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In occasione della quattordicesima edizione della Festa del Cinema di Roma è stato presentato The Irishman, ultimo film diretto da Martin Scorsese e interpretato da Robert De Niro, Al Pacino, Joe Pesci, Harvey Keitel, Anna Paquin, Bobby Cannavale, Stephen Graham, Jack Huston.

A Roma il regista ha presentato il film e ha risposto alle domande dei giornalisti durante la conferenza stampa che si è tenuta poco dopo la prima proiezione del film.
“Il desiderio di realizzare questo film ha a che fare con Robert De Niro: l’ultimo film fatto insieme a lui è stato Casinò, molto tempo fa. Abbiamo provato a trovare un soggetto e un personaggio su cui lavorare insieme. Il personaggio di The Irishman ci è piaciuto subito perché non è articolato, però è emozionante. E dalla reazione di De Niro alla lettura del suo personaggio abbiamo trovato elementi su cui costruire qualcosa di più profondo.”

Scorsese spiega qual è il senso finale del suo ultimo film, una sorta di gangster movie a tinte malinconiche: “The Irishman riflette sul tempo, sull’amore, sull’età, sul tradimento, sul concetto di mortalità. Tutte le faccende su chi abbia ucciso chi, e tutto quello che accade nel mondo (l’uccisione di Kennedy, ndr), sono tutte cose che passano col tempo. Ci siamo sentiti a nostro agio perché avevamo le stesse emozioni al riguardo, anche per via dell’età che abbiamo. […] I temi esplorati nel film sono importanti in ogni periodo, in ogni epoca”.

Martin Scorsese ha presentato The Irishman alla Festa del Cinema di Roma 2019

E continua: “Che una persona creda in una religione o no, il film parla di religione. Il personaggio taglia fuori la sua famiglia, ma il conflitto, la violenza, risiede tutto quanto nel passato e nessuno, col tempo, se ne ricorda: in questo senso, il film è molto malinconico. La malinconia è il dover accettare la morte come fase del percorso vitale. Puoi batterti contro la mortalità, ma esiste, e da questo nasce la malinconia del mio film. L’accettazione della fine della vita.”

Riguardo le emozioni che possono scaturire dalla visione del film, Scorsese afferma: “Ho percepito che non ci fosse bisogno di un tipo di esaltazione del crimine tipico del gangster. Anche l’indulgenza, di solito elemento tipico e ricorrente nel genere crime, cade nel finale. Le emozioni potrebbero esserci, e di vario tipo, ma non abbiamo mai pensato di rendere il film spettacolare. La spettacolarità è, in un certo senso, interiore. Vista la struttura di Zaillian, sapevo già come costruire il film a partire dalla lettura della sceneggiatura: la struttura era precisa, e prevedeva che si restasse tutto il tempo col personaggio. Non si spiega molto: si resta con il protagonista e si vede cosa succede, passo dopo passo, senza spesso capirlo prima.”

Martin Scorsese a RomaFF14: “spero che il cinema possa continuare a supportare il cinema”

Il regista si esprime anche riguardo il passaggio dalla fruizione in sala a quella, domestica, resa possibile grazie all’avvento delle piattaforme: “Si deve vedere il film, non com’è stato realizzato. Che si veda un film su un iPad, su un telefono, su una tv oppure in una sala, si deve vedere soltanto il film e non il processo di realizzazione che c’è dietro. Netflix, nel nostro caso, è stata fondamentale per la grande indipendenza economica che ci ha concesso, e per me è stato un buon accordo. Un regista non può avere il controllo su come il proprio film sarà visto dagli spettatori: molti film in passato venivano visti su piccoli televisori in bianco e nero, per esempio, e non in sala. Non sempre si ha la fortuna di vedere i film nel miglior modo possibile, come in questa sala. Quello in cui spero è un cinema che possa continuare a supportare il cinema, i film, come quelli di Wes Anderson, per esempio. Anche se ultimamente continua a supportare i parchi a tema, più che il cinema. Inoltre dobbiamo smettere di pensare che il modo migliore di vedere un’opera sia in sala, perché ogni film ha il suo “metodo migliore” di fruizione”.

Nel film ci sono riferimenti al contesto storico, ad esempio l’omicidio presidenziale, ma non c’è alcun intento moralizzante: “Non c’è modo che si possa consentire di imparare dal passato, perché il passato ci viene raccontato attraverso la televisione e perché quelle cose vengono oggi percepite differentemente. Non è un’esperienza reale, è uno schermo. E il tempo spazza via tutto. Non c’è modo di fare esperienza del passato, e questo è un fatto. È in questo che risiede la malinconia del film, sul concetto che nulla importi davvero, perché tutto passa.”

The Irishman sarà in sala il 4, il 5 e il 6 novembre prima di arrivare su Netflix il 27 novembre.

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