Storia vera di Gomorra di Matteo Garrone Cinematographe.it

Celebre con la realizzazione della sanguinosa serie televisiva trasmessa da Sky Atlantic, la storia vera che ha ispirato Gomorra è entrata sotto le luci della ribalta grazie all’omonimo e pluripremiato film, diretto da Matteo Garrone nel 2008.

Affresco della vita criminale, Gomorra di Matteo Garrone è un viaggio nel lussuoso universo della Camorra, la purtroppo nota organizzazione criminale di connotazione mafiosa originaria della Campania e che trova i propri luoghi di riferimento nelle città di Napoli e Giugliano, Casal di Principe e Mondragone, San Cipriano d’Aversa e Casapesenna, le città in cui la criminalità organizzata della Camorra è nata e vive. Ma da dove deriva precisamente la storia vera di Gomorra?

La storia vera di Gomorra è stata coraggiosamente raccontata da Roberto Saviano

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Pubblicato nel 2006 dalla celebre casa editrice Mondadori, Gomorra. Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra è il primo romanzo di Roberto Saviano, l’autore che, nei luoghi-simbolo della Camorra, era nato e cresciuto. Grazie al racconto di cui si fa portavoce, un racconto tanto oscuro quanto veritiero, l’opera letteraria dell’autore napoletano è riuscita velocemente a catturare l’attenzione che si meritava. Così, vendendo oltre 10 milioni di copie e tradotto in più di cinquanta lingue, il libro ha fatto il giro del mondo. Ed è proprio in tale romanzo che il film di Matteo Garrone trova la propria fonte di ispirazione.

Proprio come il lungometraggio del 2008, il libro è stato costruito come un’odissea nelle profondità delle organizzazioni criminali che dominano non solo il Mezzogiorno, ma anche l’Italia intera. Facendo conoscere al lettore una realtà inedita che pochi hanno avuto il coraggio di denunciare apertamente, Roberto Saviano racconta di un sistema complesso e complicatamente stratificato, in cui giovani non ancora adolescenti vengono risucchiati a causa della paura di non avere altre scelte di vita in un inferno in terra. Gomorra. Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra, quindi, segue le esistenze di giovani che si sono trasformati in boss della droga, di persone che pensano che l’unico modo per morire dignitosamente sia quello di morire ammazzati, di uomini che sono convinti che l’uomo vero si riconosca nell’uomo che uccide.

Molto spesso risulta difficile distinguere la storia vera da tutti quei fronzoli narrativi che sono stati aggiunti dal regista per aumentare il pathos della materia raccontata, per donare a quest’ultima un effetto più drammatico. Tuttavia, nonostante la sua trama contorta abbia generato un processo di estetizzazione della violenza, per quanto sorprendente possa sembrare, la realtà storica e la storia vera di Gomorra superano la finzione della narrazione artistica. Certi dialoghi, ad esempio, sono stati scrupolosamente  scritti in seguito ad un continuo confronto con diverse telefonate veramente intercettate.

Matteo Garrone, quindi, si ispira alle crude parole del romanzo di Saviano per ricostruire la vita di giovani che hanno perso la loro innocenza troppo presto e di mafiosi che si muovono come i godfathers ritratti nel cinema americano. Fotografando un fenomeno criminale che forse è stato reso nobile dalla spettacolarizzazione riservata dai media, Gomorra si articola in quattro diverse linee narrative, ognuna delle quali si sofferma su un preciso personaggio. Così, lo spettatore si trova a seguire l’infelice esistenza di Pasquale, di Totò, di Franco e Roberto, di Marco e Ciro. Esistenze completamente diverse accomunate da un solo aspetto: la sanguinosa violenza della mafia. La storia vera di Gomorra, quindi, può essere visualizzata come un “labirinto di storie ispirate a eventi realmente accaduti”, citando le parole che Roberto Saviano pronunciò durante un’intervista che lo vide protagonista. Un succedersi di accadimenti che hanno riempito le tristi pagine della cronaca nera italiana e che trovavano i propri protagonisti in camorristi e spacciatori, personaggi terribilmente difficili che, intrappolati tra la brutalità della violenza e la pseudo-nobiltà del finto sentimentalismo che impregna il pensiero mafioso, vengono dipinti attraverso il crudo realismo del lungometraggio di Garrone.

Da criminali nel film a criminali nella vita reale: il destino degli attori del film di Matteo Garrone

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Sono sei gli attori che hanno preso parte alla realizzazione del film di Matteo Garrone che sono finiti dietro le sbarre a causa di crimini di varia natura. Il set del lungometraggio che ha conquistato la 54ª edizione dei David di Donatello sembra essere inevitabilmente incatenato ad una maledizione, per la quale i protagonisti che si avvicendavano sul grande schermo hanno cominciato a confondere la finzione cinematografica con la materialità del reale. Il confine tra irrealtà e realtà, quindi, ha iniziato ad offuscarsi e a confondersi. 

Il primo ad essere stato arrestato, in ordine cronologico, è stato Pjamaa Azize. Dopo aver interpretato il ruolo di uno spacciatore in Gomorra, il ragazzo è stato arrestato per spaccio di stupefacenti. Come lui, anche il giovane Nicola Battaglia ha seguito la via della droga e, proprio per tale causa, è stato rinchiuso in una cella a Poggioreale. In seguito è stato arrestato Marcello D’Angelo, una delle tante comparse del film, succeduto da Giovanni Venosa, il quale si era rivelato essere parte dell’organizzazione criminale dei Casalesi. Poi è stato il turno di Bernardino Terraciano (il capo-mafioso conosciuto con il nome di Zì Bernardino, nel film), condannato all’ergastolo, e Salvatore Russo, arrestato nel mese di marzo del 2018 perché gestiva una piazza di spaccio nella violenta Scampia.

La storia vera di Gomorra, quindi, sembra aver ossessionato le menti dei sopracitati attori del film, inducendoli a seguire gli stessi illegali destini dei personaggi che avevano precedentemente interpretato.

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