La rivincita - Cinematographe.it

La rivincita è il primo lungometraggio di Leo Muscato e facente parte del progetto La Rai con il Cinema italiano – Otto film di Rai Cinema in esclusiva su Rai Play. Il film tratto dall’omonimo romanzo di Michele Santeramo, è un film che avrebbe partecipato a festival per poi uscire in sala, ma date le circostanze sarà visibile dal 4 giugno su Rai Play.

Il regista Leo Muscato, il cast, l’autore dell’omonimo romanzo Michele Santeramo, alla presenza anche del produttore Cesare Fragnelli in conferenza stampa online, hanno raccontato il lavoro sul set e l’esigenza di voler portare sullo schermo una storia di grande umanità, dove la narrazione realistica si incontra con l’extra ordinario. Al centro del discorso emergono quelle che sono le tematiche e gli spunti offerti dalla visione del film: la condizione e l’identità dei nuovi poveri, argomenti che trovano fertilità anche nell’attualità, e il tratto di un neorealismo italiano che continua ad essere una modalità d’espressione necessaria e presente.

La rivincita: una storia ordinaria di grande umanità

Ambientato a Martina Franca, in PugliaLa rivincita è la storia dei due fratelli Vincenzo e Sabino, alle prese con le impossibilità di riuscire a portare avanti dignitosamente le loro famiglie. I soldi non bastano mai, il lavoro scarseggia, e ciò si ripercuote anche sulla loro serenità familiare e le loro donne, che faticano ma resistono nello stargli accanto.

Alla base di questa orchestrazione drammaturgica, Muscato racconta che c’è stato un lavoro di preparazione dalla forte impronta teatrale: “Gli attori coinvolti nel film sono tutti attori attori teatrali. Abbiamo fatto un lavoro preventivo di analisi del testo, per trovare il modo di raccontare questa storia con il minimo sforzo ma con la massima emozione.”

Un lavoro che è stato apprezzato particolarmente anche dagli attori, che hanno più volte sottolineato la grande umanità e disponibilità di Muscato a costruire insieme a loro un percorso.

La Rivincita - cinematographe.it

La grande forza del film però sta nel partire da storie assolutamente vere, ordinarie, e di cui spesso si parla ancora poco. Michele Santeramo, autore del libro omonimo da cui è tratto il film, ha raccontato che l’autenticità del film sta proprio nell’idea di ricercare la verità, che è partita dalla Puglia, dai luoghi che lui conosce bene: “Si tratta di personaggi umani, che riescono a mantenere la loro umanità nonostante tutto. Quando ho realizzato le interviste che mi hanno permesso di conoscere questa realtà da chi la vive, da persone che realmente pensano di vendere un rene, offrono sangue in cambio di soldi e che io stesso ho intervistato, mi ha colpito la loro dignità. Il loro tentativo di voler restare fedeli a dei principi, di voler restare persone bene nonostante tutto. Sono un forte esempio, persone che tengono alta la speranza, che va alimentata.”

Sono quindi storie ordinarie e reali, ma che nella trasposizione filmica si fanno veicolo attraverso la drammaturgia di una classe sociale che è quella dei nuovi poveri: Quando pensiamo ai nuovi poveri non dobbiamo pensare solo a quelli di strada, ma sono anche le persone che devono sopravvivere con dieci euro, che vivono ad angoli bui della strada ma che ci sono e cercano soluzioni per andare avanti, conclude Santeramo.

Un film ambientato in Puglia, ma che potrebbe esserlo ovunque

Nel corso della conferenza si è parlato del forte realismo che connota il film, partendo per l’appunto dal racconto di storie ordinarie che fanno riferimento a testimonianze vere, ma gli attori ci invitano ad osservare proprio come quello che vediamo va ben oltre la Puglia che accoglie queste storie, e che i personaggi potrebbero trovarsi ovunque:

“Vincenzo e Sabino, i protagonisti del film, sono complementari. Si scambiano i ruoli, ed è questa la bellezza della storia. Il lavoro che abbiamo fatto con Leo è avvenuto in una modalità atipica per il cinema, più vicino ad una prassi teatrale per le prove che abbiamo fatto. Ed è vero il film parla dei nuovi poveri, ma è anche fuori dal tempo: le campagne sono la loro casa, potremmo trovarci in un non luogo perché non abbiamo neppure i cellulari, il che non offre una connotazione temporale. A me ha ricordato i personaggi verghiani e contemporanei”, ha raccontato Michele Venitucci, che interpreta Sabino.

