Gli indifferenti, cinematographe.it

“Per me era importante raccontare un tipo di ambiente che esiste ancora, che allegoricamente racconta un’attitudine alla vita nella quale il fine è sopravvivere a tutti i costi”, così descrive Leonardo Guerra Seràgnoli, regista de Gli Indifferenti, la famiglia protagonista del suo film, quella degli Ardengo, una famiglia borghese in declino, e anche “l’infiltrato” Leo Merumeci, nell’adattamento ai giorni nostri dell’omonimo romanzo di Alberto Moravia del 1929 che a causa delle momentanee chiusure delle sale dovute alle restrizioni anti – Covid verrà rilasciato direttamente on demand il 24 novembre su Sky Primafila, Apple Tv, Google Play, Chili, Rakuten, Tim Vision, Infinity, Miocinema, Iorestoinsala, Cg Digital, The Film Club.

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Il cast e il regista hanno incontrato su Zoom la stampa dando una loro visione del film e dei personaggi che hanno interpretato.

“Fare un film su Gli Indifferenti oggi significa ricordare che esistono ancora una serie di persone che hanno la possibilità o credono di avere la possibilità di poter guardare altrove e di poter evitare la realtà”, ha continuato il regista, “quindi di vivere una vita egoriferita e non relazionarsi al resto. Questo secondo me è importante dirlo perché credo che non sia una realtà superata”.

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Inevitabile il confronto con uno dei capolavori di Alberto Moravia, sicuramente non facile per un giovane regista che è riuscito, però, a riportare sullo schermo lo spirito dell’opera senza sminuirlo:

“La prima cosa che io e lo sceneggiatore Alessandro Valenti abbiamo notato rileggendo il romanzo era una sensazione di precarietà”, ha spiegato Leonardo Guerra Seràgnoli, “come se fossimo sull’orlo di un precipizio e questo tipo di emozione è un qualcosa che sentiamo anche oggi in maniera molto forte. Il lavoro è stato lungo, è stato molto approfondito perché si è basato su due aree di ricerca: una sul lavoro di Moravia, sull’evoluzione dei personaggi che si può dire che sono partiti con Gli Indifferenti e poi si sono inseriti in tanti altri suoi romanzi, è come se questi personaggi rivivessero in altre storie con delle sfaccettature diverse; dall’altro lato abbiamo fatto una nostra riflessione, ci siamo domandati in che modo questi temi trattati nel romanzo risuonassero oggi, chi fossero gli indifferenti oggi e in che modo si fossero evoluti nella nostra contemporaneità”.

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Valeria Bruni Tedeschi: “Gli Indifferenti oggi siamo noi”

Una domanda alla quale risponde chiaramente l’attrice Valeria Bruni Tedeschi che nel film interpreta la superficiale e vuota Mariagrazia Ardengo:

“Io sono pessimista, penso che siamo noi tutti gli indifferenti, io per prima, dobbiamo prendere coscienza del fatto che questa specie di egoismo che non ci fa guardare una persona vicino che non sta bene, che ci fa ignorare quello che nella nostra società accade di ingiusto e di terribile non prendendo parte alle lotte sia all’interno delle nostre famiglie, sia a quelle sociali, non porta felicità, ci fa essere infelici. Se avessimo in mente questa cosa saremmo naturalmente portati verso l’altro: guardare l’altro, essere attenti verso l’altro, porta la felicità, questa mi sembra una cosa matematica che però noi dimentichiamo quotidianamente, perciò io mi sento indifferente prima di tutti”.

Beatrice Grannò: “Molte ragazze di oggi come Carla si fanno carico di grande responsabilità”

Un po’ come fa il suo personaggio che sceglie di ignorare il grido di aiuto della figlia Carla, interpretata da Beatrice Grannò, per non guardare in faccia una realtà troppo dolorosa e sterile. Un personaggio quello di Carla che diversamente dal romanzo di Moravia nella contemporaneità diventa un “mezzo” che tenta di ribellarsi alla stasi della sua famiglia, di rompere un’ipocrisia:

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“Carla cerca di scardinare con tutte le forze che ha in corpo delle dinamiche che sono quasi cristallizzate all’interno della sua famiglia”, ha spiegato la giovane attrice, “e lo fa perché ha gli strumenti per farlo. Io credo che sia un processo che nella realtà richiede tanto tempo per essere realizzato, per prendere consapevolezza che ci sono delle dinamiche non sane all’interno della famiglia o della vita e scardinarle. Molte ragazze di oggi si devono far carico della responsabilità di aggiustare le cose, di prendere una posizione che sia forte e ricalibrare quello che è fuori controllo. Carla diventa una donna nel momento in cui decide di cambiare la sua vita, di vedere la sua famiglia, sua madre per quello che sono, prendendosi un rischio.

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“Leo invece ha bisogno di salire di classe”, ha continuato Edoardo Pesce che interpreta l’arrampicatore sociale Leo Merumeci che si approfitta delle difficoltà economiche della famiglia Ardengo e di Carla, “ha quasi una “sete” di aristocrazia alla quale lui non appartiene, o almeno io ho cercato di dare questa profondità al personaggio anche se poi non è empatico, così come gli altri personaggi che sono anaffettivi, indifferenti anche ai rapporti tra loro”.

“Io credo che gli indifferenti, come viene spiegato nel film, siano tutte quelle persone che vivono all’interno di dinamiche che danno un po’ per scontate e che non si chiedono che cos’è che li spinge a mantenerle in vita e a difenderle fino in fondo”, ha affermato Vincenzo Crea che interpreta Michele figlio di Mariagrazia che vorrebbe liberarsi dal controllo di Leo ma è incapace di farlo perché inetto e vile, “io sono cresciuto a Roma e di persone come Michele ne ho viste un bel po’ e anche questo ha fatto scaturire in me l’interesse per il mio personaggio”.