King Kong (2005) – 10 curiosità sul film di Peter Jackson

Diretto nel 2005 dal regista de Il Signore degli Anelli, King Kong è un omaggio appassionato al cinema americano degli anni Trenta e una denuncia potente contro lo sfruttamento degli animali. 

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King Kong (2005), remake del film omonimo diretto da Merian C. Cooper e Ernest B. Schoedsack nel 1933, è senza ombra di dubbio la più grande storia fantastica mai raccontata. Al centro della vicenda vi è uno scimmione preistorico, alto otto metri, venerato come una divinità da un gruppo di indigeni (unici abitanti dell’isola del Teschio) ed esibito successivamente come fenomeno da baraccone in un teatro di Broadway da un cinico regista cinematografico.

King Kong del 2005: dal remake del 1933 al film di Peter Jackson

New York, 1933. Carl Denham (Jake Black) è un giovane cineasta di Manhattan, cinico ed opportunista, disposto a tutto pur di dirigere il film più spettacolare mai realizzato. Entrato in possesso di una misteriosa mappa, convince il suo fedele assistente Preston (Colin Hanks) ad imbarcarsi insieme a lui sulla Venture, una bagnarola arrugginita e decadente comandata dal capitano Englehorn (Thomas Kretschmann). Carl, che vuole girare il suo film su un isolotto sperduto ed inesplorato, scrittura la dolcissima Ann Darrow (Naomi Watts), una povera attrice di vaudeville. Sulla nave da carico, destinata solitamente al trasporto di animali selvatici vivi, viaggiano anche il timido sceneggiatore Jack Driscoll (Adrien Brody) e l’attore di film di serie B Bruce Baxter (Kyle Chandler).

Fanno parte dell’equipaggio il primo ufficiale Hayes (Evan Parke), il cuoco Lumpy (Andy Serkis), il marinario Choy (Lobo Chan) e il giovane Jimmy (Jamie Bell), imbarcatosi clandestinamente sulla Venture quattro anni prima. L’avventura ha finalmente inizio: Denham, Driscoll, Darrow e Baxter scorgono un muro di cinta alto più di trenta metri che circonda l’isolotto. Si tratta di un avamposto roccioso costruito appositamente per proteggere gli abitanti dell’isola da una presenza mostruosa e mastodontica, King Kong (Andy Serkis), un gorilla di otto metri, venerato come un dio dagli autoctoni. Per placare l’ira del signore della foresta, gli indigeni rapiscono ed offrono la bella Ann in sacrificio al temibile bestione.

King Kong (2005): tutto quello che non sai sul kolossal di Peter Jackson

Peter Jackson, dopo la trilogia de Il Signore degli Anelli, rende omaggio al cinema americano degli anni Trenta con il kolossal King Kong: in diverse sequenze della pellicola, il regista neozelandese inserisce particolari e battute di dialogo che fanno riferimento proprio al capolavoro di Cooper e Schoedsack. A questo proposito, la sequenza d’apertura di King Kong è estremamente interessante poiché in essa Jackson ricostruisce alla perfezione (con una manciata di inquadrature) la New York degli anni Trenta, in piena Grande Depressione.

In essa sono riconoscibili: lo zoo di Central Park, i bassifondi di New York sconvolti dalla fame e dalla povertà, il Manhattan Bridge, gli operai sospesi sulle impalcature, i traghetti a vapore, l’opera di carità che distribuisce gratuitamente i pasti, disperati che rovistano nella spazzatura, i palcoscenici di Broadway e i suoi divi, il vaudeville e la farsa, le manifestazioni popolari di protesta. Jackson, però, non rende solo omaggio al film del 1933: nella pellicola sono presenti numerose citazioni di opere letterarie e cinematografiche che hanno contribuito a fare di King Kong un vero e proprio capolavoro. Non vi resta, a questo punto, che scoprire tutte le curiosità sul film!

King Kong (2005) – L’attrice che Carl Denham vorrebbe inizialmente scritturare è Fay Wray

Nella sequenza d’apertura, Denham e Preston sono alla ricerca di una nuova attrice che abbia la taglia 38 (per poter indossare i costumi dell’interprete che ha abbandonato le riprese): Carl fa riferimento ad una certa Fay, impegnata però su un set della RKO con il regista “Cooper”. Si tratta di Fay Wray, interprete del personaggio di Ann Darrow nel film del 1933, morta l’anno precedente all’uscita del film di Jackson.

King Kong (2005) – La lotta tra Kong e il T-Rex è identica a quella presente nel film del 1933

Altra sequenza che fa riferimento alla pellicola del 1933 è quella della lotta senza esclusione di colpi tra lo scimmione Kong e il terribile T-Rex: il gorilla peloso, signore incontrastato di Skull Island, riesce alla fine ad avere la meglio, ma prima di battersi il petto in segno di vittoria, spalanca le fauci alla bestia per controllare che sia veramente morta. Lo stesso accade nel film di Cooper e Schoedsack.

