Paolo Santamaria spiega la missione del festival Cinema e Ambiente Avezzano tra film, “Antropocene” e sostenibilità

La nostra intervista a Paolo Santamaria, il direttore artistico del Cinema e Ambiente Avezzano racconta tutto ciò che rappresenta il festival e l'importanza di unire l'arte alla sostenibilità.

Parla del suo progetto, con passione e intensità Paolo Santamaria, regista e direttore del Festival Cinema e Ambiente Avezzano, dal 13 al 21 giugno 2022, giunto alla sesta edizione, un Festival che unisce la scoperta dei film in concorso alla dottrina della consapevolezza ambientale, che riflette su tematiche ambientali legate ai rifiuti, al cambiamento climatico e allo sviluppo sostenibile attraverso l’immediatezza del linguaggio cinematografico. Racconta un lavoro enorme, durato mesi, che porta ad Avezzano oltre 60 pellicole, internazionali – anche con premiere internazionali e mondiali -, ospiti dall’estero, oltre 50 registi.

Festival Cinema e Ambiente Avezzano: un modo per aprire gli occhi e stimolare

Sembra una domanda banale ma da cosa è nata l’idea/l’esigenza che ha dato origine al Festival Cinema e Ambiente?

Io sono direttore artistico ma sono anche regista con la sua carriera da portare avanti, con la sua casa di produzione con i prodotti audiovisivi che va in giro per il mondo. Il discorso è che siamo proiettati all’esterno per quello che è la chiave, l’ottica imprenditoriale ma siamo anche proiettati all’interno per quello che sono le nostre radici per cercare di dare un valore aggiunto, per riportare un’esperienza che abbiamo maturato al di fuori sul nostro territorio. Quindi abbiamo fatto questa scelta un po’ fuori dagli schemi di voler trattare la nostra casa come una fucina, operativa, artistica, laboratoriale, atta a creare delle evoluzioni, un processo antropologico. Cerchiamo di stimolare l’attenzione del pubblico a creare vari substrati culturali o quelli legati alle tematiche ambientali e creare un’esigenza da parte della popolazione di creare delle abitudini che un paese dell’entroterra, di provincia, non ha, grazie alle persone che vengono da fuori. Abbiamo la regista ucraina Andrea Odezynska, qui con sua figlia, che presenta il suo film in anteprima mondiale, un film girato tra il Donbass e la Crimea, estremamente attuale che tratta di un disastro ecologico. Per noi è fondamentale raccontare le esperienze di vita, in modo da portare al nostro pubblico soprattutto marsicano queste storie e aprire lo sguardo. Quindi il primo motivo è stato culturale. Dal punto di vista ambientale vogliamo che questo evento stimoli l’esigenza ulteriore di tutelare la terra in cui viviamo che è la regione verde d’Europa, si trova al centro di un promontorio ecologico che ha più molti parchi importanti. Noi siamo abbracciati da questi parchi che ci cullano e dobbiamo portare l’attenzione su quelli che sono i problemi ambientali che il nostro territorio bellissimo vive, legati all’inquinamento, ha tantissime discariche abusive, all’abbandono scellerato dei rifiuti. Avezzano è una città che ha un’altissima percentuale di raccolta differenziata porta a porta però, essendoci un grande afflusso di migranti per via del Fucino (quest’area che un tempo era un lago, il terzo più grande d’Italia, e adesso è diventata una piana per coltivazioni intensive che quindi attrae tantissimi migranti dal nord d’Africa) – e questo è interessante dal punto di vista sociale – porta a creare una spaccatura, a non fare inserire, all’interno del sistema sociale, queste generazioni che hanno quindi la problematica dell’abbandono dei rifiuti, essendo legati a grandi produttori, che non hanno la prassi della raccolta. Questo per dire che è un territorio verde ma ha dei grandi problemi ambientali, il Fucino stesso ha delle grandi criticità, c’è stato un cambiamento del territorio quando a fine 800 è stato prosciugato e c’è stato un cataclisma dal punto di vista climatico, siamo passati da un clima mite ad un clima  di meno 30 gradi d’inverno e questo ex lago ha portato a questa bomba ecologica. Per noi questo è importante ed è il punto che vorremmo toccare nei prossimi anni. Da un lato vogliamo aprire gli occhi su orizzonti nuovi e possiamo fare questo grazie al cinema, solo chi viene dal di fuori può stimolare chi non ha la possibilità di fare queste esperienze, dall’altro vogliamo dare più attenzione dal punto di vista ambientale e quindi fare conoscere questa terra meravigliosa che non è solo rifiuti a chi viene da altri paesi e che probabilmente non ci sarebbe venuto se non per il Festival. Questi sono i due motivi principali, oltre ovviamente perché siamo appassionati di cinema e crediamo nelle sue possibilità. Ci siamo rivolti a tutte le generazioni ma dal prossimo anno vogliamo rivolgerci soprattutto alle nuove generazioni, integrarci con le scuole, organizzare un laboratorio perenne a livello scolastico per inculcare nei più giovani una visione ambientalista e stimolare delle riflessioni per una società differente e dia loro una motivazione per tornare, a chi studia all’estero, e per restare. Per questo abbiamo più eventi, curiamo questo Festival, poi il Garofano Rosso che è un Festival molto particolare, poi avremo la prima edizione del Cinema Abbruzzo Campus che è una residenza artistica nazionale che ospiterà registi da tutto il mondo e sarà solo la prima di tante edizione, che va a colmare un vuoto dovuto alla mancanza di una Film Commission sul territorio e che con la nostra casa di produzione cerchiamo di colmare. Tentiamo di stimolare il territorio con un lavoro a tutto tondo.

