Intervista a Valerio di Benedetto

Quando parliamo di attori di talento del cinema italiano, tra le nuove generazioni, troviamo Valerio di Benedetto, romano e vera e propria promessa della cinematografia del bel paese. Ha iniziato con il teatro, per poi avere ruoli sia al cinema che in tv, ma il suo vero debutto sul grande schermo lo deve a Spaghetti Story, opera prima di Ciro de Caro del 2013. Una commedia fresca ed ironica che narra la storia di quattro giovani adulti che fanno di tutto per cambiare la loro vita, nel film Di Benedetto ha il ruolo di Valerio un bravo attore che si arrangia con lavoretti part-time in attesa di poter vivere del mestiere che ama. Nel 2014 l’attore diventa il fortunato protagonista di Vittima degli Eventi un film scritto da Luca Vecchi e diretto da Claudio di Biagio basato sul fumetto italiano di Dylan Dog e ambientata nella suggestiva cornice della città di Roma. Attualmente Valerio è impegnato nelle prove di uno spettacolo teatrale, tratto da Cuore di Tenebra di Joseph Conrad,  che debutterà il 19 Marzo al Teatro Studio 1 di Torpignattara.

Abbiamo Raggiunto Valerio telefonicamente per una piacevole chiacchierata di seguito riportata.

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Valerio di Benedetto in una scena di Spaghetti Story

Iniziamo parlando….del tuo piatto preferito. Sei goloso?

Sono goloso, ho scoperto con gli anni che sono più salato che dolce, e non ho un piatto preferito. Però, aspetta, mia zia che ha un orto a Velletri e diciamo che sono un fan dei carciofi. In realtà credo che tu mi abbia messo in crisi perché ci sono tante cose che mangio volentieri, mi piace molto il seitan e amo i risotti, anzi ecco! Ho trovato! I risotti!

Lasciando da parte gli scherzi, il film e il successo di Spaghetty Story ti ha fatto conoscere ad un certo numero di pubblico. È stato un fenomeno che in un certo modo ha dato uno scossone al cinema italiano e soprattutto a quello tanto indipendente. In senso lavorativo, è cambiato qualcosa da quel momento?

Nulla, l’unica cosa che è cambiata è che quando vado a fare i provini sanno chi sono. Ed è un grande risultato, una cosa fantastica rispetto al totale anonimato. La cosa che mi fa più piacere è essere preso un po’ più in considerazione. Questo è stato il cambiamento più grande almeno in ambito lavorativo, in ambito “umano” nulla.. sono sempre io.

Lo scorso 24 ottobre al Wired Next Cinema è stato presentato Vittima degli eventi. Come ti sei sentito a vestire i panni di Dylan Dog?

In realtà Dylan Dog è un personaggio particolare, per molti è un’icona mentre per altri no, io facevo della seconda categoria. Ho letto tantissimi fumetti ma mai un suo albo, naturalmente sapevo chi fosse. Dopo Vittima degli Eventi ho iniziato a vedere Dylan Dog come un contenitore di fobie e paure, una sorta di anti-eroe nel senso che lui non vince ma perde quasi sempre, ed è per questo che le persone lo amano tanto e si identificano, principalmente perché tutte le sue paure sono anche le mie o le tue e quelle di un altro, ti da quindi uno spunto interpretativo proprio perché puoi attingere da tante cose.

Rispetto ad altre pellicole dedicate all’investigatore dell’occulto Vittima degli Eventi è stata, a mio avviso, quella più riuscita.

Il successo di vittima degli eventi è merito anche di Claudio Di Biagio che ha messo su una squadra di tutto rispetto, ha sposato la passione delle persone ed è stato lungimirante mettendo insieme un gruppo di persone che fossero dei grandissimi professionisti, il risultato è quello che si è visto. I film possono essere belli o brutti ma da spettatore percepisco quando sul set ci si diverte e se c’è una certa armonia. Vittima degli eventi ci ha dato una marcia in più.

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Vittima degli Eventi

Hai detto che ami i fumetti. Quale è il tuo preferito?

Sono cresciuto con Dragonball e PK, di quest’ultimo stanno ristampando i vecchi numeri, io spero di vederlo ripartire con un albo singolo. Ho scoperto da poco Ratman, o meglio l’ho approfondito e Leo Ortolani è favoloso, a mio avviso Venerdì 12 è spettacolare, molto più profondo di quanto si possa pensare. E poi sono fan di Zero Calcare e Gipi.

La maggior parte dei lavori a quali hai partecipato sono prodotti per il web. Divertentissimo è “Non è un paese per Porci”. Pensi che il web abbia qualcosa da invidiare a cinema e tv?

No l’invidia non credo, ma penso che se vista in maniera propositiva anche l’invidia sia un sentimento nobile. Secondo me il cinema e la tv potrebbero invidiare al web, e quindi essere propositivi in questo senso, l’apertura verso i giovani. Sono piattaforme diverse che posso coesistere, il web è una vetrina importante se fai cose mirate e ben fatte. Io avendo tanto web alle spalle e vedendone altrettanto sto iniziando a fare una selezione di quello che potrebbe essere considerato web series, non basta mettere in testa il “nome – la serie” perché ci sono dei canoni che devono essere rispettati. Nulla da invidiare anzi penso si possa collaborare, alla fine non si può non tenere conto di certe realtà.

Per il mondo dello spettacolo, come per il resto del nostro Paese, è un momento economicamente difficile. In Corri Giulio Corri sei un operaio stanco di essere sottopagato e per questo decidi di scendere in piazza. Tu sei un “operaio dell’arte” che ha messo in gioco se stesso e, insieme ad altri amici, ha creato un’alternativa. Ti rivedi nel personaggio di Nicola?

Non proprio, io non mi ritengo un “operaio dell’arte” sono un “artigiano dell’arte” perché l’operaio è un qualcuno che fa qualcosa in serie non c’è un interesse creativo. E’ come fare il falegname per una grande catena che fa le cose tutte uguali e massificate ed uno che invece lavora ad personam. Operaio dell’arte lo è chi ha smesso di investire su se stesso e ha smesso di fare una ricerca interna, in sostanza mettersi sempre in gioco, ad esempio molti attori che hanno fatto il loro percorso e si sono stabilizzati, ecco in loro non vedo mai una ricerca, un’evoluzione. Sono due universi opposti, l’essere operaio o artigiano dell’arte è una differenza sottile ma molto netta. In realtà potrei anche rivedermici in un Nicola che è propositivo e vuole portare un cambiamento, io nel mio piccolo lo sto facendo ma in realtà non mi sento lui perché non credo in questa classe dirigente, non sono anarchico ma sono apolitico, credo che il cambiamento vero e proprio parta dalle persone, prima che dal punto di vista politico dovrebbe essere un cambiamento socio-culturale.

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Valerio di Benedetto sul set

Sono curiosissimo del tuo ultimo progetto: “L’amore al tempo del precariato”. Questo progetto ha vinto il concorso La bottega delle webseries e la puntata pilota è disponibile su Ray. Come si evolverà la storia?

Non te lo dico come si evolverà, prima di tutto perché non lo so!!! Poi perché spero che tu la possa vedere, perché vuol dire che ce l’abbiamo fatta e quindi è andato online e magari in tv.

Concludiamo: una parola per descriverti.

Determinato. Credo sia abbastanza chiara e onesta come risposta.

Se ancora non avete visto Vittima degli Eventi, vi consigliamo di recuperarlo al link riportato.

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