Giovanna Rei, cinematographe.it

Attrice napoletana dalla lunga carriera cinematografica e televisiva: l’esordio al cinema ne I volontari di Domenico Costanzo e ne L’ultimo Capodanno di Marco Risi, il ruolo della centralinista Giovanna nella sitcom di successo di Italia 1 Camera Café e di Carmela nella miniserie Anni ’50 di Carlo Vanzina, e poi Un posto al sole, La piovra 9, Il bello delle donne, Elisa di Rivombrosa e Sei forte maestro. Per Giovanna Rei c’è anche tanto teatro: l’inizio con Renato Carpentieri, gli spettacoli con Gigi Savoia fino al recente successo con Maurizio Casagrande in Mostri a parte.

Abbiamo chiacchierato con l’attrice telefonicamente riguardo la sua carriera, gli ultimi lavori, l’amore per la recitazione e per Napoli.

Quanto ha influito Napoli, patria dei De Filippo, di Totò, nel tuo amore per la recitazione?

“Io credo che sia stato determinante perché ho sempre respirato un’aria “teatrale” in casa, la famiglia di mia madre, il nonno, la nonna erano una sorta di “capocomici”, la loro simpatia, il loro modo di scherzare lo ritrovavo nelle commedie di Eduardo De Filippo e di Totò. Grazie alla mia famiglia sin da piccola ho scoperto la “teatralità” di questa città. Napoli è una città incredibile, è insito nel napoletano avere tempi comici: questo aspetto sono riuscita a notarlo ancora di più quando da giovanissima sono andata via, vivendo un po’ ovunque, anche all’estero. Sono tornata poi a vivere a Napoli per una ragione che può essere banale ma per me fondamentale: la sera quando faccio il resoconto della giornata so che sono stata bene, che mi sono fatta tante risate grazie alle persone genuine, simpatiche, autentiche che incontro ogni giorno per strada”.

Giovanna Rei – Dal teatro al cinema fino a Camera Cafè

Giovanna Rei, cinematographe.it

A teatro hai esordito con Renato Carpentieri ma poi, tra gli altri, hai anche lavorato con Gigi Savoia e Maurizio Casagrande, importanti protagonisti del teatro napoletano. Cosa significa misurarsi con loro?

“Si impara sempre dai grandi artisti, napoletani o meno, non voglio fare la campanilista ma culturalmente il napoletano è un po’ più generoso. Da Maurizio Casagrande, nonostante io sia una professionista con tanto lavoro alle spalle, ho imparato tantissimo, lui mi ha insegnato tante cose durante questa esperienza insieme, mi ha dato dei suggerimenti che per me sono stati preziosissimi, gli devo tanto”.

Hai fatto tanta televisione, dall’amatissima Un posto al sole, fino alla miniserie Anni ’50 diretta da Carlo Vanzina passando per la sitcom cult Camera Café, che esperienze sono state per te? Che televisione era?

“All’epoca non ci facevo caso ma con il tempo mi sono resa conto di aver fatto parte veramente di un cambiamento. Anni ’50 è stata una delle prime fiction italiane, aveva uno stampo molto cinematografico, richiamava film come Poveri ma belli, per esempio, ma all’inizio non si credeva molto nella forza della fiction. Carlo ed Enrico Vanzina venivano dal cinema e anche loro avevano i loro dubbi ma ci hanno creduto. Anche Camera Cafè è stata una svolta: la sitcom in Italia si era fatta ma non in quel modo, gli ideatori francesi del format Bruno Solo, Yvan Le Bolloc’h e Alain Kappauf ci hanno confessato durante i primi incontri per girare il pilot in uno studio di registrazione a Parigi, che loro si sono ispirati all’avanspettacolo italiano. Camera Café è diventata cult da subito, cosa che non accade quasi mai”.

Che ricordo hai di Carlo Vanzina che ti ha anche diretta nel film Quelle che le ragazze non dicono, cosa pensi del suo cinema in coppia con il fratello Enrico?

