Eros e Thanatos: l’erotismo nel cinema horror – Prima Puntata

Amore e morte, sesso e dolore, paura e piacere. Facce di una stessa moneta apparentemente così lontane tra loro ma inscindibili, entrambi parte di territori equivoci, oscuri e sovente confinati. Già nel 1920 Freud nel saggio Al di là del principio del piacere, trattava dei temi dell’ Eros e Thanatos: la pulsione di vita e la pulsione di morte, il principio del piacere e il suo asservimento verso il principio di morte. Lo stesso Andrè Bazin descriveva la morte come equivalente negativo del godimento sessuale, che non per nulla viene qualificato come pètite mort.
Nella storia del cinema, in particolare nel filone horror, diversi registi hanno provato (chi in maniera più riuscita e chi meno) a miscelare l’erotismo e la morte per ottenere conturbanti ed oscuri drink.

Eros e Thanatos: l’erotismo nel cinema horror – Prima Puntata

Amare la Morte: la sensualità della paura
Nel 1962 Riccardo Freda suggerisce in maniera pacata ma visionaria, un primo discorso che si snoda tra amore e morte raccontando ne L’orribile Segreto del Dottor Hichocock le vicende di un dottore necrofilo che anestetizza segretamente la moglie per poi soddisfare le sue fantasie. Da apprezzare più per lo spirito innovativo che per la sua scabrosità, il film di Freda ha diverse lacune nella sceneggiatura ma nonostante ciò affronta temi piuttosto audaci per l’epoca. Tra i primi esempi di film che affrontano assieme Eros e Thanatos troviamo il nostrano La Frusta e il Corpo di Mario Bava, una pellicola del 1963 che narra la storia del crudele e sadico barone Kurt Menliff (Christopher Lee), tornato nel castello di famiglia per continuare una morbosa relazione con la moglie del fratello, Nevenka (Daliah Lavi). Il legame sofferto e sadomasochistico non terminerà nemmeno dopo la morte dello stesso Kurt, il quale tornerà a tormentare Nevenka tutte le notti. La Frusta e il Corpo è un magistrale esempio di horror-gotico italiano (ambientazioni spettrali, luci soffuse, musica e rumori che alimentano la sensazione di tensione crescente) la componente erotica qui è comprensibilmente edulcorata. Teniamo conto della rigida censura dell’epoca, repressiva in materia sessuale quanto in quella horrorifica. Tuttavia Bava affronta temi forti e conturbanti come il rapporto sado-masochistico tra Kurt e Nevenka: spietato il primo e apparentemente vittima la seconda ma allo stesso tempo viziosa e desiderosa di essere sottomessa da lui.

Eros e Thanatos

Le impudiche vampire di Jean Rollin
Una figura dell’oltre tomba presente in molti film horror che da sempre seduce con il suo fascino ipnotico ed oscuro è certamente quella del vampiro. Un regista poliedrico che ha cercato di abbinare immagini dal gusto onirico e surrealista ad un’atmosfera horror fusa nel tema del vampirismo erotico è stato l’avanguardista Jean Rollin. Tuttavia per Rollin l’appartenenza al genere horror sovente diventa una scorciatoia per un limbo onirico che si situa tra il cinema di genere e quello d’autore. Come nel suo primo lungometraggio Le Viol du Vampire, 1968, film che genera nei confronti del pubblico non poco sconcerto, definito nei titoli di coda un film expressionniste, diviso in due parti : Le Viol du Vampire e Les Femmes Vampires. Nel film c’è un sottofondo di follia che passa attraverso il tema della violenza e del sangue per arrivare a quello dell’amore. Per quanto riguarda la struttura narrativa il film è molto lento , Rollin fugge dalle comuni regole della grammatica cinematografica lasciando il pubblico in sala interdetto. Sotto il profilo erotico troviamo le atmosfere languide care al regista, le sensuali vampire sono avvolte in tessuti trasparenti e stimolano la libido dello spettatore con le loro voluttuose curve, mostrando seno e pube.

Eros e Thanatos

Nel 1971 esce il film Violenza ad una Vergine nella terra de Morti viventi, titolo che sembra alludere ad un mix tra tenebre e sensualità. In realtà il film di Rollin possiede diverse falle ma tuttavia rimane una delle pellicole più curiose del regista, il cui intento non è tanto quello di spaventare a morte lo spettatore quanto più creare immagini suggestive sovente in bilico tra l’orrore e l’ironia. La componente erotica non manca certamente, numerosi sono i nudi femminili con accenni soft-saffici ed un gusto della rappresentazione a tratti fumettistico (la vampira che esce dal pendolo allo scoccare della mezzanotte); apprezzabile la colonna sonora tutta rock psichedelica a discapito dei dialoghi quasi ininfluenti.

Eros e Thanatos
Bellezza oscura femminile e male sfidano in questi anni la censura di paesi ancora fortemente cattolico-cristiani. L’estetica di questa sensuale crudeltà capace di esorcizzare il disfacimento fisico attraverso immortali corpi sinuosi si sofferma sovente sulla componente saffica, è il caso di Vampyros Lesbos, film dello spagnolo Jess Franco, regista tra i massimi esponenti dei cinema bis horror e hard, personalità curiosa e totalmente anticonvenzionale che ha sempre rifiutato di appartenere al mondo del cinema mainstream puramente commerciale. Psichedelica e visionaria, questa pellicola del 1970 ci porta ancora una volta all’interno di una dimensione lesbo-vampirica, una sorta di Dracula di Bram Stocker in chiave femminile in cui le due bellissime protagoniste (Soledad Miranda ed Ewa Stromberg), attraverso salti narrativi e dilatazione dei tempi filmici, scoprono senza alcuna remora i loro corpi dilettandosi in balletti e strip che lasciano ammutoliti il pubblico maschile (dipinto in molte scene come totalmente ebete).

