Hugh Grant, cinematographe.it

Tu dici le cose migliori quando non dici proprio niente”: le parole della canzone di Ronan Keating, When you say nothing at all, brano indimenticabile della colonna sonora del film Notting Hill, sembrano descrivere uno dei talenti del poliedrico attore protagonista di una delle commedie romantiche per eccellenza: Hugh Grant. Nel film diretto da Roger Michell, infatti, l’attore ha fatto innamorare il grande pubblico con un solo sguardo, comunicando attraverso di esso il sentimento più profondo e pronunciando le parole che qualsiasi persona innamorata vorrebbe sentirsi dire, quelle che colpiscono dritte al cuore. L’interprete britannico è il simbolo del romanticismo più “estremo”, protagonista in quasi 40 anni di carriera di alcune delle commedie romantiche più famose e riuscite di sempre.

Ovviamente Hugh Grant non è solo questo: non tutti ricordano, probabilmente, la Coppa Volpi vinta alla Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia nel 1987 per la sua interpretazione nel dramma Maurice di James Ivory, oppure che Grant abbia anche lavorato per il controverso regista Ken Russel in La tana del serpente bianco (1988), nonché nel thriller di Roman Polanski Luna di fiele (1992) ma anche per Woody Allen in Criminali da strapazzo (2000). Proprio il regista di Io e Annie ha descritto così l’interpretazione dell’attore nella sua recente autobiografia, A proposito di niente, sottolineandone così la versatilità: “Un cattivo superbamente interpretato da Hugh Grant: così elegantemente viscido, affabile e calcolatore. Un villain di grande fascino”.

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Da diversi anni, svestiti i panni da romanticone incallito, predilige i ruoli “forti” come quello ricoperto nella recente miniserie A Very English Scandal: “Per quanto mi riguarda, più sono cupi e complessi, meglio è”, ha dichiarato in una recente intervista rinnegando addirittura i ruoli che ci hanno fatto innamorare di lui: “Dopo Quattro matrimoni e un funerale, quando il mondo era alla mia portata, avrei dovuto prendere decisioni più interessanti e fare cose diverse. Invece, mi sono ripetuto in modo identico per almeno altre 17 volte di fila. Sono diventato troppo vecchio e grasso per recitare in commedie romantiche. Ora faccio altro e mi odio un po’ meno”.  Per quanto riguarda il futuro, lo vedremo prossimamente nella miniserie drama The Undoing (che in Italia arriverà su Sky) al fianco del premio Oscar Nicole Kidman.

Sarcastico, caustico, graffiante: “Mr. Nice”, come è stato definito dai media per anni, non c’è più, anzi, a quanto pare non c’è mai stato: “In realtà sono una persona molto cattiva, una persona spregevole”, ha spesso dichiarato con spiazzante sincerità.

Hugh Grant, cinematographe.it

Se, dunque, Hugh Grant ha voltato definitivamente pagina, noi scegliamo comunque di celebrarlo attraverso una carrellata dei momenti nei quali un po’ tutti ci siamo innamorati di lui. Siamo certi che la cosa gli farebbe storcere il naso ma è comunque divertente immaginare le sue espressioni di disapprovazione da adorabile snob inglese.

Hugh Grant, un irresistibile imbranato

Che interpreti un testimone di nozze, il proprietario di una piccola libreria a Londra o il Primo Ministro inglese, i personaggi tipo di Hugh Grant hanno di base la tendenza a infilarsi sempre in situazioni imbarazzanti, a fare battute sarcastiche nel momento sbagliato, a tentennare, balbettando qualcosa di poco chiaro di fronte a quella che si rivela quasi sempre la donna della loro vita e a lasciarsi andare a monologhi tanto deliranti quanto romantici. Alla fine, prendendo coraggio riescono sempre a conquistare la loro amata e l’happy ending è servito, non senza qualche conseguenza sgradevole, come il pugno in faccia che gli assesta la sua ex futura sposa Henrietta nella commedia cult Quattro matrimoni e un funerale di Mike Newell (1994), quando il suo personaggio, Charles, le confessa sull’altare, di fronte agli invitati e al prete risentito, di amare un’altra donna. Ovviamente si tratta di Carrie (Andie MacDowell) che Charles ha inseguito per tutto il film tra un matrimonio ed un altro, soffrendo per il suo essere sempre sfuggente e dannatamente affascinante.

