Gelsomina Verde: il cast parla del film politico in memoria delle vittime di camorra

È stato presentato in conferenza stampa Gelsomina Verde, il film di Massimiliano Pacifico prodotto da Gianluca Arcopinto.

Il 29 aprile verrà distribuito sulla piattaforma 1985 Gelsomina Verde, il film che trae ispirazione dalla reale storia di Gelsomina Verde, uccisa dalla camorra nel 2004. Diretto da Massimiliano Pacifico e prodotto da Lama Film, Bartleby Film e Rai Cinema, il film è un atto politico, come affermano in conferenza stampa. Uno spazio d’indagine e di dibattito, un modo per raccontare non solo la storia di una vittima di camorra, ma di tutte le vittime innocenti.

Gianluca Arcopinto parla di Gelsomina Verde come di uno dei fiilm più importanti della sua carriera e della sua vita. La gestazione è stata molto lunga, e trova radici nel lontano 2013, quando il produttore era stato chiamato a realizzare la prima stagione di Gomorra  – La serie. In quel periodo Arcopinto insieme a Sky e Cattleya realizzava un insieme di cortometraggi paralleli alla serie. Per uno di questi, 114 (come la centoquattordicesima vittima di camorra nel 2004) venne istituito il collettivo Mina (in onore di Gelsomina Verde). Qui è avvenuto l’incontro tra Arcopinto e il fratello della vittima, Francesco Verde.

Gelsomina Verde, un atto politico dovuto a tutti i familiari delle vittime di camorra

Gelsomina Verde - Cinematographe.it

Dopo il cortometraggio ho voluto fortemente realizzarne un film, un’opera che non prestasse il fianco alla spettacolarizzazione. Il film doveva essere un oggetto politico per poter affrontare il tema legato al rapporto tra lo stato e le famiglie delle vittime. Molto spesso i colpevoli vengono catturati, vengono sottoposti alla loro pena. Ma c’è una categoria che non smette mai di scontare la sua pena, e sono i familiari delle vittime. Penso per questo che Gelsomina Verde sia un film importante, che ho voluto che si facesse, perché lo dovevo alle vittime e a Francesco verde. Sono particolarmente orgoglioso di questo film.”

A questo punto il produttore parla delle difficoltà distributive legate al Covid e alla chiusura delle sale. “È uno dei film più importante della mia carriera, è un film piccolo e destinato ad una vita piccola, ma per me è importante il senso. Una delle problematiche che abbiamo avuto nel post-realizzazione, è stato lo sfruttamento del film. Gelsomina Verde doveva essere un oggetto di dibattito, doveva uscire ad eventi per dibattere con dieci, venti, cento, mille persone; non contano i numeri conta l’importanza di parlare di queste tematiche.

La pandemia, dice, li ha travolti in pieno ritardando un’uscita inevitabile. Le sale cinematografiche aperte sono poche e non possono concedersi il lusso di proiettare un film così piccolo, a discapito dell’incasso. Uscire su 1895 è, per Gianluca Arcopinto una scelta fortemente politica. “Perché è una piattaforma senza editore, fatta da alcune sale di qualità indipendenti sparse nel territorio; peccato che non ce ne sia una di Napoli.  Quando ci sarà la possibilità usciremo in altre arene, perché Gelsomina Verde deve creare dibattitto in Italia. Questo è un cinema che fa ragionare, che non si omologa a meccaniche di produzione e distribuzione.”

Un ibrido, tra documentario e finzione che porta alla riflessione sul tema

Gelsomina Verde - Cinematographe.it

Prende la parola Francesco Verde, fratello di Gelsomina e uno degli ideatori del film. “È un film importante questo, e non perché parli della storia di mia sorella, ma perché dà alle persone la possibilità di riflettere sull’argomento. Grazie Massimiliano abbiamo dato la possibilità a questa storia di dare chiarimenti alle persone; la riflessione è la cosa più importante”. Lo ricordiamo, Gelsomina Verde aveva solo ventuno anni quando è stata sequestrata, torturata e uccisa dalla camorra nel periodo della faida di Scampia. Era il 2004, e la sua unica “colpa” è stata quella di esser stata legata sentimentalmente per breve tempo a Gennaro Notturno, il killer noto come “o Sarracino”.

La storia di Gelsomina Verde era già stata raccontata in una piccola parantesi di Gomorra. Cosa che non piacque a Francesco e alla famiglia. “Ciò che ci ha infastiditi non è che Gomorra raccontasse la vicenda di mia sorella, ma che non eravamo stati citati, non ci era stato chiesto niente in modo preventivo. L’idea del film è nata proprio da questo, dal dare luce a delle cose che in realtà non erano state messe in chiaro. E quello che ha fatto male a me e alla mia famiglia. Mia sorella è stata uccisa dalla camorra, la mia famiglia è stata uccisa dai giudizi e dai pregiudizi delle persone che non sapevano ma parlavano lo stesso.”

Il regista Massimiliano Pacifico ha affermato che Gelsomina Verde è un film coraggioso, in grado di muoversi in dinamiche inconsuete del racconto. Infatti, il film è un ibrido tra documentario e finzione, con diversi livelli di narrazione. “Ci sono immagini di repertorio molto dure che ho voluto fortemente utilizzare, che abbiamo utilizzato a più livelli. Un modo, questo, per parlare della storia prima del film e alzare la soglia della responsabilità”, sostiene il regista. I momenti di finzione, dice Pacifico, li troviamo nella ricostruzione della residenza teatrale, e dove gli attori hanno improvvisato le loro battute: “ogni volta la scena veniva girata una sola volta. Gelsomina Verde è complesso nella sua totalità e particolare nel suo contenere contraddizioni. Il film vuole esporre le contraddizioni di una vicenda così complessa.

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