La donna alla finestra: cos’è l’agorafobia? I dettagli della patologia che affligge il personaggio di Amy Adams

L'agorafobia, patologia della protagonista del film Netflix La donna alla finestra con Amy Adams, ha radici profonde e antiche.

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Il film Netflix La donna alla finestra racconta la storia di Anna Fox, interpretata da Amy Adams, che soffre di agorafobia. Quando diventa l’unica testimone di un crimine brutale, la sua vita viene stravolta. Anna sarà così costretta a fare i conti, non solo con ciò di cui è a conoscenza, ma anche con il suo passato e con alcune delle sue più grandi paure. L’agorafobia è comunemente descritta come la paura degli spazi aperti, correlata quindi alla paura di uscire di casa. Anche i luoghi chiusi però, se ampi o affollati, sono temuti dagli agorafobici, così come lo sono i treni, gli aerei e le auto, che impediscono a chi è affetto da tale patologia di viaggiare o spostarsi. La definizione infatti di “spazi aperti” non sempre è da considerarsi la più esatta nel trattare l’agorafobia.

È principalmente l’ambiente non familiare e conosciuto o un’alta presenza di estranei attorno a sé a generare gli attacchi di panico causati appunto dall’agorafobia. Inizialmente si attivano altri meccanismi, come ansia, agitazione e paura, che poi portano all’insorgenza del panico. La paura che però innesca questa serie di sensazioni è data dal timore di trovarsi in un luogo dove, secondo la persona stessa che soffre del disturbo, si potrebbe avere un attacco di panico. Si manifesta quindi inizialmente come una paura della paura stessa, meglio definibile come il timore della possibilità di aver paura e quindi di star male.

L’agorafobia e il freezing

Agorafobia - cinematographe.it

I luoghi più comunemente temuti da chi soffre di agorafobia, oltre ai mezzi pubblici di trasporto, sono luoghi come piazze, parcheggi, ponti e, molto spesso, anche i supermercati: ampi e affollati. Anche aspettare in coda o trovarsi in uno spazio di limitate dimensioni da soli è una situazione possibilmente negativa per chi ha questa patologia. La paura è in questo caso scatenata dall’impressione di non avere via di fuga o di non poter ricevere il soccorso necessario durante un attacco di panico; la sensazione di solitudine ed estraneità è infatti centrale e tipica negli agorafobici. Il malessere psichico e fisico che si prova è effettivamente riconducibile a quello dell’attacco di panico, quindi aumento del battito cardiaco e della frequenza respiratoria, vertigini, paura di perdere il controllo, di svenire o di poter morire.

L’agorafobia porta ed è spesso associata anche ad altri disturbi, come la depressione o diversi disturbi d’ansia. Molto spesso gli agorafobici sentono di aver paura, senza sapere però realmente cosa sia a spaventarli: la sensazione di non avere via di scampo li porta a non fuggire e il timore di avere un attacco di panico e non ricevere soccorso ad evitare in qualsiasi modo di farsi sopraffare dalla paura, per questo possono ricorrere a un altro sistema biologico e innato che l’uomo ha a disposizione durante una sensazione di pericolo, chiamato freezing. Una sorta di paralisi che porta a un graduale rallentamento di tutte le funzioni vitali.

Paure antiche e primitive

Agorafobia - cinematographe.it

La paura di un ambiente non familiare, diverso, nuovo, senza punti di riferimento, è un qualcosa di comune, è uno dei timori più antichi della Storia, presente ancora oggi per esempio se ci si sposta da un piccolo comune a una grande metropoli, luogo che dà l’idea di folla, confusione e possibilità di perdersi. In questo caso però si parla di panico, mentre l’agorafobia è un qualcosa che avviene prima del panico, anzi è spesso una paura del panico stesso. Ma il panico è la reazione più arcaica e appunto antica di fronte a un pericolo percepito come estremo.

La correlazione è quindi tra i luoghi dove sarebbe più comune avere un attacco di panico, e gli spazi aperti, da soli, fuori casa, o addirittura i posti sconosciuti, danno sicuramente meno sicurezza e controllo. Lo psicologo e neuro-scienziato Jack Panksepp suggerì che la mente funziona in maniera diversa in base al livello di emergenza, secondo un causalità tra sensazione e azione, quindi di paura/fuga, rabbia/attacco, panico/freezing. Il terrore che si prova in un luogo sconosciuto è quella sensazione che si avrebbe per esempio all’interno di una giungla brulicante di predatori, o quella primitiva paura di un nostro antenato che si allontanava dal suo villaggio perdendosi e non ritrovando più la strada.

Leggi anche La donna alla finestra: recensione del film Netflix con Amy Adams

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