Outcast

Si è tenuta lo scorso 19 Aprile la première europea di Outcast, nuova serie FOX, tratta dall’omonimo fumetto di Robert Kirkman, autore del celebre The Walking Dead, e del disegnatore Paul AzacetaOutcast è la prima produzione originale di Fox International Studios per Fox Networks Group e sarà in onda da giugno su Cinemax negli Usa e sui canali Fox in 127 paesi del mondo. In Italia potremmo vedere Outcast dal 6 Giugno.
Outcast è una suggestiva horror story ambientata nella fantomatica città di Rome, in West Virginia. Il focus principale è Kyle, uomo che fin da bambino è sempre stato perseguitato da inquietanti presenza demoniache. Ora Kyle è cresciuto e ha scoperto di avere un forte potere in sé. Quella di Kyle, presentato in Outcast, sarà una continua battaglia tra bene e male, presente e passato. Un tour di demoni reali e fittizi. A far parte del cast troviamo il giovane Patrick Fugit (Almost Famous; Gone Girl), interprete del protagonista Kyle Barnes; Philip Glenister (Life on Mars) nei panni del reverendo Anderson; Wren Schmidt è l’apprensiva “sorella” di Kyle, Megan, in continua lotta per essere resa più partecipe della vita dell’uomo; Reg E. Cathey (The Wire, House of Cards) è il comandante Giles, amico del reverendo Anderson; Kate Lyn Sheil interpreta invece l’ex moglie di Kyle, Allison Barnes. Il 21 Aprile abbiamo assistito al Junket Press di Outcast, organizzato dalla FOX, in cui abbiamo avuto il piacere di conversare con il cast.

Non è comune vedere nei film sull’esorcismo un bambino che combatte il malefico e la persona impossessata dal demonio. Ci spiega la sua scelta?

Patrick: È allarmante! Penso che l’intenzione di Roberts sia stata quella di allarmare. Non è stata una decisione o uno sviluppo che abbiamo preso a cuor leggero. Volevamo assicurarci che il bambino, Joshua, sembrasse malefico abbastanza da spingere tutti i bottoni, affinchè Kyle agisse in maniera violenta. Non è qualcosa che Kyle vuole fare, e se ne vergogna subito dopo, ma è quello di cui ha fatto esperienza nella sua stessa adolescenza, la perpetuazione della violenza  a causa della sua esperienza personale. E, a questo punto nella sua vita, lui ha perso ogni cosa a causa di questa entita’ ed è fonte di grande frustrazione che in lui si trasforma in violenza. Ma, si è un po’ folle!

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Avete mai letto qualcosa prima di girare questa serie o durante le riprese?

Reg: Per quello che riguarda me, raramente non ero presente durante le audizioni. Robert mi ha chiamato a casa ed ero così eccitato, e parlavamo, e lui mi spiegava che il film sarebbe stato interessante. Poi abbiamo parlato della mia parte e lui ha detto: “Se guardi nel fumetto in un pannello l’uomo è bianco, non preoccuparti, lo cambiamo”. Generalmente, quando questo succede, Hollywood ti vuole dire qualcosa, ma ho imparato a non credere  a nessuna delle parole di Hollywood. Sono famosi per dire bugie. Ma Robert è uno uomo così generoso. Il modo in cui mi  ha detto quello che voleva a proposito del personaggio è stato incredibile, cosi’ ho detto immediatamente: “Accetto!” E lui mi a detto: “Non vuoi che ti mandi una sceneggiatura?”  E io ho detto: “No, la tua parola è sufficiente”. Sono così felice cha abbia pensato a me. É un vero onore. È stato divertente. L’audizione è stata favolosa.

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  • Wren: Noi due abbiamo fatto una audizione insieme per una grande serie qualche mese prima ed è stato un test durato per un intero giorno e nessuno di noi due è stato accettato. E poi 8 mesi dopo eravamo di nuovo insieme a fare una audizione per Outcast.
  • Kate: Si, ho letto il fumetto quando ero sul set mentre giravo il pilot ed è stata un’esperienza meravigliosa avere così, subito, tante informazioni sul mondo che stavamo cercando di ricreare.
  • Philip: Per quello che riguarda me, ho ricevuto la telefonata e ho fatto la mia audizione da casa mia. Infatti, mia moglie ha filmato tutto, un incubo…

Come lavora Robert con voi attori sul set? Vi dirige verso una interpretazione precisa o lascia a voi la possibilità dell’improvvisazione?

