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Il difficile rapporto genitori-figli è untòpos da sempre molto presente all’interno della storia del cinema: da Carnage di Roman Polanski, per arrivare al capolavoro della Nouvelle Vague I 400 colpi di François Truffaut. Il primo lungometraggio diretto dalla regista Sandra Vannucchi,  La fuga – Girl in flight, trae ispirazione proprio dalla complessa relazione della protagonista Silvia con la madre gravemente depressa e con lo scorbutico padre. Il cast, su tutti, vede la partecipazione di Donatella Finocchiaro – già nominata a un David di Donatello per Terraferma di Emanuele Crialese – e di Filippo Nigro. Il film sarà distribuito da Lo scrittoio, la produzione invece è targata Perché no films e Zas films, in collaborazione con RSI (radiotelevisione svizzera), e in uscita nelle sale italiane il 14 marzo.

Un’avventura in piccolo e in grande: come è nata l’idea di realizzare il film?

Sandra Vannucchi: “L’avventura in gran parte è nata da una storia vera, infatti ho vissuto la mia infanzia con una madre che soffriva di depressione e, proprio come la protagonista del film, all’età di 10 anni ho preso un treno e sono scappata di casa. Verso Roma. Nel mio caso, tuttavia, sono stata riacciuffata dai miei parenti di Roma. L’altra parte della storia, invece, in cui la protagonista incontra la ragazza rom, nasce assieme al co-sceneggiatore del film, ma soprattutto dalla mia lunga esperienza nei campi Rom della capitale”.

Donatella come ti sei trovata in questo progetto e, soprattutto, come è nata la collaborazione con Sandra? È un’opera prima, tu con la tua popolarità ti sei messa al servizio di un film d’esordio.

Donatella Finocchiaro: “Per un’attrice più conosciuta è giusto partecipare alle opere prime, per dare la possibilità anche a registi meno celebri di mettersi in vista, altrimenti non ci sarebbe nessuna scommessa nel nostro lavoro, sarebbe troppo facile se facessimo sempre i film con Marco Bellocchio. Specialmente in un periodo poco felice del cinema italiano, proprio come quello che stiamo vivendo. La scelta del personaggio è stata una bella sfida per me, ma ho avuto in Sandra un’ottima guida, e anche in Filippo Nigro un grande supporto nelle scene molto drammatiche.”

Lisa come vi siete conosciute tu e Sandra invece?

Lisa Ruth Andreozzi: “Io ero alla mia seconda esperienza, avevo interpretato una piccolissima parte in un horror. Per quanto riguarda la parte, invece, Sandra ha fatto delle audizioni a Firenze mentre io lavoravo a teatro con una compagnia e le piacqui sin da subito.”

Il film sembra sottolineare la differenza tra la nostra comunità e quella Rom (tra l’altro poco presente nel cinema italiano) facendo notare in quest’ultima la mancanza della depressione, nonostante la condizione di vita sia meno agiata. Cosa ne pensa?

Sandra Vannucchi: “Mi piace molto questa linea d’interpretazione del film. Sì, le due ragazze hanno entrambe dei genitori problematici, tuttavia nel campo Rom c’è maggiore brio, più vitalità e un modo di reagire più propositivo. La scelta di Emina (la ragazza Rom) è stata azzeccatissima, lei non aveva mai recitato ma è stata eccezionale.”

Che cosa hai imparato su questo set?

Donatella Finocchiaro: “Il ruolo estremo di una malattia psicologica debilitante come la depressione non l’avevo mai affrontato, il percorso è stato veramente tosto ed impegnativo.”

Sandra Vannucchi: “Io mi sono trovata molto bene, avevo un po’ di paura, avendo vissuto per tanti anni negli Stati Uniti con produzioni americane, invece è stata una collaborazione molto prolifica. Avere attori così diversi e riuscire a coordinarli tutti assieme è stato molto stimolante.”