Hugh Grant, cinematographe.it

In uno dei finali più poetici e riusciti di sempre, Carrie raggiunge Charles per scusarsi di averlo “turbato” presentandosi alle sue nozze. Sotto la pioggia l’uomo le dichiara nuovamente il suo amore chiedendole: “Tu credi che, dopo che ci saremo asciugati, dopo che avremo passato un po’ più di tempo insieme, tu saresti d’accordo di non diventare mia moglie? Credi che il fatto di non sposarmi sia una possibilità che in qualche modo potresti valutare? Voglio dire, per il resto della tua vita…”. Insomma, una proposta tanto assurda quanto romantica che solo un personaggio interpretato da Hugh Grant avrebbe potuto valorizzare in questo modo. Il film ha avuto anche uno speciale sequel nel 2019: un cortometraggio di beneficenza scritto e diretto dagli stessi autori del film, andato in onda sulla BBC nel quale Charles, 25 anni dopo, porta all’altare la figlia avuta da Carrie.

Tra i finali ad effetto che hanno visto protagonista l’attore inglese non possiamo dimenticare quello dell’acclamato Notting Hill (1999) di Roger Mitchell, commedia romantica per antonomasia. Qui Grant è William Taker che conosce nella sua libreria Anna Scott, l’attrice più famosa al mondo, interpretata dalla meravigliosa Julia Roberts. “Può una star di Hollywood innamorarsi di un uomo qualunque?”, recita il sottotitolo del film: nella realtà forse no ma a Notting Hill tutto sembra possibile.

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Così William, tra una dissertazione sulle albicocche immerse nel miele e vani tentativi di fare una conversazione di senso compiuto con la diva, finisce davvero per conquistarla dopo aver pronunciato la frase cult: È stato bello conoscerla, surreale ma bello”. Anna lo bacia e la magia ha inizio. Da qui in poi il nostro “eroe” si renderà protagonista di una serie di situazioni divertenti e strampalate entrate negli annali della commedia: come dimenticare, ad esempio, quando finge di essere un giornalista di Cavalli e segugi e finisce per intervistare l’intero cast dell’ultimo film di Anna ponendo delle domande assurde sui cavalli nello spazio? “Lei è l’attrice preferita di Cavalli e Segugi, lei e il commissario Rex, alla pari!” esclama di fronte allo scioccato manager della diva; oppure, come non ricordare la scena nella quale finisce per andare al cinema con Anna con la sua speciale maschera subacquea con lenti graduate perché non trova i suoi occhiali da vista?; o ancora di quando, impacciato come sempre, tentando inutilmente di scavalcare il cancello di un giardino privato esclama: “Perdindirindina!” suscitando l’ilarità di Anna: “Nessuno dice perdindirindina da almeno 50 anni e anche allora lo dicevano solo le bimbettine con i boccoli d’oro!”.

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Fino all’emozionante finale: dopo varie traversie e separazioni, e dopo che Anna gli ha dichiarato il suo amore con la straziante frase: “Sono anche una semplice ragazza che sta di fronte a un ragazzo e gli sta chiedendo di amarla”, William la rifiuta perché troppo spaventato all’idea di soffrire di nuovo. “Ca**one avariato” abbiamo pensato un po’ tutti in quel momento, ma a dare voce ai nostri pensieri è il mitico coinquilino di William, Spike (Rhys Ifans) che con queste semplici e “ricercate” parole gli fa capire che ha fatto un grosso errore. Segue una rocambolesca corsa in auto per le vie di Londra fino alla conferenza stampa organizzata in un hotel per l’ultimo film di Anna in Inghilterra, dopo la quale l’attrice partirà.