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  • Patrick: Lui dice: “Non fate stronzate e rimane in silenzio”. Gli piace mantenere la posizione dello scrittore di fumetti e del creatore. E si assicura che la nostra struttura sia solida e che siamo tutti sulla stessa nota per quanto riguarda come i personaggi devono sentirsi, come si evolvono nel corso dell’episodio. Ha stabilito una lingua comune a cominciare dal primo episodio e ce l’ha offerta e se qualcuno andava fuori riga, lui interveniva dicendo: “Ehy, non fare così!”
  • Wren: È bravissimo, perchè se gli fai una domanda su qualcosa a cui hai pensato ti ascolta, condivide la tua opinione, o semplicemente ti spiega perché l’idea non va. C’è sempre spazio per input creativi e libertà da parte nostra, quando siamo sul set. Non mi sono mai sentita come se una mannaia mi pendesse sulla testa.

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Lo show è molto pauroso ma una delle paure più grandi, che traspare in Outcast, è  la solitudine. Cosa pensate di questa tematica  e del personaggio di Kyle?

  • Patrick: Io parlo per me stesso. Non mi pace la solitudine voglio avere le persone che amo attorno a me, e una cosa che volevo rappresentare è che Kyle vuole la stessa cosa nella sua vita. Vuole amare e essere amato, ma si tiene tutto dentro e resta solo cosi’ puo’ proteggere la sua “tribu’???”. È la cosa piu’ toccante che attribuisco a Kyle
  • Wren: Io penso che esplorare le tenebre è una delle cose più forti che noi attori facciamo. Arriviamo a toccare ambiti remoti cosa che ha anche una azione catartica sul pubblico. Ma penso anche che esplorare la solitudine sia un’esperienza umana veramente universale, che tutti abbiamo, ed è una  cosa buona e allo stesso tempo negativa. Anch’io non amo la solitudine ma penso anche che ti faccia crescere. Al contrario, nel nostro show, la cosa che è incredibile da guardare è che non chiameresti Kyle un anti eroe.  Penso che le sue azioni, almeno nel momento in cui lui cerca di segregare se stesso dal resto della comunità, perché sta cercando di proteggerla.
  • Reg: È buffo che sia una serie guidata così fortemente dalla personalità  dei personaggi che ognuno di loro scopre il proprio senso della nostra esclusione e così è molto profondo. C’è qualcosa in più del semplice fatto che il  diavolo arriva in West Virginia, c’è la disintegrazione della famiglia, la disintegrazione del branco, un uomo che si separa dal resto della comunità per proteggere la sua gente ma si carica così di pathos che finisce per avere tutta la tribù con sè. E poi c’è il demonio da combattere. Tutti ci siamo chiesti quale sia il vero demonio che si deve combattere.

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C’è  più male dentro Outcast o in Frank Underwood?

Reg: Frank Underwood è un mostro in un mondo di mostri. In “Outcast’ noi siamo una comunità che puè essere tradotta come una famiglia che ha a che fare con un mostro sconosciuto. Quindi, il mostro sconosciuto fa sempre più paura. Il mio rapporto con Frank, per i primi due anni ero il suo unico amico. È stato bello, però, passare da “House of cards” a questo gruppo di belle persone. In House of cards eravamo solo io e Kevin, che era bello. Ma io preferisco tutte queste belle facce.

Qual è stata la vostra prima reazione quando avete letto la sceneggiatura del pilot? Specialmente la prima scena con Joshua, lo scarafaggio e il dito?

Patrick: Molte di quelle scene sono venute bene nella loro esecuzione. È un po’ strano quando le leggi ma è importante come le mettono insieme e come Gabriel le rappresenta e il modo in cui le scene sono strutturate, sono queste le cose che fanno accapponare la pelle. A me è piaciuta molto la scena del fratello e della sorella; anche la riconnessione di Kyle e del reverendo, il fatto che capisci che c’è una grande storia dietro e tanta tensione. Poi sono arrivato a scoprire cosa c’era dietro e ho detto ‘Wow’.

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Reg: Mi piace l’evoluzione della relazione, attraverso il viaggio della serie, tra  Kyle e il reverendo. Dice così tanto a proposito dei rapporti in generale pur essendo paurosa! È stato bello farlo.

Wren: Ecco quello che mi attirava era la storia dei rapporti. Io ero un po’ preoccupata la prima volta che ho letto la sceneggiatura, E questo prima che sapessi che fosse proprio Robert Kirkman, quel Robert Kirkman. E ho pensato che se quella sceneggiatura fosse nelle mani sbagliate sarebbe potuta diventare qualcosa di terribile. Temevo che l’esorcismo potesse non essere convincente. Ho pensato sicuramente che tutti lo avrebbero considerato ridicolo.

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