Festival Cinema e Ambiente Avezzano: l’importanza del rapporto con il territorio ovvero l’importanza del lavorare in sinergia

L’anno scorso avete realizzato il Festival mentre c’erano ancora mascherine, restrizioni, Cinema e Ambiente Avezzano ha come scopo quello di mostrare come abitare il mondo, ancora di più forse in questi anni, quando la parola d’ordine è stata ed è ripartenza. Come è stato organizzare il Festival quest’anno?

“L’anno scorso abbiano voluto dare un segnale, il festival c’è stato dall’1 al 3 giugno, forse è stato il primo, o uno dei primi Festival in Italia. Abbiamo operato in pieno coprifuoco, eravamo in piena zona gialla, dovevamo terminare ogni attività alle 23.00, se non erro, e le persone volevamo continuare a guardare ed è stato anche emozionante da questo punto di vista. A noi il covid ha stimolato in fase creativa, non l’abbiamo visto come un limite. L’edizione dell’anno scorso è stata più intensa perché si sono attivati tantissimi canali digitali per poterci connettere con i registi del resto del mondo, per far sentire la nostra presenza, anche a distanza, che ha permesso un avvicinamento da parte di tutti questi registi con interviste fatte a distanza. L’anno scorso abbiamo diviso il Festival per ovvi motivi: una parte a giugno con i registi distanti ma vicini grazie ai canali digitali, e poi un recall, a fine ottobre, con le premiazioni ed è stato bello perché tutti i registi sono venuti dall’estero. C’è stata una presenza di cuore.

La pandemia è stata un’opportunità per progettare, infatti quest’anno siamo usciti con un’edizione in cui la nostra progettualità sta esplodendo e i frutti li raccoglieremo nei prossimi due-tre anni. L’ambito artistico richiede un periodo di stasi per poi ripartire. C’è bisogno di questa altalenanza, la non continuità è fondamentale in modo che ci siano energie veicolate nel modo giusto. Quest’anno è un esame per dire stiamo facendo qualcosa di un po’ più in grande che coinvolge un po’ di più la cittadinanza e i registi chiamati in causa. Abbiamo numeri maggiori, molti più registi, ma soprattutto abbiamo inserito, attraverso il tema dell’Antropocene, l’uomo al centro, una serie di talk tematici che vogliono far riflettere grazie al cinema, al mezzo artistico in generale e al mezzo scientifico. Stiamo facendo anche un grande lavoro sul territorio, è importante la sinergia con le realtà a noi vicine, quindi non solo il patrocinio delle partnership fine a sé stesse ma la realizzazione di una serie di eventi condivisi che permettano di creare un vero tessuto fertile su cui operare, ad esempio il lavoro che siamo facendo con la delegazioni del FAI, con la delegazione del WWF, con la delegazione UNICEF, ma abbiamo anche il contributo e il patrocinio della Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura, con il patrocinio del Parlamento Europeo e del MITE – Ministero della Transizione ecologica. Sono però fondamentali i rapporti con le realtà territoriali perché sono fondamentali per diffondere e disseminare il messaggio sul territorio. Questo non l’abbiano potuto fare perché c’era molta paura ancora di creare eventi, quest’anno abbiamo potuto estendere il Festival, fare più incontri in presenza. Siamo consapevoli che stiamo facendo un evento a lungo termine, non possiamo sparare tutte le cartucce quest’anno, noi sappiamo già cosa vorremmo fare nel decimo anno. Ci piace fare tutto, fatto bene, far maturare anche sul territorio, ospitare i 50 registi.