“Se il signor Tucker capisse di essere stato un ca**one avariato e si mettesse in ginocchio e la supplicasse di ripensarci potrebbe lei in questo caso… ripensarci?” chiede William ad Anna fingendosi di nuovo un giornalista.

“Sì, penso che potrei” gli risponde.

“I lettori di cavalli e segugi ne saranno deliziati!”.

Lo humor inglese non ha certamente eguali.

Un amore “impossibile” Hugh Grant lo vive anche in Love Actually – L’amore davvero (2003) di Richard Curtis, nel quale veste i panni del neo Primo Ministro inglese David, un capo del governo decisamente sopra le righe: bello, simpatico, intelligente che, in una delle scene più divertenti del film, si lascia andare a un irresistibile balletto sulle note di Jump (For my Love) delle The Pointer Sisters interrotto con suo sommo imbarazzo da una delle sue collaboratrici. Lontano anni luce da Boris Johnson e dalla realtà della Brexit (contro la quale l’attore si è sempre scagliato) il film ci fa vivere una storia alla Il Presidente – Una storia d’amore, film con Michael Douglas e Annette Bening, ma in una versione comica. David si innamora, infatti, della dolce, imbranata e sboccata Natalie (Martine McCutcheon), una delle domestiche della residenza di Downing Street e cerca maldestramente di approcciarsi a lei finendo, per un moto di gelosia, addirittura per causare un incidente diplomatico con il Presidente degli Stati Uniti d’America (Billy Bob Thornton), reo di aver cercato di sedurla.

Hugh Grant, cinematographe.it

“Temo che il nostro sia divenuto un rapporto sbilanciato, un rapporto basato sul fatto che il Presidente si prende tutto quello che vuole, ignorando con grande tranquillità le cose che sono molto importanti per noi: la Gran Bretagna… e un amico che fa il prepotente con noi non è più un vero amico. E visto che i prepotenti capiscono solo le maniere forti d’ora in avanti sarò propenso a usare di più la forza!” dichiara di fronte alla stampa e al mondo diventando, così, un mito agli occhi del popolo inglese. Anche in questo caso la corsa contro il tempo per dichiararsi alla sua amata, dopo aver letto un suo straziante biglietto di auguri di Natale, è comica: non conoscendo il suo esatto indirizzo di casa finisce per bussare porta per porta nel quartiere di Natalie lasciando di stucco chi la vigilia di Natale si trova sul pianerottolo di casa il Primo Ministro; tre sorelline gli chiedono addirittura di cantare loro una canzone e anche in questo caso non si tira indietro intonando, con le sue tipiche ed esilaranti espressioni sconcertate e imbarazzate, un classico canto natalizio insieme alla sua guardia del corpo. Il finale è, come sempre, a prova di lacrima.

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E di lacrime se ne versano anche in Scrivimi una canzone (2007) di Marc Lawrence nel quale Hugh Grant, al fianco di Drew Barrymore, interpreta Alex Fletcher, una popstar famosa negli anni ’80 ormai finita nel dimenticatoio. Il film si apre con un esilarante video dei Pop!, la band della quale faceva parte, nel quale Hugh Grant dà prova di essere un ballerino e cantante provetto: look e movenze che fanno il verso ai cantanti anni ’80, di fronte alle quali le risate sono assicurate. Ma quegli anni per Alex sono passati da tempo e, fra tristi esibizioni in fiere paesane per attempate fan e blocchi alla schiena quando tenta di fare il suo famoso celebre movimento di bacino, capisce di aver bisogno di una svolta.  La nuova occasione di Alex è rappresentata dalla giovane cantante di  successo Cora Corman, una specie di Britney Spears, che gli chiede di scriverle una canzone. Alex trova presto un’inaspettata e talentuosa paroliera in Sophie che gli cura le piante di casa.

