricorda i suoi inizi a Cinecittà. Fu grazie a Federico Fellini che Ferretti conobbe i grandi registi americani, tutti ugualmente innamorati di Cinecittà che – sottolinea – si tiene in piedi grazie alle tantissime professionalità del comparto tecnico (scultori, costruttori, pittori, scenografi…).

Cinecittà
Il set di “Gangs of New York”, scenografia di Dante Ferretti

Proprio su questo punto torna anche Enzo de Camillis, scenografo e regista italiano, che vorrebbe che Cinecittà tornasse a essere un punto di lavoro per gli artigiani come era in passato. “Ricordiamoci che all’interno degli stabilimenti c’erano spazi dedicati ai mestieri artistici. Scultori, tappezzieri, laboratori scenografici e falegnameria, magazzini di arredo e laboratori di effetti speciali, fioristi e centri creativi e laboratori per giovani leve. Tutte le attività artigianali oggi non ci sono più.”

Sulla stessa linea Sabina Di Marco (Slc Cgil) che aggiunge come sia fondamentale l’importanza della formazione e dell’aggiornamento delle professioni, con l’aggiunta di una specializzazione nelle nuove professioni digitali.

Cinecittà: cosa dicono le Istituzioni?

Nicola Borrelli, direttore generale Cinema del Ministero della Cultura (MiC) ha fornito una panoramica ottimistica sul futuro di Cinecittà, sottolineando allo stesso tempo come una parte del merito per aver conservato le professionalità che ci sono oggi vada anche al Ministero. “Il Ministero ha sempre fatto il possibile e l’impossibile esponendosi anche a critiche per evitare la dispersione del patrimonio anche professionale di Cinecittà e il passaggio in mano pubblica è stato un momento conclusivo che ha tolto via alcune incoerenze e incongruità che, nel corso dei decenni, il percorso di privatizzazione ha dimostrato”.

Borrelli prosegue evidenziando come la Legge di Bilancio intervenga su Cinecittà prevedendo anche una governance differente che la trasforma in società per azioni “e dispone un aumento di capitale sociale di 10 milioni legato a una progettualità e un piano industriale che deve essere, quanto più possibile coerente e credibile”. Sottolinea che c’è piena sintonia con il nuovo governo e piena volontà di portare a termine il percorso intrapreso e conclude affermando che “il problema principale è la mancanza di spazi, di studi. Alcune produzioni non possono essere ospitate a Cinecittà per mancanza di spazi”.

Francesco Rutelli, presidente di Anica, dal canto suo pone l’attenzione sugli investimenti fatti dal governo anche sul piano urbanistico.

“Stiamo parlando del principale investimento di natura urbanistica che possa avvenire nella città di Roma. Esige che si faccia un piano industriale, che ci sia una squadra e anche un capoprogetto all’altezza di un disegno di questo tipo che è il raddoppio dell’attuale Cinecittà con investimento pubblico molto rilevante anche se, per adesso, solo sulla carta.”

L’incontro si è concluso con un nuovo ottimismo per il futuro di Cinecittà che, lo ricordiamo, sono gli studi cinematografici più grandi d’Europa e i secondi al mondo dopo quelli di Hollywood. La speranza è, ovviamente, quella di far tornare a splendere un luogo iconico e magico come quello di via Tuscolana che continua a essere lo spazio fondamentale del cinema italiano e mondiale.

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