Madame Claude: la storia vera dietro al film Netflix

Bugie, edonismo e guai finanziari. Gran parte della vita di Fernande Grudet rimane ancora oggi un mistero e il film Netflix di Sylvie Verheyde è solo l'ultimo tentativo di reinterpretare la scombinata ma affascinante figura di Madame Claude: la maitresse più famosa di Francia.

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Prima della recente versione Netflix diretta da Sylvie Verheyde, l’incredibile biografia della regina della prostituzione Madame Claude è stata al centro di altri due titoli che, seppur nella loro evidente discrepanza espressiva di modalità narrative, hanno tentato di raccontare le contraddizioni e i misteri di una donna simbolo degli anni 60 e 70 parigini. Il primo è un documentario andato in onda per la TV francese nel 1993 dal titolo Les confessions de Madame Claude, diretto da Patrick Meadeb in cui la vera Fernande Grudet compare in un’intervista di 50 minuti in dialogo con la giornalista Isabelle Morini-Bosc. L’altro, con Françoise Fabian datato 1977, è a suo modo un biopic sulla vita della maitresse, intriso di una forte componente erotica e un intrigo molto più marcato rispetto al suo corrispettivo e omonimo digitale del 2021, girato dal maestro di sensualità Just Jaeckin (Histoire d’O, Emmanuelle, L’amante di Lady Chatterley). Ma prima dei film biografici c’è sempre la vita, quella vera, poi plasmata e reinventa in scrittura dalla Settima Arte, diventando materiale artistico pronto a nuove interpretazioni.

Bugiarda a metà: le misteriose origini di Fernande

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Françoise Fabian nel film del 1977 diretto da Just Jaeckin

L’esistenza della Grudet ha inizio con un ironico paradosso. Nata nel luglio del 1923 e cresciuta nella regione nord-occidentale di Angers, le origini di Fernande sono tuttora frutto di contrasti: non è chiaro ancora se fu figlia di un ricco aristocratico che la fece studiare in convento, oppure se l’umiltà della sua famiglia la costrinse sin da subito ad andare a cercare fortuna a Parigi ed entrare nella rete della prostituzione e della criminalità degli anni 50. Bugiarda di professione, tanto da rendere incerta anche una presunta partecipazione nella resistenza francese durante l’occupazione tedesca del secondo conflitto mondiale, è pur certo che la costrizione femminile attorno al focolare domestico le va stretta e dopo aver perso la sorella Jospehine e il padre quando aveva 18 anni, Fernande inizia a farsi chiamare Claude e, accettata la sua comprovata abilità imprenditoriale rispetto all’avvenenza non sufficiente a mantenersi a vita come prostituta, dal ’61 siede definitivamente sul trono della scrivania dell’appartamento-bordello al numero 32 di Rue de Boulainvilliers, nel costoso 16° arrondissement di Parigi. Il suo metodo sembra funzionare: recluta giovani ragazze che non riescono a far decollare le loro carriere di modelle o attrici, le fa vestire con abiti di alta sartoria, le educa alle buone maniere e per conformarle il più possibile ai gusti dei suoi clienti le fa sottoporre a interventi di chirurgia estetica.

“Ci sono due cose per cui le persone pagheranno sempre: cibo e sesso. Non ero brava a cucinare”.

Claude et Claudettes

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La vera Madame Claude in un servizio fotografico degli anni 90

La sua ricompensa per ogni prestazione (10.000-15.000 franchi a notte ovvero 1.500-2.300 euro) è del 30% e le claudettes, così venivano chiamate in suo onore, sono sempre di più. Cinquecento bellezze selezionate per intrattenere ricchi uomini d’affari e della politica, da Kennedy a Gheddafi, da Marlon Brando a Gianni Agnelli. Madame Claude segna un’epoca e nascono le escort: la prostituzione dei bassifondi così come la si conosceva sino ad allora, si trasferisce nei salotti bene di mezzo mondo, le giovani sono curate, sanno parlare, vengono accuratamente testate e istruite alla soddisfacente resa sessuale. Ma l’ascesa prevede sempre una caduta e finita l’epoca di De Gaulle l’impero crolla con il neo eletto Valéry Giscard d’Estaing e nel 1976, quando il giudice Jean-Louis Bruguière con l’inasprimento della lotta alla prostituzione inizia a smantellare l’organizzazione e a Madame vengono chiesti 11 milioni di franchi (oltre 5 milioni di Euro) di tasse non pagate, sommato a beni materiali come gioielli, pellicce e automobili.

Caduta in solitaria di un’icona femminista (?)

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L’ultimo arresto di Fernande Grudet

Alla Graudet l’astuzia non manca neanche nei momenti peggiori e per sfuggire al fisco sposa uno svizzero per ottenere la nazionalità per poi scappare nel 1976 a Los Angeles e sposare (di nuovo) un barista omosessuale per ottenere la green card. Con il nome di Claude Cook, l’ex maitresse è ora ristoratrice e con il suo neo-finto-marito apre il ristorante “Le Canard”. Denunciata ai servizi di immigrazione, la donna torna in Europa e nell’86 sconta quattro mesi di carcere. Ostile più che mani, uscita dalla cella ci torna nel 1992 per il tentativo poi fallito di rimettere in piedi una nuova organizzazione di prostituzione. Anziana e piuttosto sola, Fernande si trasferisce definitivamente a Nizza dove muore per un ictus il 19 dicembre 2015, all’età di 92 anni, lasciando una figlia cresciuta sin da subito dalla madre e avuta a quando aveva appena 17 anni.

“Sono rimasta colpita dal suo modo cinico di vedere il sesso tra uomo e donna. Per lei gli uomini non erano altro che portafogli. Immagino ci sia stata una sofferenza segreta dietro le sue parole” (l’attrice Françoise Fabian su madame claude)

Leggi anche: Madame Claude – recensione del film Netflix di Sylvie Verheyde

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