Inquinamento e trattamento dei rifiuti, tematiche sempre più trattate

Mi stai parlando di un percorso lungo e di una visione al futuro, siamo alla sesta edizione, che evoluzione c’è stata dal punto di vista della narrazione dei film?

“Premetto che i primi anni il Festival era più piccolo e proiettavamo film prodotti dal centro sperimentale e delle grandi produzioni. Il primo film che è stato proiettato è stato Wall-e, grande successo. Era bello creare quel momento di comunità, e devo dire che il film racconta una tematica molto precisa. Io ritengo che sia proprio la tematica che tratta Wall-e, quella che vedo più presente nei film che partecipano al Festival: l’inquinamento, il trattamento dei rifiuti, cosa che nell’edizione del 2019, che è sta la prima grande edizione grazie al finanziamento SIAE – bando che vinsi nel 2019 -, ho visto una grande crescita di questa tematica, specchio anche dei nostri tempi. Si sente l’esigenza di trovare una soluzione, è anche vero che un film che partecipa ad un Festival quest’anno è un film che è stato scritto nel 2020 e girato nel 2021, è un film che è già vecchio, mettiamola così, un caso incredibile è il film sull’Ucraina. Quello che noi vediamo oggi per certi versi è già il passato, per quanto noi vogliamo promuoverlo come il futuro, è uno sguardo che guarda un po’ indietro. L’attenzione su questa materia è reale e tangibile e questo porterà dei frutti ed è per questo che noi facciamo cinema ad Avezzano.

Abbiamo dovuto creare una sezione ad hoc, PLANET B, per contestualizzare questa tipologia di film. Noi quest’anno abbiamo dovuto creare anche un’altra sezione perché quando si parla di ambiente si parla di tanti aspetti, per forza di cose dobbiamo fare un po’ d’ordine, spesso non è il film meglio girato quello più potente ma alle volte è quello che tratta la tematica in modo più particolare, e anche per questo abbiamo creato queste quattro sezioni.”

Festival Cinema e Ambiente Avezzano: Antropocene e sostenibilità, due temi fondamentali per Paolo Santamaria

Le due parole di questo festival sono Antropocene ma anche sostenibilità. In che modo e in che senso raccontate attraverso le varie sezioni queste tematiche?

