Johnny Depp a Roma: mi trattavano come un “prodotto”, io volevo essere Bugs Bunny

Cappello da cowboy, cinta stretta in vita e anfibi, Johnny Depp presenta al Roma FF16 Puffins, la serie animata in cui presta la voce a Johnny Puff. Un vero spettacolo!

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Sarebbe opportuno domandare alla bravissima interprete di Johnny Depp cosa si provi ad essere, per una sera, la persona più invidiata d’Italia e del mondo. Si, perché dall’alto degli spalti, divisi tra platee e gallerie, folle in visibilio di fan si sono immedesimate catarticamente per lunghissimi sessanta minuti negli abbracci di Johnny, nelle sue manifestazioni timide d’affetto e gratitudine rivolte a chi ha riempito ogni poltrona non solo con la propria presenza, ma con un calore imbarazzante, nel senso più positivo del termine. Un amore sconfinato che fa arrossire, mette a disagio, ti costringe a difenderti dietro lo scudo dell’ironia più estroversa.

Johnny Depp è uno spettacolo da ammirare, una persona, un umano – prima ancora che personaggio pubblico o icona – da salvaguardare. Non lo conferma solo il sold out frenetico della sua Masterclass promossa da Alice nella Città, sezione indipendente dalla Festa del Cinema di Roma che offre una programmazione innovativa, pensata per coinvolgere e attirare i più giovani, ma lo attestano le strade di Roma, transennata e illuminata dalla maestosità di San Pietro, i suoi cori, l’eco pastosa di generazioni che sono cresciute con Cry Baby, Nightmare, Edward mani di forbice, Ed Wood, I pirati dei Caraibi, Chocolat, Willy Wonka, Alice in Wonderland, conoscendo ogni volta un Johnny tanto diverso quanto coerente al suo irriducibile genio. Un personaggio integro al di sopra delle righe, di quelli che escono dai bordi ma in perfetta sincronia tra le linee.

“Non sarebbe da sciocchi per un attore non amare il suo pubblico?” ha esordito l’attore con una naturalezza familiare. Per questo motivo gli siamo rimasti fedeli, testimoniandone la gentilezza, l’umanità, la disponibilità, i sorrisi, investiti e inebriati del suo amore corrisposto. E questo sembra sentirlo sulla pelle, quando ritira sorpreso il premio che 60mila persone gli hanno destinato: l’attore è tra i più influenti, amati e apprezzati attori del mondo. Oltre che una bella anima da ascoltare.

Johnny Depp come Charlie Chaplin e Buster Keaton: la sfida dell’attore in Puffins

Johnny Depp cinematographe.it
Lady Monika Bacardi, azionista di maggioranza e produttrice di Ilbe (Iervolino & Lady Bacardi Entertainment S.p.A.); Johnny Depp e Andrea Iervolino, Presidente Lady Bacardi Jonny Deep Gianluca Iervolino

 

L’attore è stato invitato per presentare Puffins, la nuova serie animata prodotta da Andrea Iervolino e Monika Bacardi (disponibile su Chili, Prime Video e Apple TV e distribuita in oltre 90 paesi) che con un linguaggio innovativo coinvolge i bambini trasmettendo importanti messaggi educativi. “La sfida in Puffins è stata quella di inventare una nuova lingua. Ho trovato interessante l’idea di dover inventare un linguaggio che potesse risvegliare l’interesse di un bambino. Mi sono chiesto quali fossero i suoni e le immagini che da un punto di vista creativo e sonoro potessero attirare l’attenzione dei più piccoli. Chi è genitore sa benissimo cosa significhi attraversare buie notti dell’anima in cui fai di tutto per farli sorridere.

Ogni episodio di Puffins ha un messaggio sociale. L’attore, come Charlie Chaplin e Buster Keaton, ha dovuto fidarsi del suo pubblico. Il suo personaggio in Puffins è illeggibile, incomprensibile verbalmente, tuttavia non è necessario – dice l’attore – conoscere quella particolare lingua per comprendere il senso generale delle immagini né del messaggio sociale che queste veicolano. La chiave di lettura scivola attraverso le diapositive semplicemente puntando gli occhi allo schermo: “Raccontare una storia senza dialogo permette di comprenderne la verità attraverso le immagini. È stato bello avvicinare il pubblico dei bimbi”.

Da Cry Baby a Edward mani di forbice

stasera in tv, cinematographe.it

I film che si realizzano ad Hollywood hanno il più delle volte una struttura classica: sono divisi in atti e tutte le formule utilizzate applicate all’interno sono standard. Quello che Johnny Depp desiderava, e desidera ancora fare, è realizzare film che siano il risultato della creatività e diano alle persone la possibilità di riflettere.

“Il mio modo di approcciarmi ai personaggi non è mai cambiato, le scelte che io ho fatto sono scelte che ho voluto fare. Ho rifiutato progetti che i miei agenti mi proponevano per poi vedersi sfuggire i soldi sotto il naso. La verità è che agli studios mi ingaggiavano come se non sapessero chi fossi o conoscessero il mio background. Poi è arrivato Jack Sparrow”. “Capitan” Jack Sparrow, sottolineano dal pubblico. Johnny si scusa per l’imperdonabile omissione e continua: “Non avevo fatto altro che crescere una figlia e guardare cartoni. Con Jack ho infiltrato il campo nemico, la Disney. Sono riuscito ad impormi con un personaggio che continua a vivere grazie a voi, ed è stato bello per me. Mi sono sempre chiesto se avrei mai potuto essere come Bugs Bunny o Willy il Coyote. Indipendentemente dall’età, quando guardi i cartoni credi a ciò che succede. Io volevo interpretare un personaggio da cartone animato, andare oltre i parametri stretti che ho cercato di allargare”.

“Per recitare bisogna eliminare la paura” – dice Depp, rispondendo alla domanda di una giovane fortunata, selezionata tra il pubblico per parlare con l’attore. Devi essere chi sei, conservare i sogni, consentirgli di venire fuori nelle giuste circostanze. In realtà non si dovrebbe mordere la mano che ti dà da mangiare, ma la sensazione era che fossi diventato un prodotto, continuavano ad offrirmi copioni standard che rigettavo. Volevo cercare di fare qualcosa di mio. Con Cry Baby ho capito di poter mettere piede in un terreno congeniale e solido, con Edward mani di forbice, invece, ho piantato entrambi i piedi a terra.

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