A confermare la riflessione di Venitucci è anche il fratello drammaturgico Michele Cipriani, nei panni di Vincenzo: La storia di Vincenzo ha connotazioni drammaturgiche che chiama a sé altri personaggi, che hanno storie e sogni. Sono reali, ma sono anche straordinari perché restano ancorati a dei principi che nella realtà non sono sempre presenti.

Le donne de La rivincita: resilienti, forti e coraggiose

Nel film Maya e Angela, interpretate rispettivamente da Deniz Ozdogan e Sara Putignano, sono le mogli di Vincenzo e Sabino. Cercano di tenere testa ai loro uomini, ma entrambe raccontano un profonda storia di solitudine:

Questo film è forte, è un atto d’amore. C’è una grande voglia di vivere, di trasformare la sfortuna in gloria, di sopravvivere e vivere. In Maya la più grande sofferenza è stata quella di dover vivere una gravidanza come una violenza, sentire l’aspettativa di diventare madre e il peso di riuscire ad ottenerlo, ha spiegato Deniz.”

La rivincita - Cinematographe.it

Nel film infatti c’è l’amara consapevolezza che nella povertà anche desiderare cose normali come volere un figlio siano dei lussi, come anche lo stare bene. Il personaggio di Angela dirà infatti una frase molto importante, dirà di non ricordare più cosa significa stare bene, che ben denota la difficoltà di un personaggio che è in continua implosione:

“Ho avuto un’evidente difficoltà iniziale con il mio personaggio: ha come dinamica l’implosione ed il suo passato, non aver avuto una famiglia, incide sulla sua difficoltà di essere madre. Solo alla fine forse riesce a trovare una connessione con se stessa e anche con gli altri, che nel corso della storia per lei quasi sono figure inesistenti, ha affermato Sara Putignano circa il suo personaggio.”

La sfida di Rai Play con il cinema italiano: una nuova possibilità per il cinema d’autore

Presenti in conferenza anche Elena Capparelli, direttrice di Rai Play, e Paola Malanga, Vice Direttore di Rai Cinema, che hanno riflettuto sul valore anche extra narrativo del film, circa la sua modalità attuale di distribuzione e fruizione. Un percorso che potrebbe aprire dei nuovi scenari anche in futuro per la valorizzazione del film d’autore, e la possibilità di renderli disponibili ad un pubblico sempre più ampio che vada oltre le poche sale in cui normalmente vengono proiettati.

Michele Venitucci - Cinematographe.it

La rivincita è un film che nel suo titolo trova non solo il senso di resilienza strettamente rivolto ai personaggi del film, ma anche alla storia stessa di questo film.

“Ci troviamo in una situazione di sperimentazione forzata, ma i risultati positivi che sta registrando la fruizione di questi film privati di sala su Rai Play, ci fanno pensare a qualcosa di nuovo anche per dopo. Questi sono film che quando escono in sala, in poche sale, fanno fatica ad arrivare a tutti diversamente dall’opportunità che sta offrendo loro adesso Rai Play. Può essere una strada diversa, che si apre ad un pubblico maggiore, per il cinema d’autore, ha spiegato Paola Malanga.”

Fondamentale, pensando anche a questi risultati positivi e il plauso che l’iniziativa sta accogliendo da parte del pubblico, guardare quindi anche ad un nuova strategia per il futuro che veda attivi gli investimenti pubblici, che come spiega il produttore Cesare Fragnelli sono stati importanti: “Rai Cinema e Rai Play possono offrire una rivincita. In termini di mercato e di distribuzione il sostegno di aziende statali su film culturalmente pronti è importantissimo. Ci sono tutti i presupposti per pensare a queste dinamiche anche per il futuro: la magia della sala non deve e non può mancare, ma questi film possono avere una seconda chance, ed è la vittoria che molte più persone ora potranno vedere questo film. L’investimento pubblico deve esserci, e quando questo accade è l’Italia a cui dobbiamo guardare, un’Italia che funziona.”

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