Cinematographe.it, Ermitage - Il potere dell'arte

Arriva il 21, 22, 23 ottobre 2019 in anteprima nelle sale italiane, per poi essere distribuito in tutto il mondo, il docufilm di Michele Mally, su soggetto di Didi Gnocchi, Ermitage – Il Potere dell’Arte, con la partecipazione straordinaria di Toni Servillo, dedicato a uno dei musei più amati e visitati del mondo. Il film, produzione originale 3D Produzioni e Nexo Digital, realizzato in collaborazione con Villaggio Globale International Sky Arte, il patrocinio di Ermitage Italia e il sostegno di Intesa Sanpaolo, rientra nel progetto La Grande Arte al Cinema con la piena collaborazione del Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo e del suo Direttore Michail Piotrovskij

I motivi per vedere un documentario di tale levatura artistica sono tanti, eccone alcuni.

5. Ermitage – Il potere dell’arte: il museo diventa il centro della Nazione

Il docufilm mostra l’Ermitage con uno sguardo nuovo, toccando anche momenti di grande emozione – quelli della fame, della rivoluzione, della caduta e della “ricostruzione”; attraverso le opere, la storia, la nascita si narra la presenza “ingombrante” dell’edificio che c’è, esiste e “ha visto tutto e porta questo tutto con sé”, pieno d’arte e di memorie. Attraverso i secoli della storia Russa e le vicende culturali che hanno portato alla “creazione” delle collezioni del museo esso diventa testimonianza, memento, l’Ermitage prende la forma di centro storico, culturale, politico di San Pietroburgo – città fondata da Pietro il Grande nel 1703 -, che ha una sua vita e che batte per essa e in essa, nonostante tutto, che assiste ai mutamenti, immobile, immoto, eppure vigile osservatore della Storia.

4. Ermitage – Il potere dell’arte: la voce di Toni Servillo

La voce, inconfondibile, teatrale, poderosa come la storia stessa del Grande Museo, personaggio silenzioso della Russia, di Servillo e lui stesso si fanno narratori della storia della città e della civiltà russa, raccontandole attraverso le acquisizioni – di cui il film parla minuziosamente – e i mutamenti del Museo, attraverso l’amore per l’Arte da parte dei vari sovrani, nelle diverse epoche: dagli sfarzi del Barocco al governo di Caterina II seguace di Diderot, arricchendo il museo e il Palazzo d’Inverno dimenticando il popolo che nel frattempo pativa la fame. L’attore, con piglio virgiliano conduce per mano lo spettatore all’interno delle sale ricche e sfarzose, “costruisce” due mondi, da una parte quello all’interno del Museo con i lavori dei nomi che hanno fatto grande la Storia dell’Arte, dall’altra quello fuori delle mura dell’Ermitage. Si aprono le porte di una Russia da scoprire, di un passato ricco, colto e tragico, di un’arte che va di pari passo con tutto il resto e chi guarda viene inondato da arte, storia, esistenze come in una sindrome di Stendhal.

3. Ermitage – Il potere dell’arte: una guida d’eccezione

Appare chiaro che l’Ermitage esiste come sostanza autonoma e paradossalmente indipendente, è silenzioso spettatore, assorbe ogni singolo, infinitesimale mutamento, ma anche rifugio per il popolo durante la Seconda Guerra Mondiale, come racconta il direttore Michail Piotrovskij. Servillo è un innamorato cicerone della Magnificenza che ha di fronte, è ebbro di cultura, intriso di Storia e infatti Ermitage – Il potere dell’arte mostra sia l’età dell’oro della Russia ma anche la decadenza, il Museo è culla delle opere di Rembrandt, Van Dick, Van Eyck, Tiziano, Leonardo, Rubens, Raffaello, Caravaggio ma riceve anche le “riflettanze” di ciò che accade nel mondo.

2. Ermitage – Il potere dell’arte: il valore della collezione

In Ermitage – Il potere dell’arte si citano Puskin e Gogol, che ha scritto un racconto in cui mette su carta la prospettiva Nevskij – viale lungo quattro chilometri e mezzo, simbolo della ricchezza della città, ma anche dei suoi disequilibri sociali – arteria principale di San Pietroburgo, progettata all’inizio del XVIII secolo, da lui tanto amata. L’Ermitage. Il potere dell’arte diventa documento importante che arricchisce lo spettatore di immagini, parole, reperti d’archivio. L’arte appare qui per il valore (universale) che ha, le collezioni sono utili e necessarie per illustrare il potere di un Paese – più importanti sono gli artisti i cui lavori venivano acquisiti tanto più ricca e importante è la Russia -, ed appare quindi evidente che l’arte ha un potere immane, specchio della salute dello stato e traccia “permanente” della Storia, della cultura, del passaggio dell’uomo.

1. Ermitage – Il potere dell’arte: un’esperienza dopo la quale ci si sente pieni di arte e di storia

Ermitage – Il potere dell’arte è un canto d’amore per la conoscenza e per l’arte in genere, un inno alla Cultura che diventa il centro di questo docufilm, racconto ipertrofico che si ciba e ingloba in sé ogni tipo di opera. Ci sono pitture e sculture, c’è la letteratura (non si può non conoscere Tolstoj e il suo Guerra e Pace), c’è il balletto con il Lago dei cigni di Tchaikovsky, c’è il cinema, riportando alla memoria Ejzenštejn e Sokurov che diventa “spina dorsale” del racconto con il suo “Venite, venite con me” del protagonista dell’Arca Russa. L’opera dimostra quanto sia importante sapere per capirsi e capire; ad ogni passo di Servillo – i piani sequenza ci danno la sensazione di essere assieme a lui –  all’interno dei saloni del museo è come se lo spettatore lo seguisse in un cammino di cultura e meraviglia, diventando l’allievo che in gita si guarda intorno con occhi sbarrati. Ermitage – Il potere dell’arte è un’esperienza da fare, una sorta di viaggio fatto seduti nella sala del cinema, è una testimonianza di quanto un paese possa essere raccontato anche attraverso le sue grandi opere.