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Da ascrivere nel largo territorio dei biopic, Stanlio & Ollio, il nuovo lavoro di John S. Baird presentato alla Festa del Cinema di Roma, racconta l’ultimo capitolo della carriera di due miti del cinema.

In questo e pochissimi altri casi è possibile utilizzare il termine “miti” perché Stan Laurel e Oliver Hardy non hanno soltanto incarnato sogni e risate di miliardi di persone nei loro decenni di attività e in quelli a seguire, ma hanno costituito la cellula primaria della coppia comica moderna. In questo squisito film che sarà distribuito in Italia da Lucky Red, i nostri eroi sono diventate star attempate sul ciglio del dimenticatoio. Nonostante questo, la fama, come un canto di cigno, li precede ancora durante la loro tournée teatrale in Inghilterra, ma il successo dei grandi numeri di pubblico si è ridotto a teatri mezzi vuoti. La loro comicità resta cristallina ma i tempi sono cambiati. Il mercato è andato avanti. Succede così alla carriera di certi vecchi comici, un po’ come i pittori che finiscono i loro giorni soli e squattrinati in camere d’albergo per poi essere rivalutati post mortem. Una parabola, il successo, che investe e inonda tutto ma improvvisamente può ritirarsi come un’onda, per lasciare un deserto. È quel che successe ai due comici durante quei tre lustri precedenti il 1953, anno in cui è ambientato Stan & Ollie. L’immortalità di Stanlio e Ollio allora va cercata nelle loro origini.

Stanlio e Ollio: alle origini del mito

Negli anni ’10, mentre il giovane attore inglese Stan Laurel, sbarcato in America con la compagnia teatrale Karno, si contendeva il posto sul palcoscenico con l’amico Charles Chaplin, un cantante alle prime armi con aspirazioni da attore di comiche muoveva i primi passi da personaggio grasso e cattivo nei film della Lubin Motion Pictures. Superava il metro e ottanta per 120 chili e si chiamava Oliver Hardy. I due comici s’incontrarono nel 1921 per il primo film insieme, The Lucky Dog. Non erano ancora Stanlio e Ollio, ma iniziarono a diventarli con Duck Soup, il primo film girato negli Hal Roach Studios nel 1926. Roach compare anche in Stan & Holly, interpretato da Danny Huston. In una delle sequenze all’interno di quegli studios compare anche il James Finlayson, l’attore baffuto spesso nemesi e persecutore della coppia comica, interpretato per il biopic del 2018 da Keith McPherson.

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Stanlio e Ollio: un duo vincente

Se nel comico agiscono meccanismi come lo spaesamento, incarnato dal sognante Stan, dell’aspirazione parodica del bambino ad apparire adulto, come Oliver e i continui slowburn alimentati dalla spalla esterna Finlayson, ciò che definisce la circolarità di questi due corpi comici è la circolarità del ruolo di spalla. La spalla è la parte razionale della coppia. Come Peppino per Totò o Dean Martin per Jerry Lewis. Il comico la aggira appoggiandosi per creare situazioni comiche che sfuggono alla razionalità. Ecco, per Stanlio e Ollio quel ruolo era intercambiabile, perché erano capaci di mettere in scena situazioni così movimentate che si alternavano nel ruolo di spalla. Una circolarità di due poli che ha reso i loro sketch immortali e il loro esempio nel ridere totalmente unico. Gli stessi Abbott & Costello, in italiano Gianni e Pinotto, che proprio negli anni ’50 facevano fortuna a loro discapito, non erano che una riproposizione del grasso fanfarone e del magro precisino.

Spalla esterna per i nostri fu Finlayson. Nel film Lucky Red non li vediamo insieme in scena ma nel backstage. Il lavoro di Coogan e Reilly nel ricreare la miriade di dettagli e tic dei due attori è mirabile. A partire da certi accennati balbettii muti che Stanlio sul set, e Stan fuori, avevano prima di parlare da dispiaciuti, ai giochi puntigliosi di dita di Ollio in scena e di Oliver nella realtà del film. Un modo di comicità addizionato alla storia umana e d’amicizia profonda tirata fuori da Baird, regista generoso a lasciare il quadro scenico principalmente in mano a due attori in stato di grazia.

Leggi qui la nostra recensione di Stanlio & Ollio