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E, tra una prova e l’altra, sulle parole di Way Back to love, tra i due sboccia l’amore: “Tutto ciò che voglio fare è trovare una strada per tornare ad amare. Non posso farcela senza trovare una strada per tornare ad amare”. E loro questa stra la trovano ma per raggiungerla, come in ogni commedia romantica che si rispetti, devono superare ostacoli ed incomprensioni che però saranno spazzati via dallo stesso Hugh Grant che, poco prima di duettare con Cora durante il suo mega concerto, canta (egregiamente) al piano una struggente canzone d’amore scritta per Sophie: Don’t Write me off che riassume quello che l’amata ha fatto per lui nel momento in cui è entrata nella sua vita. E chi non vorrebbe una dichiarazione così?

Non è mai stato facile per me trovare parole che vadano con una melodia ma c’è qualcosa questa volta che ho in mente, quindi perdona questi versi concisi e strani. Da che ti ho incontrata la mia vita è cambiata, non mi ha stravolto solo l’arredamento, vivevo nel passato ma tu mi hai riportato qui e non mi sentivo così da quando Frankie disse “Relax”. E anche se so dalla mia vita passata che forse non sono la scommessa più sicura ti chiedo soltanto di non cancellarmi ancora.

Il donnaiolo impenitente: meno romantico ma dal fascino irresistibile

Nella vita di tutti i giorni spesso siamo finiti per invaghirci anche di “personaggi” che più che fare corse disperate per dichiararci il loro amore sono corsi fra le braccia di qualcun altro. Così anche Hugh Grant ogni tanto si è concesso una vacanza dai suoi soliti ruoli e ha vestito i panni dello sciupafemmine insensibile e superficiale, dal grande fascino e carisma. Primo fra tutti ricordiamo il ruolo di Daniel Cleaver ne Il diario di Bridget Jones (2001) di Sharon Maguire e ne il sequel Che pasticcio, Bridget Jones! (2004) di Beeban Kidron: bello, spavaldo, dedito alle avventure con numerose donne, è il capo di Bridget (Renée Zellweger), dalla vita sentimentale disastrosa che perde la testa per lui pensando scioccamente che lui possa cambiare.

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Daniel per lei fa a pugni con Mark Darcy (Colin Firth), il vero eroe romantico del film, e sdogana le “mutande della nonna” di Bridget trovandole terribilmente sexy. Si finisce comunque per voler bene a Daniel per il suo sarcasmo e la sfacciataggine e perché ci strappa sempre una risata, ma questa volta, bisogna ammetterlo, il nostro cuore è tutto per Colin Firth.

E poi c’è Will, protagonista di About a boy (2002) dei fratelli Weitz: nullatenente, bugiardo patentato, infantile, sempre alla ricerca di una donna con la quale divertirsi, i suoi pensieri base sono questi: “Mamme single! Ma perché nessuno me ne aveva mai parlato? Sesso estremo, tante carezzine per l’ego e separazioni senza sensi di colpa! Ce ne saranno migliaia in giro che aspettano solo un bravo ragazzo con cui andare a letto e con cui rompere. Favolose, sexy, splendide mamme single!”.

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Sarà l’incontro con un ragazzino problematico e sensibile, Marcus, a cambiargli la vita e a farlo finalmente crescere rompendo la sua corazza di cinismo e insensibilità. Questa volta a conquistarci non è una storia d’amore tipica ma il rapporto speciale con un adolescente e il modo spontaneo e sempre un po’ goffo con il quale “salva” lui e la madre fortemente depressa da una vita triste e senza slanci, coronato da uno strambo e tenero duetto finale durante il quale i due intonano, tra i fischi dei compagni bulli di Marcus, Killing me Softly.

Da sex symbol a principe azzurro del cinema, da donnaiolo ai ruoli più forti dell’ultimo periodo: Hugh Grant continuerà a regalarci ruoli indimenticabili, rimanendo sempre colui che con i suoi ruoli più romantici ed imbranati ha conquistato generazioni di spettatori.

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