Il mostro di Cleveland: la storia vera del film ispirato al terrificante rapimento di tre donne

La terribile storia vera alla base del film Il mostro di Cleveland che racconta il sequestro e gli anni di prigionia di 3 giovani ragazze.

Il film Il mostro di Cleveland, dal titolo originale Cleveland Abduction è uscito sul canale Lifetime nel 2015 e racconta il terribile rapimento di 3 donne e i loro conseguenti anni di prigionia. Il sequestro noto come caso Ariel Castro e l’intera vicenda conosciuta come quella di Il mostro di Cleveland, vengono raccontate nel libro di memorie di Michelle Knight, una delle 3 donne rapite, intitolato Finding Me: A Decade of Darkness, a Life Reclaimed. Il film, basato sul libro, è diretto da Alex Kalymnios e scritto da Stephen Tolkin e vede nel cast Raymond Cruz nei panni di Ariel Castro, e Taryn Manning, Samantha Droke e Katie Sarife nei panni nelle 3 giovani, rispettivamente nei ruoli di Michelle Knight, Amanda Berry e Gina DeJesus. La trama di Il mostro di Cleveland riprende con esattezza i fatti che vennero poi raccontati e ricostruiti durante il processo e parte dal rapimento di Michelle, concentrandosi sulla sua storia. Il film suscitò molto scalpore all’epoca, soprattuto dopo l’acquisizione dalla piattaforma streaming Netflix

La terribile storia vera alla base del film Il mostro di Cleveland 

Il mostro di Cleveland - cinematographe.it

La casa dove le ragazze sono state rinchiuse

Interamente basato su una storia vera Il Mostro di Cleveland parte appunto dal 23 agosto del 2002, quando Ariel Castro, che viveva nel quartiere Tremont di Cleveland, rapì Michelle Knight, che quel giorno stava andando in tribunale dopo aver perso la custodia del figlio. All’epoca Michelle Knight aveva 21 anni, era single e accettò un passaggio da Ariel Castro, padre di un compagno di scuola di suo figlio. Quando Michelle venne rapita inizialmente Castro la tenne al piano superiore, legandola e lasciandola per 3 giorni senza cibo né acqua, così come accadde alle altre 2 donne, Amanda, di 17 anni, rapita nel 2003 mentre stava tornando a casa dal lavoro, e Gina, di 14 anni, rapita nel 2004 mentre tornava a casa da scuola. Le 3 donne vennero poi rinchiuse nel seminterrato della casa di Castro e vennero liberate solo nel 2013, quando Amanda Berry riuscì a fuggire con la figlia di 6 anni, avuta da Castro, e ad avvertire i vicini, permettendo poi alla polizia di trarre in salvo anche Gina e Michelle.

Amanda Berry si rese conto, quando Castro uscì quel giorno, che aveva lasciato la porta socchiusa, con solo la porta zanzariera del tutto chiusa. Berry non cercò di sfondare la porta, ma attraverso la porta zanzariera chiamò i vicini che sfondando loro la porta permisero alla madre e alla figlia di uscire. Non era la prima volta che le ragazze tentavano la fuga, era già accaduto, ma in ognuna di quelle occasioni, si era rivelato tutto un sadico gioco di Castro che lasciava più volte le uscite non chiuse a chiave e successivamente picchiava le ragazze che avevano tentato di scappare. Durante il processo, dai racconti delle giovani vennero alla luce i dettagli degli abusi sessuali e stupri che le 3 donne avevano subito in quegli anni. Tenute in stanze buie, con pannelli di legno inchiodati alle finestre, con mani e piedi legati, dovendo usare come servizi igienici un secchio di plastica che veniva svuotato di rado, nutrite con un pasto al giorno e con il permesso di lavarsi solo 2 volte a settimana. Knight rimase incinta 5 volte di Castro e in ognuna di queste Castro le aveva procurato un aborto, lasciandola a digiuno, colpendola sul ventre con oggetti pesanti e picchiandola.

Il mostro di Cleveland

Ariel Castro. Credits: AP/Photo/Cuyahoga County

Gina fu l’unica a non rimanere mai incinta nonostante gli stupri di Castro, mentre Amanda partorì una bambina nel 2006, assistita da Michelle e minacciata di morte da Castro se la bambina non fosse sopravvissuta. Secondo il memorandum di condanna depositato dal pubblico ministero sul caso, Castro utilizzava un vero e proprio “programma di violenza fisica, sessuale e psicologica prolungata” per garantire che le donne rimanessero “in uno stato di impotenza”. Castro si è dichiarato colpevole di 937 capi di imputazione per stupro, rapimento e omicidio aggravato, cioè l’induzione intenzionale ad aborti spontanei, ed è stato condannato a più di 1000 anni di carcere. Anche se fu presa in considerazione la pena di morte, Castro alla fine riuscì ad evitare tale condanna e, un mese dopo l’arresto, si impiccò nella sua cella.

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