Vinterviken: spiegazione del finale del film Netflix

Il finale di Vinterviken, remake Netflix dell’adattamento al libro del 1993, fonda sul sacrificio romantico il pericoloso futuro di una giovane coppia d’innamorati, opposti per estrazione economica e sociale, ma non per sentimento. Tra meló romantico e romanzo di formazione. ALLERTA SPOILER!

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Come dei contemporanei Romeo e Giulietta, opposti per divario sociale ma non per avversità familiare, la tragedia di John-John e Elisabeth raccontata nel film Netflix Vinterviken risiede nel divario socio-economico della loro classe d’appartenenza: il primo, marocchino immigrato di seconda generazione stabilito nelle grandi palazzine dei sobborghi svedesi; l’altra, figlia privilegiata di un padre borghese e benestante, assuefatta al comfort della lussuosa villa ultra moderna nella quale è nata e cresciuta.
Vinterviken è la versione contemporanea del libro di Mats Wahl e del primo adattamento per il grande schermo del 1996. Una storia d’amore adolescenziale e di divario socio-economico

Vinterviken: cosa succede nel film Netflix?

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Lina Englund e David Tainton nella prima versione di Vinterviken del 1996 diretta dallo svedese
Harald Hamrell

Protagonisti assoluti del teen-drama a sfondo sociale che prende il titolo dall’omonimo romanzo da cui è tratto pubblicato nel 1993 dallo scrittore Mats Wahl e, tre anni dopo, trasposto al cinema con la regia di Harald Hamrell, i personaggi interpretati dai giovani attori Elsa Öhrn e Mustapha Aarab rivitalizzano uno dei topoi intramontabili appartenenti alla tradizione letteraria e cinematografica popolare, quello cioè dell’amore proibitivo e forse irrealizzabile di due poli opposti, costretti a superare avversità e a rinunciare al milieu d’appartenenza per coronare l’illusione del sogno romantico.

La riedizione Netflix dal titolo JJ+E, uscita in piattaforma l’8 settembre e diretta da Alexis Almström, nel suo epilogo a effetto fonda sul colpo di scena sospeso l’atto di devozione simbolica e rischiosissima di uno dei due, sfiorando poco prima l’irreparabile disgrazia dell’ennesima morte violenta del gruppo appartenente a John-John, paradossalmente abituato a precoci dipartite dei loro membri per regolamento di conti e codici brutali che ne manovrano rapporti d’onore e di sentimenti.

Leggi anche la recensione di Vinterviken 

Vinterviken: cosa succede nel finale? La spiegazione

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Alla mancata o semi-redenzione del protagonista maschile, il quale sceglie di (ri)costruire nella recitazione un futuro possibilmente differente da quello auto-imposto dalla sua provenienza, è la morte del migliore amico e socio Sluggo (Jonay Pineda Skallak) a ribaltare e riposizionare l’imperdonabile fato del giovane, mosso come mai prima d’ora da una sobbollente fame di vendetta.

Messa a conoscenza della vera identità del suo amato, incline alla delinquenza con l’irruzione prima in casa propria e poi nella scuola derubando costose apparecchiature digitali, Elisabeth riceve la chiamata dall’amico Kiba e nello sconcerto apprende la volontà di John-John di vendicare il compagno, rischiando di compromettere definitivamente la sua libertà. Salita in moto e raggiunto il cortile del palazzo in una vera e propria corsa contro il tempo, la giovane viene bloccata da un’agente di polizia che tenta di calmarla.

Il film lascia alla protagonista femminile l’ultimo, definitivo, atto d’amore

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Elsa Öhrn e Mustapha Aarab nella rivisitazione Netflix diretta da Alexis Almström

Ma la regia di Almström e il montaggio di Mauricio Molinari attendono tensivamente qualche secondo per mostrarci in contro campo l’arresto di John-John, che si consegna alle autorità (poco prima chiamate al 911) salendo in un van scuro con le manette al polso difronte agli occhi increduli di Elisabeth. È l’impulso però a dare la scossa di un ultimo, definitivo, colpo di scena. In moto e attraversata parte delle vie del quartiere, Elisabeth inchioda bruscamente difronte all’auto in cui viaggia John-John e, consapevole di poter stare con lui solo con un atto di rinuncia al proprio privilegio, si lascia arrestare e viene accompagnata nel sedile posteriore accanto all’amato.

Nella sua inequivocabilità tragica, Vinterviken dunque si chiude con un semi-finale aperto sul dubbio e sull’interpretazione delle conseguenze di quell’azione: un cliffhanger a metà, che evidenzia la pericolosità di una comunanza come unica via d’incontro di due mondi inconciliabili. Rimettendo in discussione sé stessa e il proprio privilegio, il film lascia in definitiva alla protagonista femminile il gesto ultimo di sacrificio romantico. Scelta spiazzante, plateale e silenziosa per dichiarare non solo il proprio innamoramento, ma il contrappasso per analogia di un percorso di crescita che porta necessariamente alla maturità.

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