“La sua perdita per me è stata un grande dolore, è stata una delle persone più belle che abbia mai conosciuto. Carlo, insieme al fratello, è cresciuto sui set cinematografici grazie al padre Steno e all’inizio dava l’impressione di fare le cose con leggerezza, invece lui girava con spontaneità perché era molto preparato, aveva sempre in mente tutto. Ho fatto tantissimi provini per la parte di Carmela in Anni ’50 perché Carlo doveva essere sicuro, lui sceglieva gli attori che erano giusti, precisi per un determinato ruolo. Credo che il cinema dei fratelli Vanzina, spesso vittima di pregiudizi, con il tempo verrà rivalutato come è successo per i film di Totò: per tanto tempo quando era in vita si pensava che la sua comicità fosse di serie B invece è ancora molto amata e ha sempre qualcosa da insegnarci”.

Giovanna Rei, cinematographe.it

Parlando del presente hai recentemente finito di girare Lui è mio padre di Roberto Gasparro con Tony Sperandeo e Gianni Parisi, puoi parlarci di questo film e del tuo personaggio?

“Gianni Parisi interpreta la parte di mio marito, un uomo che ama profondamente l’ambiente e ogni giorno fa il giro delle spiagge di Napoli per raccogliere la plastica che viene abbandonata da tanti “distratti”, immergendosi anche in acqua con una maschera per recuperare i rifiuti che vengono gettati in mare. Una storia molto attuale perché siamo a un punto in cui questa sensibilità verso l’ambiente dovrebbe essere già stata assorbita, io non concepisco il limite di chi non lo rispetta spontaneamente. Il protagonista è un “diverso” per gli altri, anche il mio personaggio non lo comprende pienamente”.

Sei anche la protagonista di Nina e il cielo, un mediometraggio girato a Napoli con la supervisione di Stefano Incerti.

È prodotto da Eduardo Angeloni che sta lavorando tantissimo con l’Accademia delle Belle Arti, un’accademia storica che ha aperto il corso di cinematografia da circa 5 anni e sta formando dei ragazzi davvero in gamba: attori, registi, direttori della fotografia. Nina e il cielo è girato proprio con questi ragazzi. Quando lavori con i giovani c’è sempre grande entusiasmo che è veramente coinvolgente.”

Giovanna Rei: “La recitazione come terapia”

Tra l’obiettivo della telecamera e il palcoscenico cosa senti più vicino a te, più indispensabile?

“Sicuramente il teatro richiede più energie, molta più forza fisica perché è un tipo di vita che ti fa andare a letto tardi, che ti fa viaggiare tanto, ci sono più difficoltà rispetto al cinema e alla tv. Secondo me non si può fare distinzione tra attore di cinema, teatro o tv, è bello fare questo mestiere in tutte le sue sfaccettature. L’emozione del teatro è immediata mentre quella del cinema e della televisione dura per sempre. A me capita spesso di rivedermi in qualche vecchio film, come L’ultimo Capodanno che è stato proprio il mio esordio con Marco Risi, e mi emoziono ogni volta. Tornando al teatro l’impatto con il pubblico è sempre molto forte come mi è successo per Mostri a parte di Maurizio Casagrande che comincia con un mio monologo e, credimi, c’è una grande differenza tra entrare in scena a spettacolo già iniziato e doverlo, invece, aprire da sola! Sono esperienze di vita: io sono in realtà una persona molto timida e forse uno dei motivi per i quali ho scelto questo mestiere è stato perché volevo superare questo limite.”

Giovanna Rei, cinematographe.it

Quindi è una sorta di terapia il tuo lavoro …

“Assolutamente sì: croce e delizia”.

Che tipo di film o di serie tv segui maggiormente, cosa ti piace in particolare?

“Seguo molto le serie americane e la cosa che mi piace tantissimo è l’approfondimento psicologico nei dialoghi, è difficile che siano dei dialoghi banali, fini a sé stessi per portarsi a casa la scena. Grey’s Anatomy, per esempio, ti fa riflettere tanto, ogni puntata ti fa ragionare sul significato dell’amore, dell’amicizia, della vita, ha sempre un’impronta introspettiva molto forte, in Italia non succede sempre e spero che invece a breve ci uniformeremo in questo senso”.

Progetti futuri?

“Spero e mi auguro qualcosa di veramente importante”.

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