Lone Survivor Cinematographe.it
050628-N-0000X-001 Navy file photo of Navy SEALs operating in Afghanistan in support of Operation Enduring Freedom. From left to right, Sonar Technician (Surface) 2nd Class Matthew G. Axelson, of Cupertino, Calif; Senior Chief Information Systems Technician Daniel R. Healy, of Exeter, N.H.; Quartermaster 2nd Class James Suh, of Deerfield Beach, Fla.; Hospital Corpsman 2nd Class Marcus Luttrell; MachinistÕs Mate 2nd Class Eric S. Patton, of Boulder City, Nev.; and Lt. Michael P. Murphy, of Patchogue, N.Y. With the exception of Luttrell, all were killed June 28, 2005, by enemy forces while supporting Operation Red Wing. U.S. Navy photo (RELEASED)

Lone Survivor è un film del 2013 scritto e diretto da Peter Berg, con protagonisti Mark Wahlberg, Taylor Kitsch, Emile Hirsch, Ben Foster ed Eric Bana. Il film è la trasposizione cinematografica del romanzo best seller Lone Survivor: The Eyewitness Account of Operation Redwing and the Lost Heroes of Seal Team 10, autobiografia dell’ex Navy Seal Marcus Luttrell. La sceneggiatura del film è stata scritta dallo stesso Peter Berg dopo un mese di permanenza in Afghanistan al fianco di un gruppo di Navy Seals.

Il film è tratto dunque da una storia vera e racconta la vicenda dell’Operazione Red Wings avvenuta nel 2005 dove un gruppo di quattro Navy Seals in missione segreta in Afghanistan per neutralizzare una cellula terroristica di Al-Qaeda, guidata dal capo Ahmad Shah e responsabile della morte di molti marines, rimane vittima di una trappola, cadendo in un’imboscata che li blocca tra le montagne afgane.

Lone Survivor racconta la storia vera dell’Operazione Red Wings

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Nel 2004 la coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti in missione in Afghanistan era riuscita ad assestarsi sufficientemente spartendosi il territorio con le milizie afghane. Dopo questa fase d’assestamento però si è andati incontro a un ritorno dei nuclei armati talebani, i quali hanno iniziati a riprendere sacche di potere in alcune parti dello Stato. Ricominciando ad organizzarsi in maniera strutturata i talebani avviarono un’offensiva verso le truppe statunitensi con attacchi costruiti a piccoli gruppi di 10-15 militanti, in modo da non venire mai eliminati nel loro complesso durante le controffensive.  Nell’intensificarsi di questi attacchi prende avvio la costruzione dell’Operazione Red Wings, focalizzata sulla parte più vulnerabile per gli americani del territorio afghano, ovvero la provincia del Konar, dove i talebani si erano riorganizzati in un feroce gruppo guidato da Ahmad Shah. I marines iniziarono a raccogliere informazioni utili all’offensiva, che sarebbe stata costruita in quattro fasi: una prima fase con l’infiltrazione nel territorio e l’ individuazione del nucleo operativo guidato da Shah, una seconda con la comunicazione radio per attivare un supporto aereo, una terza che prevedeva la costruzione di un cordone di sicurezza con truppe di terra e milizie afghane ed un passo conclusivo dove si sarebbe dovuto mettere in sicurezza la zona e “bonificarla” in maniera definitiva.

Il 18 giugno 2005 il gruppo Team 10 Navy SEAL, composto dal tenente Michael Murphy e dai sottufficiali di seconda classe Danny Dietz, Matthew G. Axelson e Marcus Luttrell, mise piede nel territorio del Konar con l’obiettivo di trovare Ahmad Shah. Addentratisi nella foresta del sud-est afghano, vennero però avvistati da tre pastori con al seguito una mandria di pecore. Davanti a loro si pose dunque un dilemma morale non indifferente: uccidere dei non combattenti disarmati violando però le regole di ingaggio e la Convenzione di Ginevra o liberarli col rischio che questi andassero a riferire la loro posizione ai talebani. A quel punto tentarono di mettersi in contatto radio con la centrale operativa per cercare ordini sul da farsi, senza però riuscirvi; decisero dunque con una votazione di liberare i pastori presi in ostaggio pur sapendo che questi con grande probabilità sarebbero andati a riferire ai talebani della presenza dei soldati americani.