“Antopocene è un termine che va di moda in questo periodo, ci appassiona; è una parola che ha tanti significati e dovrebbe diventare gergo comune, dovremmo interrogarci su questa parola e sull’impatto che si ha sulla terra. Il discorso della sostenibilità è un discorso molto generico ma è un discorso che noi troviamo in tutto ciò che facciamo, noi cerchiamo di porci rispetto al mondo che ci circonda seguendo delle regole, un protocollo. Ogni evento è inquinante e quindi noi cerchiamo di avere il minor impatto possibile. Quest’anno non abbiamo stampato manifesti stradali, forse ne faremo uno, da mettere fuori dall’arena. Abbiamo fatto una conferenza stampa non in pompa magna ma a fianco di una discarica abusiva che da anni si trova nel nostro territorio, che si trova tra due aree comunali ma che nessuno vuole prendersi la briga di bonificare perché ha dei costi molto alti. Le nostre azioni concrete le facciamo, come ad esempio usare il plastic free, in modo da portare un messaggio reale – altrimenti si potrebbe dire fanno un festival sull’ambiente e poi non si interessano della tematica nella realizzazione dell’evento stesso -, non è solo con le proiezioni che veicoli il messaggio, anzi con le proiezioni consumi energia. Il problema è che nessuna amministrazione comunale è preparata ad un evento green. Il messaggio che cerchiamo di trasmettere con azioni concrete traduce il termine sostenibilità. Per quanto riguardo il sito proviamo ad usare il digitale il più possibile, abbiamo una partnership con Tree-Nation e l’impatto del nostro sito è azzerato dalla piantumazione che Tree-Nation fa per noi. Cerchiamo di avere il minor impatto possibile. Cinema e Ambiente nasce da me e dalla cooperativa Ambecò – è grazie al loro stimolo che nasce questo Festival non solo da una mia idea – che da più di vent’anni si adopera sul territorio marsicano per queste tematiche e oggi raccolgono dei frutti.”

Paolo Santamaria parla del Festival Cinema e Ambiente: la creazione di un punto d’incontro

amuka Cinematographe.it

Mi sembra chiaro che il tuo progetto voglia mettere in relazione arte/cinema/ ambiente ed educazione ambientale, è un agire insieme per favorire il dialogo sull’integrazione, sull’inclusione e sull’accoglienza così da rafforzare la comunità fatta di persone attente all’ambiente e favorire lo scambio e l’incontro. Lo fate soprattutto con Cinema e Ambiente Green Experience.

“L’obiettivo della sezione è proprio quello di creare un punto d’incontro tra industria audiovisiva, tematiche ambientali, pubblico e protagonisti e rendere il tutto non passivo. L’industria cinematografica per quanto stimolante è pur sempre passiva, questa sezione vuole rendere tutto ciò attivo, farlo diventare punto di scambio, il dare una risposta, togliere un dubbio. Vogliamo creare una progettazione partecipata che è propria della visione del festival. Per noi è fondamentale creare un circolo virtuoso e reale con il territorio e aver già chiuso degli accordi con i licei, con le primarie per l’anno prossimo ci porterà a lavorare con le nuove generazione in maniera più concreta e tangibile, sono cose che abbiamo già fatto in passato ma vogliamo renderle più continuative, organizzando anche dei cineforum, un corso di alfabetizzazione cinematografica, stimolato anche dai nuovi bandi. Lo scambio che c’è tra popolazione e protagonisti per non farlo diventare un percorso elitario ma un evento partecipato in tutto e per tutto. Questo sicuramente il nostro obiettivo, renderlo un evento che la gente aspetta perché cambiando anche il singolo si fa un passo avanti, questo modo di pensare nasce dalla mia formazione scout: lascia il mondo meglio di come lo hai trovato. L’attenzione ecologica resta, l’attenzione ai più fragili resta, dare dei buoni consigli; non è vero che l’uomo prende, anche solo a livello osmotico, il negativo, viene influenzato anche da ciò che è positivo. I buoni precetti sono importanti.”

Festival Cinema e Ambiente: eventi, emozione e inclusione

Quali sono le cose assolutamente imperdibili di questo Festival?

“Ciò che è importante è non perdersi l’emozione di tutti quei registi che presentano un loro film per la prima volta e lo fanno ad Avezzano e da regista ti dico che le prime me le ricordo tutte. Anche se ci sono quattro persone a vederlo rimarrà un ricordo indelebile per sempre. Godersi il valore di essere stato il primo, rimanere per sempre un ricordo di quella persona. Secondo punto sono gli incontri, sono tutti imperdibili e poi gli eventi speciali, un evento teatrale in bicicletta, un evento green, uno spettacolo esperienziale che si terrà domenica mattina, credo siano particolari, rari per una località come Avezzano. Sono orgoglioso che quest’anno riportiamo in joëlette sul nostro monte Velino una persona con disabilità con tanti volontari che si alterneranno, documenteremo il tutto e lo racconteremo il prossimo anno, sarà un modo ulteriore per rappresentare la sostenibilità delle fragilità.

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