captain marvel elena perino cinematographe.it

Proviene da una famiglia di attori Elena Perino. Suo nonno, Gianfranco Bellini, è stato la voce di Mickey Rooney e Anthony Perkins. Ha doppiato Charlie Chaplin nel Grande Dittatore, Woody Allen in Casino Royale, Martin Scorsese in Taxi Driver, Elvis Presley e Klaus Kinski. Anche sua madre, Silvia Bellini ha intrapreso questa carriera, nonché suo fratello Davide Perino, voce di Elijah Wood, Shia LaBeuf, Jesse Eisenberg e Miles Teller. Quanto a Elena, classe 1985, ha doppiato tra le altre, Léa Seydoux, Jesse Cave in un paio di Harry Potter e il Principe Mezzosangue e Christina Wren in un paio di avventure di Superman nel DC Universe.

Dopo aver interpretato i suoi personaggi in Kong: Skull Island, Lo spettacolare mondo di Greenberg e The Spectacular Now, è passata recentemente alla sponda Marvel prestando la voce a Brie Larson per l’esordio folgorante di Captain Marvel. Abbiamo chiacchierato con l’attrice dei suoi esordi e delle varie esperienze attraverso il doppiaggio di cinema, serie tv e animazione.

Intervista a Elena Perino: la voce di Carol Danvers in Captain Marvel, ma tra i suoi lavori anche Winnie the Pooh, Elena di Avalor, Agents of S.H.I.E.L.D.

Com’è iniziata la tua carriera di doppiatrice?

“A cinque anni, grazie a mio nonno. Io e mio fratello lo seguivamo a lavoro, soprattutto mia madre, anche lei doppiatrice. Quando servivano bambini toccava a noi doppiare. Quindi un giorno facevamo solo una battutina, un giorno un’altra, ci davano una bottarella su una spalla per cominciare a parlare, un’altra per fermarci. Se serviva ridere ci facevano il solletico, per farci piangere i pizzicotti. Abbiamo iniziato a creare le emozioni così. Poi dalla piccola battuta abbiamo cominciato a leggere i primi personaggi. Nella mia generazione si era tutti figli di doppiatori, fonici e addetti ai lavori. Era un’epoca del tramandare, oggi invece è cambiato un po’ tutto.”

Dai tuoi primi passi, adesso hai doppiato Brie Larson, un premio Oscar che ha appena interpretato Captain Marvel. Che idea ti sei fatta di questa attrice?

“Penso che sia una persona molto profonda. Ha solo 29 anni, ma per lo sguardo sembra una donna più grande. Mi ha dato l’idea di una donna introspettiva, attenta, acuta. Il suo cogliere le particolarità del mondo riuscendo a ritrasmetterle lo colgo in tutti i ruoli che interpreta. Mi sembra piena, intensa e convincente, ma con grande semplicità. L’ho doppiata in altri 3 film. La sua recitazione fatta di piccole cose rende tantissime sfumature ed emozioni.”

Nel mondo Disney avevi già lavorato in cartoni come Winnie the Pooh e serie tv come Agents of S.H.I.E.L.D. Preferisci i classici Disney o i Marvel?

“Winnie the Pooh l’ho fatto dai 6 anni ai 12 e mi piaceva molto. Era solare, carino, ci avevo cantato anche una canzone. Per Disney doppio anche Elena di Avalor, che è una principessa latina. Ora hanno sviluppato storie con una principessa per ogni nazionalità. A The Agents of S.H.I.E.L.D. ho lavorato invece fino a 5 anni fa. Mi piacciono molto i classici, e anche se ha acquisito la Marvel, che da adulta apprezzo molto, in ogni modo amo il mondo Disney e sono un’assidua frequentatrice dei Disney Store.”

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A giudicare dal numero di film con lei, mi sembra siano sette, l’attrice a cui hai prestato più volte la voce è Anna Kendrick.