Nell’operazione fallita Red Wings raccontata in Lone Survivor persero la vita 19 marines

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Rassegnati al fatto che la missione fosse ormai compromessa, i seals tentano di ritirarsi in una posizione di difesa, ma vennero attaccati nel giro di poco tempo dalle milizie talebane a colpi di mortaio, granate e missili AK-47. La compagine di marines cercò di fuggire tra le montagne, precipitando e cadendo per strapiombi alti svariati metri, in uno dei quali Luttrell si ruppe quattro vertebre.

Dietz fu poi il primo a restar vittima dell’offensiva talebana, egli restò indietro rispetto ai suoi compagni, gravemente ferito e colpito più volte durante lo scontro a fuoco, cercando comunque di continuare a sparare verso il nemico. Luttrell tentò di caricarlo sulla schiena per condurlo in salvo, ma Dietz venne colpito mortalmente durante questo tentativo e morì tra le braccia del compagno. A seguire anche Murphy soccombette cercando di stabilire un segnale radio al di fuori della vegetazione, dove avrebbe potuto avere una buona ricezione, ma la posizione troppo esposta e le ferite già subite gli costarono la vita durante la chiamata, con un colpo mortale. Luttrell e Axelson, che aveva riportato una profonda ferita alla testa, a quel punto tentarono di nascondersi tra gli alberi più fitti della foresta, ma vennero raggiunti dall’esplosione di una granata; Axelson rimase vittima e non fu più ritrovato mentre Luttrell sopravvisse miracolosamente. Nel frattempo arrivarono due elicotteri allertati dalla precedente chiamata (mai terminata) di Murphy trasportando forze speciali americane, uno di questi venne però immediatamente colpito da un razzo talebano, precipitando con la morte conseguente di tutti gli otto militari al suo bordo, mentre l’altro aereo dovette battere in ritirata per l’intensità del fuoco nemico.

Luttrell, unico sopravvisuto dei marines scesi nel territorio del Konar, fu salvato da un nomade pashtun che lo nascose nel suo villaggio dai talebani

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Luttrell fu tratto in salvo da un nomade pashtun, Gulab Khan, che secondo l’antico codice morale Pashtunwali, gli offrì cure e ristoro presso il villaggio di Salar Ban. In seguito i talebani minacciarono Gulab e la sua famiglia di ritorsioni qualora non avessero consegnato Luttrell, ciononostante il pashtun non cedette e assieme agli altri uomini del villaggio nascose il soldato americano per quattro giorni trasferendolo di casa in casa e perfino in una grotta. Durante questi giorni Luttrell scrisse una lettera che il padre di Gulab fece pervenire alla base statunitense più vicina. I militari americani avviarono dunque una task force che permise il recupero del marine, portandolo in salvo e conducendo anche Gulab e i suoi parenti in una zona sicura fuori dal controllo talebano.

Tutti i soldati uccisi nel fallimento dell’operazione Red Wings vennero poi insigniti postumi della Bronze Star Medal ed inoltre Dietz e Axelson ricevettero la Navy Cross, la massima onorificenza della Marina americana, e la Purple Heart da parte del Presidente George W. Bush, mentre il tenente Murphy ricevette postuma la Medal of Honor, la più alta decorazione militare assegnabile dal Governo degli Stati Uniti.

Luttrell ricevette la Navy Cross in una cerimonia alla Casabianca nel 2006 ed inseguito lottò a lungo con i sensi di colpa del superstite, con fenomeni di stress post-traumatico e con le conseguenze fisiche dell’accaduto.

In Lone Survivor sono presenti alcuni elementi di finzione ed alcuni avvenimenti sono stati in parte modificati

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Il film, pur raccontando una storia vera e cercando d’essere fedele alla realtà dei fatti, si concede alcune licenze cinematografiche, enfatizzando alcuni avvenimenti come la durata del periodo per il quale è stato nascosto Luttrell o il numero dei combattenti talebani che hanno assaltato i marines. Inoltre certe circostanze sono state parzialmente modificate, come il fatto che Luttrell camminasse dopo le ferite subite o il fatto che avesse rischiato d’essere decapitato (fu solamente minacciato ma non preso in ostaggio), ed in altri casi sono stati aggiunti elementi di pura fantasia, come il fatto che un bambino abbia aiutato il soldato americano a liberarsi dandogli un coltello. L’intero assalto al villaggio da parte dei talebani e il combattimento finale sono poi finzione hollywoodiana, poiché nella realtà vi furono solo un avvicinamento e delle minacce alla famiglia di Gulab, senza un vero e proprio assedio.

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