Il Mistero di Donald C. – 5 motivi per vedere il film con Colin Firth

Ci sono tante ragioni per vedere Il Mistero di Donald C., dalle location al viaggio nella mente e nell’impresa compiuta da un uomo la cui storia merita di essere raccontata con delicatezza e bellezza, proprio come fa James Marsh.

- Ultimo aggiornamento: 5 Aprile 2018 1:24 - Tempo di lettura: 5 minuti

Una storia non è mai una cosa sola, poiché essa è un agglomerato di anime, di vite, di sensazioni; è un coagulo disperso in uno spazio indefinito di impressioni talvolta discordanti, capaci di cambiare forma e colore in base agli occhi di chi li osserva. Il cambiamento è dunque, volente o nolente, il fulcro di ogni racconto.
Un preambolo necessario per parlare de Il Mistero di Donald C., un film che ha al suo interno un certo numero di storie che a loro volta si intersecano nella storia principale. Il biopic, nelle sale italiane dal 5 aprile con Adler Entertainment e Good Films, si impone al pubblico come uno dei film più promettenti della stagione, portando sul grande schermo il fascino della verità, l’incommensurabile talento dei protagonisti e la sensibilità del regista James Marsh. Ingredienti che certo attraggono qualsivoglia cinefilo o spettatore di passaggio, ma che magari non potrebbero bastare a esplicarvene appieno la bellezza.

Alla rituale domanda “Perché vedere Il Mistero di Donald C. al cinema?”, Cinematographe – FilmIsNow risponde non con uno, bensì con 5 motivi!

1. Il Mistero di Donald C.: questione di fiducia!

I primo motivo per il quale vedere Il Mistero di Donald C. può essere considerato un atto di fede. Già, perché il regista del film non è un tipo qualunque, bensì è l’uomo che ha diretto film acclamati dal pubblico come Man on Wire – Un uomo tra le Torri (vincitore di un Oscar come miglior documentario) e La Teoria del Tutto, il film sul fisico Stephen Hawking interpretato da Eddie Redmayne, che in questa occasione ha vinto l’Oscar come miglior attore protagonista. Titoli che già bastano a consacrare James Marsh come un esperto di biopic! Al pari di altre sue opere cinematografiche, anche questa non manca di addentrarsi nella psiche dei personaggi, concedendo al racconto un plus che va oltre la narrazione del reale, regalando un ritratto rispettoso e intrigante del protagonista.

2. Il Mistero di Donald C. è una storia vera

Il Mistero di Donald C. Cinematographe

Esatto: reale. Questo aspetto è di fatto una delle ragioni per le quali il film suscita interesse. Per quanto sia stimolante fantasticare su mondi paralleli e surreali, la vita vera resta la più grande e autentica tentazione a cui può aspirare l’uomo; il banco di prova a cui nessuno può sottrarsi. Giocare su un terreno fatto di battiti, emozioni e sbagli aiuta forse a immedesimarsi pienamente nel racconto e a comprendere qualcosa di più sul nostro modus operandi.

Il film diretto da James Marsh affonda le radici nella vera storia di Donald Crowhurst, un velista che decise di avventurarsi in mare aperto per cercare di vincere la Golden Globe Race promossa dal Sunday Times: una competizione che invitava navigatori più o meno esperti a circumnavigare il globo in solitaria. Donald fu spinto ad accettare la sfida dalla considerevole somma di denaro in palio e chiaramente dalla sua insaziabile ambizione, che lo condusse a scontrarsi con l’ira della natura e i limiti dei mezzi umani. Non è però questa la sede per analizzare la storia vera a cui si ispira Il Mistero di Donald C. che, nella sua natura di biopic, sa affascinare proprio per la peculiarità di lasciare il racconto avvolto nell’arcano.

3. Il Mistero di Donald C.: un cast sorprendente

il mistero di donald c cinematographe

 

A dare un valore aggiunto al film provvedono senza dubbio le impeccabili performance di Colin Firth Rachel Weisz nei panni dei coniugi Donald e Clare Crowhurst. La loro bravura esplode nell’armonia con la quale si interfacciano alla vita di coppia, in un effluvio di sguardi teneri e scelte coraggiose in cui si percepisce una tensione smorzata dalla necessità del bene reciproco. Due attori che da soli bastano a mantenere salda l’intera architettura filmica, giocando sulla trasformazione fisica e sulla modulazione della voce, in un intercalare perenne ma delicato che, proprio come le gocce dell’acqua marina, scava nella mente e nel cuore dello spettatore, fino ad allagarlo completamente.

In particolare, Firth sa immedesimarsi appieno nella rappresentazione di un uomo in pena tra il bisogno di realizzazione personale e il desiderio di non deludere la sua famiglia.

4. Il Mistero di Donald C. è un film per tutta la famiglia

il mistero di donald c cinematographe

Uno dei motivi per cui Il Mistero di Donald C. è un film da non perdere è il suo adeguarsi alle esigenze di ogni spettatore. Nella pellicola di Marsh c’è chi nota il richiamo dell’avventura e il coraggio di affrontare le situazioni più scomode; la decisione di Donald di abbandonare tutto e partire completamente da solo è anche e soprattutto un fare i conti con se stesso e con i principi che lo animano. Ci sono scene in cui ci ritroviamo ad ammirarne la furbizia, altre in cui rimaniamo basiti dai sensi di colpa che prova, trovandoci a riflettere sui nostri modi d’agire e sul senso della vittoria, del rispetto e della vita.
Allo stesso tempo, Il Mistero di Donald C. sa mettere in luce un’idea sana di famiglia. Emblematiche sono le scene in cui il protagonista si annulla come uomo e rischia la propria vita pur di dare ai propri figli un futuro migliore, o ancora i momenti in cui Clare mette da parte il suo desiderio, incoraggiando il marito a rincorrere i suoi sogni.
Insomma, Il Mistero di Donald C. può essere tutto ciò che volete: una favola, una tragedia, un’avventura, un insegnamento e per questo è adatto alla visione di chiunque, considerando tra l’altro che in esso sono assenti scene cruente o “poco educative”.

5. Il Mistero di Donald C.: l’immensità del mare

Il Mistero di Donald C. Cinematographe

Altra sfumatura apprezzabile del film è la scelta delle location e il modo in cui la macchina da presa sa proporle allo sguardo dello spettatore. Il regista non ci colpisce con panoramiche marine mozzafiato dal taglio documentaristico, piuttosto ci ammalia calcando la mano sull’immersività dell’ambiente, sul farci provare la sensazione di essere da soli in mare aperto; su un trimarano che imbarca acqua e nel quale è impossibile dormire senza essere svegliati dal gocciolare dell’acqua nelle orecchie.
La prospettiva che ci viene presentata è così anch’essa tremendamente vicina e reale e si lascia godere sul grande schermo in tutta l’imponenza delle onde che si infrangono sulle cose, disperdendo zampilli di verde e d’azzurro e legandoci a una dimensione terrena in cui l’oceano appare un percorso semplice solo se visto su una cartina geografica.

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