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Un titolo da ricordare è certamente La Bete (La Bestia) un film di Walerian Borowczyk del 1975 che si serve di alcuni elementi tipici del cinema horror (la foresta, il castello gotico/decadente) e si basa su di una leggenda francese che narra di mostruose creature antropofaghe. Il il marchese Pierre de L’Espérance cerca di organizzare un matrimonio tra il figlio Mathurin ed una ricca ricca ereditiera inglese Lucy Broadhurst(Lisbeth Hummel). Ma sulla famiglia del marchese grava un’antica maledizione: Mathurin è in realtà una bestia sanguinaria. Alla sua uscita il film venne bollato come pornografico e messo nel circuito delle sale a luci rosse.

Eros e Thanatos

Le scene erotiche, spesso hard, sono molteplici e non mancano i primi piani super descrittivi (basti pensare alla scena in cui la Hummel si masturba nel letto con una rosa). Le scene più scabrose sono quelle di natura zoofila tra la giovane Lucy e la Bestia, decisamente hard ma anche un po’ naïf soprattutto nei primi piani dedicati all’inquietante organo sessuale della creatura mostruosa. Quello che scandalizzò di più il pubblico fu la sequenza dedicata al rapporto sessuale tra la nobildonna Romilda ed un cavallo, con tanto di eiaculazione equina finale.

Eros e Thanatos

Tuttavia il film non può essere bollato come mera pellicola pornografica poiché al suo interno ci sono evidenti tentavi di allusioni alle tensioni liberatorie tipiche degli anni in cui uscì: Romilda (ava della famiglia del marchese) incarna il messaggio di liberazione e superamento di qualsiasi pregiudizio in ambito sessuale e sociale. Emblematica la scena in cui quest’ultima fuggendo nella foresta, lacera gli abiti da nobildonna, perde la parrucca e le scarpe, liberandosi da tutte quelle convenzioni dell’epoca imposte da una società fallocratica; l’istinto vince sulle regole e Romilda si abbandona in uno strano e inaspettato ma piacevole amplesso, accettato fino ad ora, solo in ambito pornografico.

Joe D’Amato: la parte buia dell’erotismo
Quando parliamo di generi che si contaminano a vicenda è d’obbligo parlare di Joe D’Amato, regista che ha affrontato stili e narrazioni svariate e che da un certo momento in poi della sua carriera si è dedicato all’horror e all’erotismo affrontandoli separatamente ma anche assieme. Buio Omega (1979) è una storia a pieni voti d’amore e di morte, una storia che parla a tutti gli effetti di amare la morte. Francesco(Kieran Kantern) è un ragazzo orfano figlio di un imbalsamatore che vive con la governante Iris (Franca Stoppi), da sempre innamorata di lui. Quando Anna (Cinzia Monreale), la ragazza di Francesco, muore tragicamente, quest’ultimo trafuga il cadavere e lo imbalsama per poterne godere anche post-mortem. La follia di Francesco lo porta ad uccidere un’autostoppista che scopre il cadavere imbalsamato di Anna, Iris diventa presto complice del ragazzo ed entrambi si perderanno in quest’oscura folie à deux. Ma il gioco non tarda ad esaurirsi a causa della scoperta del cadavere trafugato da parte dell’impresario, a questo fatto si aggiunge l’inaspettato arrivo della gemella di Anna…

Eros e Thanatos

Aristide Massaccessi, alias Joe D’Amato, ci racconta questa storia senza escludere alla visione dello spettatore crude nefandezze di ogni genere insopportabili alla vista: smembramenti, decapitazioni, unghie sadicamente sradicate, bulbi oculari staccati, cadaveri sciolti nell’acido, il tutto con effetti speciali di buona fattura. Il regista si sofferma sul dettaglio morboso, d’altronde stiamo parlando di quella che a pieno titolo può essere la sua pellicola più malata.

Eros e Thanatos

La componente erotico-malata invade la torbida e malsana storia d’amore: Francesco riesce ad eccitarsi con altre donne solo davanti alla presenza del cadavere della defunta amata, a fianco della quale prima farà sesso e poi ucciderà sadicamente la malcapitata di turno. Se la mente del ragazzo vacilla, non è da meno quella di Iris che si presta a coprire le morti, macellando freddamente i cadaveri in nome di un amore folle e masturbando Francesco davanti al cadavere di Anna. La sceneggiatura non è tra le più accurate ed i dialoghi sono di seconda importanza rispetto al turbinio folle e crudo delle immagini, condito da una colonna musicale dei Goblin ciliegina sulla torta in questa folle apoteosi. A questa pellicola si è probabilmente ispirato un regista tedesco che ha confezionato un cult di nicchia sul tema necrofilia. Di chi stiamo parlando? Lo scoprirete nella seconda puntata Eros e Thanatos: l’erotismo nel cinema horror.

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