Lina Siciliano su Una Femmina: così la storia di Rosa “mi è abitata dentro sin da subito”

Due esordienti con lo sguardo da veterani. Francesco Costabile e Lina Siciliano debuttano alla 72^ edizione del Festival del Cinema di Berlino nella sezione Panorama, dove Una Femmina attira le attenzioni della critica e della stampa generalista. Un film coraggioso, che adatta senza trucchi e manicaretti l’opera di Lirio Abbate, Fimmine ribelli. Come le donne salveranno il paese dalla n’drangheta. Li incontriamo nella prima domenica della Berlinale 2022 e nonostante la stanchezza sono ancora vigili, pronti a riflettere sulla condizione della donna nelle famiglie affiliate alla ‘Ndrangheta e sul ruolo del cinema nelle realtà in cui il dolore non è un feticcio artistico. Con Lina Siciliano si va al punto, schietta come lo sguardo che ha regalato alla sua Rosa, incendiaria protagonista di Una Femmina, mentre Costabile vaga per i percorsi del simbolo e della magia, affermando che il suo esordio non è la promessa di un cinema politico ma un rito di passaggio. La realtà è transizione, ci racconta, ma intanto Una Femmina è qui e speriamo resti a lungo. Lina Siciliano è giovane, non ha esperienza da attrice eppure traccia solchi profondi sullo schermo. Anche l’infanzia in una Casa Famiglia di Cosenza, dove il film sosterà per un’importante anteprima nazionale, ha reso Lina Siciliano il volto perfetto per Costabile, che firma un esordio complicato e riuscito.

Una Femmina: intervista a Francesco Costabile e Lina Siciliano

Una Femmina Francesco Costabile - Cinematographe.it

Francesco, questo è il tuo esordio alla regia di un lungometraggio. Un esordio forte, calato nella realtà e di indiscutibile coraggio. Dobbiamo leggerlo come un manifesto, una dichiarazione d’intenti del cinema di Francesco Costabile?
“Questo non te lo so dire. Posso dirti che io credo fortemente che le opere prime siano dei momenti magici dove nasce in maniera anche casuale, ancestrale, una connessione tra quello che siamo stati, quello che siamo, quello che saremo. Vediamo anche nelle difficoltà, perché poi questo è stato un film difficilissimo, girato in cinque settimane, con la Pandemia, e quindi sappiamo bene cosa significa fare un film oggi, con un budget limitato. Però nei momenti di difficoltà, proprio forse perché è stato un film difficile, evidentemente mi sono agganciato a una forza istintiva, che mi ha portato a leggermi dentro e a produrre questo film che è una magia. Io a volte quando lo rivedo non riesco a capacitarmi, di quello che è successo. Perché è stata una coincidenza di fatti, che si sono sposati magicamente e hanno dato forma a questo film.”

Quindi potresti anche cambiare del tutto genere e tono nella prossima opera?
“Sì, perché credo che lo stile è un linguaggio e i linguaggi cambiano. Cambiano noi, siamo esseri in continua mutazione, io ho fatto un percorso su di me, per cui mi sento un essere sempre in transito, in transizione, così come sono un essere in transito nella vita non vedo perché non possa transitare anche nell’arte del cinema, con diversi linguaggi. Quindi non ti so dire cosa succederà in futuro, ma non credo che sia il manifesto di un linguaggio immutabile.”

Rimanendo sul tema del linguaggio e dello stile, volevo farti una domanda Lina: io il film l’ho visto poche ore fa e ho ancora impresso il tuo sguardo incendiario…
“Io non l’ho ancora visto il film!”

Ma come!
Francesco Costabile: “Non è consapevole di quello che ha fatto!”

Allora ci racconterai se anche a te rimarrà impresso questo elemento. Il tuo sguardo mi ha incuriosito molto e volevo capire: l’hai costruito parlando con qualcuno che ha vissuto questo dolore che racconti o è un tuo lavoro?
“Ho preso spunto da quello che sono le storie travagliate di alcune persone che conosciamo, ho preso spunto dal libro di Lirio Abbate, però è stato un percorso più che altro emotivo. Non volevo andare a concentrarmi su una storia, ma su tante storie, che partisse anche da me in un certo senso, per dar voce all’atto di ribellione, alla libertà, all’emancipazione. Io ho fatto un lavoro con la mia coach, Assunta Nunes, con cui 10 minuti prima di entrare in scena facevamo questo training in cui Lina lavorava anche sul suo vissuto, in quanto vissuto un po’ travagliato, grazie al quale ho avuto la possibilità di prendere per mano Rosa, di camminare su questa linea insieme. Rosa mi è abitata dentro sin da subito, ed è stato anche per me un atto di ribellione. Anche perché lo sappiamo: Rosa è tosta, Rosa è determinata, è coraggio, è tutto ciò che c’è di più bello che una donna debba in un certo senso possedere per ribellarsi a quello che è un destino imposto. In ognuno di noi abita una piccola Rosa da andare a scovare, perché bisogna avere la consapevolezza di farcela anche da sole. Questo è il mio messaggio. Un urlo alle donne, alla ribellione, alla libertà: alla vita.”

Una Femmina lina siciliano - Cinematographe.it

Per tutto il film osserviamo un mondo lontanissimo e al contempo vicino di casa. Quando leggo o osservo film così capaci di raccontare quella realtà mi chiedo: ma questo4 cinema è per noi, che viviamo in uno stato di diritto di legge, che soffriamo per quel mondo, o il tuo pubblico sono proprio quelle donne ribelli e se è così, hai pensato di trovare un modo di mostrare loro questo film?
“Per il momento la distribuzione segue l’iter ben preciso. Primo step: la sala cinematografica. È difficile che determinate persone vadano in sala, però devo dire che Medusa sta lavorando molto bene, anche con l’Ufficio Stampa, e il trailer sta andando anche sulle reti nazionali. Si lavora molto sui social. Io spero vivamente che qualcuna di queste realtà possa essere sfiorata e che possa esserci un incontro con la sala cinematografica. Il film, per fortuna, avrà poi una seconda vita, sulle piattaforme. Le piattaforme hanno questo vantaggio. Faccio un passo indietro: la sala cinematografica è fondamentale perché bisogna ritornare nelle sale, perché l’esperienza di visione nella sala è unica. Nella sala ci permettiamo di isolarci e vivere il film in un’esperienza che ci tocca all’interna. A casa difficilmente riusciamo a raggiungere questo grado di intimità con lo schermo. Perché siamo distratti. Questo lo diceva Fellini 30 anni fa, quando combatteva i film in TV, soprattutto per la pubblicità. Con le piattaforme abbiamo questo svantaggio, perché un po’ uccidiamo questa magia del cinema e questa comunicazione che si spezza in continuazione per gli elementi di distrazione attorno a un computer sono tantissimi, però devo dire che il vantaggio è che può arrivare dove il cinema non arriva. Quindi spero che questo film possa essere visto ovunque, soprattutto nei contesti difficili, e così come ho fatto nella fase di ricerca casting, mi piacerebbe andare in alcune strutture a far vedere il film. Ad esempio, avremo un’anteprima nazionale a Cosenza, che è la nostra città Natale, e abbiamo invitato le ragazze della Casa Famiglia dove Lina Siciliano è cresciuta. Quindi questo per me è bellissimo. Andrò il giorno dopo a fare un incontro nella struttura con le ragazze, per parlare del film. Personalmente io mi impegnerò a portare il film anche dove è difficile creare un incontro.”

Distribuito da Medusa Film, Una Femmina è in sala dal 17 febbraio 2022.

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