Intervista a Marco Merola: “ADAPTATION vuol dire cambiare”, anche al cinema!

La nostra intervista a Marco Merola, fondatore di ADAPTATION, un progetto che promuove l'adattamento (ma non la resa!), anche al cinema!

Dal 13 al 21 giugno 2022 l’Abruzzo, la regione con più Parchi naturali e aree protette, ospita il Festival del Cinema e Ambiente Avezzano. In concorso 61 film che vedono il coinvolgimento di ben 90 registi; presenti 15 Paesi e previste 16 anteprime italiane e 3 anteprime internazionali.
Per l’occasione abbiamo incontrato il giornalista e divulgatore scientifico italiano Marco Merola. Communication manager di tanti progetti scientifici internazionali promossi dall’Università di Roma La Sapienza, che si avvale di diverse collaborazioni lavorative per Geo, National Geographic, Focus e BBC Science.

Fondatore di ADAPTATION, un progetto giornalistico transmediale che riflette sull’emergenza climatica, attraverso una informazione consapevole che non allontani il pubblico dalle scelte politiche, ma che lo renda partecipe e sensibile verso buone pratiche già predisposte in altri Paesi. L’obbiettivo principale è quello di creare connessioni, tramite una partecipazione fisica ed emotiva.
ADAPTATION è un progetto che nasce nell’era dei social; i social oggi rappresentano un nuovo tipo di linguaggio, più immediato e diretto ed hanno il privilegio di una condivisione più rapida ed immediata.

Marco Merola: “ADAPTATION vuol dire fare cose, cambiare il proprio modo di vivere il pianeta”

Marco Merola cinematographe.it

Seppur non sia semplice parlare di questi temi, ha notato una differente attenzione generazionale nel comprendere lo stato di gravità della problematica ambientale?
“Si secondo me si, c’è maggiore sensibilità da parte delle nuove generazioni che si “approvvigionano” di notizie e informazioni che fluiscono principalmente attraverso i social; è difficile pensare che un ragazzo legga un quotidiano o segua TG; non per mancanza di interesse ma perché a volte filtrano molto rispetto a ciò che invece fornisce chiaramente la rete e i social media in particolare. Questo procura a chi fa il lavoro di giornalista vari tipi di pubblico al quale bisogna fornire i mezzi utili per due tipi di esigenze: l’alfabetizzazione e il punto di vista anagrafico. La comunicazione si differenzia secondo il mezzo che si usa, si ha l’idea del social non come un mezzo immediato, io preferisco considerarlo leale e scrupolosamente attento nel fornire informazioni; il problema climatico, non ha immediatezza, se ci fosse si tratterebbe di una brutta notizia, ma l’ottica è quella della solution journalist, da non confondere con le buone notizie, ma che consiste nel riferire una problematica e le possibili soluzioni, stipulando un concetto di informazione costruttiva per adattarlo al cambiamento climatico.”

ADAPTATION istruisce a convivere con il problema, ma la convivenza intesa come resa, come limite evolutivo o possibile risalita e quindi soluzione?
“La parola ADATTAMENTO da sempre è stata equivocata, non vogliamo una resa, in 130 anni abbiamo operato in modo tale da stravolgere il pianeta per sempre, stiamo parlando di meno di un secolo e mezzo a fronte dell’intera storia pianeta, pochissimo. Noi siamo ospiti sul pianeta, la natura fa il suo corso a prescindere. Adattamento, adaptation, spiega ai politici e ai governanti mondiali che devono portare le loro comunità ad agire. Una cosa è rassegnarsi, altro sono le azioni di adattamento. Adattamento vuol dire convivenza, vuol dire fare cose, cambiare il proprio modo di vivere il pianeta, tutti dobbiamo fare qualcosa per rendere la vita possibile di fronte ai sempre più evidenti impatti quotidiani CATASTROFICI. Il tempo si è contratto, gli eventi sono più potenti e frequenti: ecco dove scatta la reazione di adattamento. Tutto questo prevede di farlo ora non domani, per adesso siamo lontani dall’emissione zero, i tempi ammessi prevedono una ventina di anni, vista la situazione attuale sembrerebbe impossibile ma se dovessimo arrivare a raggiungere questi dati, non significa assolutamente che l’atmosfera cambierà improvvisamente, ma che impareremo a convivere confrontandoci con una natura potentissima, fuori controllo per nostra responsabilità”

​Secondo lei la classe politica italiana si impegna in maniera effettiva nella salvaguardia dell’ambiente e sostiene concretamente l’attenzione di tantissime aziende che sono rivolte ad una eco-sostenibilità vera?
“I costi e gli investimenti da parte della politica sono minimi, l’Italia va avanti tramite l’autonomia di piccole realtà. I tempi politici sono scollati dalle esigenze immediate. Girando varie regioni, entrando nei territori, nei piccoli comuni, grazie a questo progetto, abbiamo scoperto, abbiamo compreso quanto le comunità locali, le singole città e le realtà più piccole stanno facendo da sé seguendo dei piani validi per una concreta ideazione di adattamento, attraverso propri sostentamenti economici che si basano sui propri bilanci o sui finanziamenti europei. Ma Il progetto, mira anche a questo, raccontare il territorio facendolo conoscere anche e soprattutto a chi abita quel territorio. Siamo un Paese ricchissimo, ma non lo sappiamo e non lo sfruttiamo positivamente ma negativamente”

Il cinema del futuro potrebbe essere più eco-sostenibile?
“L’azienda cinematografica è vastissima, certamente è possibile attraverso una promozione che parta da un pensiero e segua un progetto di azione da parte dei soggetti che in Italia sono decisivi per le produzioni. Ad esempio, con ADAPTATION per la puntata del Veneto, abbiamo lavorato con Veneto Film Commission. È stata la prima volta di una collaborazione in tal senso. Logisticamente offrono un supporto importante su un territorio sconosciuto, ma poi loro stanno operano facendo una politica green per le produzioni che abbiano un minimo impatto, quello che si muove dietro una produzione scenografica è sicuramente una valida ricchezza per un territorio, l’utilizzo di strutture per determinati periodi ha degli incassi e non solo dei costi, ma bisogna anche vedere gli sprechi a partire dal cibo e finire a tutto il resto. Sarà possibile”

5 film a tema ambientale di cui consiglierebbe la visione?

Brave Blue World: soluzioni innovative alla crisi idrica, Kiss The Ground, Punto di non ritorno, Before the Flood, Anthropocene“.

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