King Kong (2005) – Le insegne presenti nella città di New York sono le stesse che compaiono nella pellicola di Cooper e Schoedsack

King Kong
Una scena del film di Peter Jackson.

Alcuni cartelloni pubblicitari presenti nel film di Jackson, come quelli che si notano nella sequenza finale (due insegne al neon con le scritte “Chevrolet” e “Pepsodent”), sono visibili anche all’inizio del film del 1933, in una sequenza ambientata nella sfavillante città di New York.

King Kong (2005) – Le coreografie dei ballerini riproducono quelle presenti nel film del 1933

Ultimo omaggio è quello presente nella toccante sequenza ambientata all’interno del teatro di Broadway, dove il gigantesco scimmione, immobilizzato da robuste catene di acciaio, sedato e narcotizzato, è mostrato all’odioso pubblico di Manhattan che applaude e si diverte, disinteressandosi completamente della sofferenza della povera bestiola, strappata al proprio habitat naturale ed immolata sul palcoscenico dell’avidità per rimpinguare le tasche di Denham e della sua cricca di tirapiedi. Le musiche, i costumi e le coreografie, eseguite da un gruppo di ballerini abbigliati come indigeni, sono identiche a quelle della scena del sacrificio presente nella pellicola di Cooper e Schoedsack.

King Kong (2005) – Peter Jackson omaggia Apocalypse Now e Cuore di Tenebra

Nel film di Jackson, però, ci sono anche riferimenti ad altre opere e pellicole: l’omaggio ad Apocalypse Now, film intramontabile diretto da Francis Ford Coppola nel 1979, nella sequenza, ambientata sulla nave Venture, dove il giovane Jimmy e il primo ufficiale Hayes fanno riferimento a Cuore di tenebra, racconto scritto da Joseph Conrad nel 1889 dalla cui storia è tratto il film di Coppola. Anche nella pellicola di Jackson è possibile notare alcune somiglianze con l’opera di Conrad: l’equipaggio della Venture che parte alla volta di un territorio sconosciuto come i membri del battello capitanato dal marinaio Marlow che vanno alla ricerca del misterioso Kurtz (venerato come una divinità dagli abitanti di un’isola sperduta alla stregua del bestione Kong); il viaggio della Venture per giungere nei pressi dell’isola del Teschio è rischioso e irto di ostacoli (basti pensare alla discesa travagliata del battello lungo il fiume pieno di pericoli e terribili minacce nel romanzo di Conrad).

King Kong (2005) – L’omaggio a C’era una volta in America

King Kong
Il Manhattan Bridge nel film di Peter Jackson.

Jackson cita C’era una volta in America, diretto da Sergio Leone nel 1984, nella sequenza in cui Denham e Preston scendono dal taxi nei pressi del Manhattan Bridge (presente nalla locandina del film di Leone e nella scena in cu Noodles e la sua gang incontrano Bugsy);

King Kong (2005) – La scimmia assassina di Splatters – Gli schizzacervelli

King Kong
Lobo Chan e Thomas Kretschmann in una scena di King Kong.

Altra grande citazione è quella di Splatters – Gli Schizzacervelli, diretto da Jackson nel 1992, nella sequenza, ambientata nella stiva della Venture, in cui un cartello affisso su una gabbia vuota reca la scritta “Scimmia Ratto di Sumatra – Attenti al morso”: un chiaro riferimento alla scimmia assassina che diffonde il virus nel film di Jackson.

King Kong (2005) – Lumpy e la storia del naufrago: omaggio a H.P. Lovecraft

Il regista neozelandese cita Il richiamo di Cthulhu, racconto scritto da Howard Phillips Lovecraft nel 1928, nella sequenza in cui Lumpy e Hayes mettono in guardia Denham dai pericoli che potrebbe trovare sull’isola del Teschio. A questo proposito Lumpy racconta la storia di un naufrago, salvato dall’equipaggio di una nave norvegese, scampato ad una creatura mostruosa su un’isola sconosciuta: la stessa storia è presente nell’opera di Lovecraft.

King Kong (2005) – Il cameo di Rick Baker

Kong, bestione mastodontico, alla fine del film si arrampica sull’Empire State Building e lotta contro i biplani: alla guida di uno di essi c’è Rick Baker, interprete di Kong nella versione omonima del 1976 diretta da John Guillermin.

King Kong (2005) è interpretato da un attore in carne e ossa

Kong si sacrifica per salvare la bella dai capelli dorati: ad interpretarlo, ovviamente grazie agli effetti speciali, è Andy Serkis, già Gollum/Smeagol nella trilogia de Il Signore degli Anelli. Serkis presta il volto, gli occhi e le mani a Kong, umanizzandolo, antropomorfizzandolo, rendendolo simile all’essere umano e facendo scomparire ogni traccia di brutalità. Non è King Kong, a conti fatti, la vera bestia.

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