“Si, nel caso di Brie Larson io sono quella che l’ha doppiata più volte tra le mie colleghe. Per Anna Kendrick invece ci dividiamo il lavoro. Oltre a me ne coprono i ruoli in tante, come Gemma Donati e Alessia Amendola. Si è andata un po’ a perdere la mia assiduità sulla sua filmografia, ma la condivido con  doppiatrici che stimo tantissimo. Nel mio lavoro ho scoperto che attaccarsi a un attore non è sano. Può dispiacerti per un’assiduità che viene meno, ne inizi a conoscere le sfaccettature recitative. Se l’hai iniziata a doppiare da piccolina magari ne hai seguito il cambiamento della voce, la crescita artistica. Un tempo si tendeva a tenere la stessa voce su un personaggio, oggi si deve la scelta sia al direttore di doppiaggio, ma ancora di più dal committente. Non vieni scelta più tanto per la bravura o la particolarità della tua voce, ma per il mach vocale. O meglio, la somiglianza del tuo timbro a quello originale. Il match vocale incide tantissimo su un provino, ed è una cosa che non trovo giustissima.”

Come mai?

“Perché per esempio su questa linea non avremmo avuto un Mario Cordova che doppia Richard Gere. Quella di Gere è una voce molto sottile, un po’ di testa, Mario invece gli dona un fascino in più. Secondo il match vocale però non sarebbe mai stato il suo doppiatore. Sono contro perché la capacità di un attore sta certamente nel timbro vocale, ma anche nella capacità di saper cogliere uno sguardo, diversa da un collega all’altro. Ognuno ha il suo modo di doppiare, e magari chi sa cogliere in pieno un attore non è detto che sia quello più coincidente con il match vocale.”

Anche le serie tv sono il tuo pane quotidiano. Come cambia il tuo lavoro di doppiatrice in questa modalità?

“Diventa un percorso anche quello. Si dice sempre che ai primi turni di una lavorazione si perda sempre un po’ più di tempo perché uno deve conoscere il personaggio. Che sia una serie o un film, le prime scene o le prime puntate sono un po’ più a rilento perché si devono inquadrare caratteristiche e sfumature per immedesimarsi nella scena. Magari quell’attore ha studiato per mesi prima di arrivare a quella modulazione di voce, a quel set d’espressioni, mentre noi in sala di doppiaggio dobbiamo adattarci a qual lavoro in pochi minuti.

Nel caso di una serie tv le prime puntate ci fanno conoscere il personaggio con le sue caratteristiche e quelle del prodotto. Questo lavoro lungo e progressivo è il bello delle serie. Col tempo si possono iniziare  a prevedere le espressioni dell’attori, le pause sui fiati, le varie appoggiature e certi ammiccamenti caratteristici di ogni attore. E il microclima che si crea nel quotidiano con fonici, direttori e assistenti al doppiaggio rendono l’ambiente più familiare. Perciò quando il tuo personaggio esce di scena o muore si diventa comunque un po’ nostalgici, è come un bel ciclo che finisce. E questo valeva anche rispetto al gruppo affiatato di attori che si creava fino a qualche anno fa. Adesso invece con la colonna separata ognuno doppia da solo in sala il suo personaggio e poi si mixa.”

Qual è il tuo sogno proibito nel doppiaggio? C’è qualche grande attrice che avresti voluto doppiare?

“Mi accontento sempre di quello che ho. Mi ha fatto tantissimo piacere lavorare su Claire Foy, che doppio sia nel Primo Uomo che nel nuovo Millenium. Se guardo al passato adoro Michelle Pfeiffer, e di conseguenza adoro Emanuela Rossi. Stimo tantissimo Domitilla D’Amico. Per me è la più brava in Italia. Mi sarebbe piaciuto fare uno dei suoi personaggi per il modo in cui riesce a cogliere le sfumature, dire certe battute, impersonificarsi nei ruoli. Un paio di sogni realizzati invece sono proprio i Disney, per tornare all’inizio, con Elena di Avalor e Captain Marvel: una principessa e una supereroina delle quali tra l’altro mi sono accaparrata tutti i gadget!”

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